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Negli Stati Uniti, con l'abolizione della schiavitù
nel 1865, ebbe inizio il lungo processo di integrazione dei neri e,
con esso, si svilupparono le relative istituzioni e congregazioni religiose,
per lo più in ambito protestante. Una realtà in cui, allora
come oggi, l'elemento spirituale si unisce a quello sociale e
politico.
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Dopo una lunga storia di antischiavismo, i neri protestanti
del Nord degli Stati Uniti divennero un modello politico di rivolta
e di affermazione identitaria per almeno quattro milioni di schiavi
affrancati, i nuovi cittadini delle società statunitense. Leader
religiosi neri come Daniel Payne e Teophilus Gould Steward fondarono
numerose missioni, anche nel Sud, che risultarono determinanti per la
crescita dinamica delle Chiese indipendenti nere statunitensi tra il
1865 e il 1920.
Una crescita record
In realtà, anche le organizzazioni protestanti dei bianchi, come
le Chiese presbiteriana, congregazionale ed episcopale, sostennero l'ambizioso
progetto evangelico e sociale delle missioni: aprirono scuole per gli
schiavi affrancati, sostennero politicamente le battaglie dei neri del
Sud. Tuttavia la maggioranza degli afroamericani preferì le organizzazioni
indipendenti costituitesi nel Nord prima della Guerra civile. Le comunità
di colore, infatti, adottando nuove «soluzioni teologiche»,
giunsero alla fondazione di Chiese proprie. Soprattutto le congregazioni
metodiste attirarono centinaia di migliaia di aderenti dal Sud, superando
per numero di fedeli qualsiasi altra organizzazione del tempo. È
il caso della African Methodist Episcopal Church, fondata nel
1866 da Richard Allen e Absalon Jones, che intorno al 1880 vide la comunità
passare da 50mila a 390mila membri. Un analogo andamento interessò
anche il movimento dell'African Methodist Episcopal Zion Church
che ampliò la black community da 27mila a oltre 172mila
fedeli. Nel complesso si calcola che le Chiese nere separate, soprattutto
battiste e metodiste, dal 1890 al 1936 passarono da due milioni e 675mila
membri a cinque milioni e 661mila fedeli.
Oggi le comunità nere adottano con sempre maggiore consapevolezza
le stesse ideologie da cui presero forma le dottrine protestanti, senza
tuttavia esasperare la componente «separatista» delle proprie
congregazioni. In particolare, la National Baptist Convention of
America, la più ricca e potente ala secessionista fondata
in seguito allo scisma della Chiesa battista di Atlanta nel 1915, è
attualmente la comunità religiosa nera più numerosa degli
Stati Uniti, con oltre sette milioni di fedeli disseminati in oltre
30mila congregazioni. Numeri importanti caratterizzano anche la National
Baptist Convention United States, con i suoi due milioni e mezzo
di fedeli riuniti in 11mila congregazioni, e la Progressive National
Baptist Convention, con oltre 500mila membri.
La lotta di liberazione dalla schiavitù coloniale ha trovato
soprattutto nell'Antico Testamento e negli Atti degli Apostoli
modelli e simboli in cui riconoscersi. Questa interpretazione della
Chiesa protestante si pone come fondamento di una nuova teologia nera,
la risposta quotidiana alle frustrazioni materiali. Poiché la
religione afrostatunitense è più affettiva che razionale
o morale, a essa si chiedono i segni esteriori della «salvezza»
(visioni, estasi, sogni) e si coltiva la parte sentimentale dell'anima
piuttosto che la componente emotiva, fatta di paure, affetti violenti
e dannazioni eterne.
Salvezza e progresso socio-economico
Nella geografia moderna del protestantesimo statunitense sette e movimenti
profetici si sono moltiplicati soprattutto nelle città del Nord,
dove emergono complesse dinamiche socio-economiche. L'emancipazione
ha dato ai neri la libertà, ma lo sradicamento causato dall'inurbamento
li ha confinati a lungo nelle bidonville, tra alcolismo, vagabondaggio
e criminalità. In una dimensione sociale ostile il nero statunitense
ha trovato rifugio nelle piccole comunità pentecostali, dove
è più facile recuperare la dimensione più intima
di sé; o nelle cosiddette sette messianiche del Padre Divino
che annunciano e profetizzano il «regno dei cieli disceso sulla
terra». D'altro canto anche l'evangelizzazione cattolica
si era mostrata spesso solo uno strumento di controllo che deviava le
frustrazioni secolari del nero verso la speranza di ricompense celesti,
ma che smorzava al contempo le sue velleità di emancipazione.
Le comunità di colore hanno perciò reagito e creato Chiese
proprie dove potevano abbandonarsi alla libera espressione dei loro
sentimenti.
Quanto i neri chiedono ai loro ordini sacerdotali è di fondare
la fratellanza, di essere il «centro attivo» di tutta la
vita sociale, di strutturare attorno a queste la comunità con
le sue esigenze e aspettative. La Chiesa protestante offre infatti al
fedele la grande possibilità di esprimersi liberamente, fuori
dal controllo dei bianchi, ma anche un insieme di servizi sociali, associazioni
giovanili, femminili e maschili dove ritrovarsi, dialogare e prendersi
una rivincita contro la vita, occupando posizioni di prestigio.
Non solo la comunità tende a riformarsi attorno alla sua Chiesa,
ma anche il pastore assume il ruolo di capo e al contempo di educatore
e interprete di questa comunità. Il suo impegno assistenziale
continuerà anche per quei fedeli emigrati, e suo compito sarà
riflettere sulle nuove trasformazioni economiche e sociali in cui la
comunità nera si dibatte. Il protestantesimo ha cioè allargato
la sua funzione dal solo operato spirituale, che tende al rafforzamento
e alla cementazione della comunità, alla vera e propria lotta
per una piena emancipazione socio-economica dei fedeli.
Il predicatore è portato a interessarsi anche e soprattutto delle
condizioni materiali del suo gregge, dei problemi politici più
che di quelli religiosi. Così l'impegno sociale della Chiesa
nera si traduce in un massiccio utilizzo di risorse per salvare i giovani
dalla strada, o per organizzare il tempo libero. Inoltre l'intervento
assistenziale degli organi protestanti porta alla creazione di agenzie
per dare lavoro ai disoccupati, oltre a un impegno programmatico nelle
dispute sociali che mirano alla difesa della comunità contro
le discriminazioni politiche e razziali.
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