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 Agosto/Settembre 2004 - Orizzonti della fede

Tra schiavismo e protestantesimo
Chiese nere Usa: un ruolo storico

Negli Stati Uniti, con l'abolizione della schiavitù nel 1865, ebbe inizio il lungo processo di integrazione dei neri e, con esso, si svilupparono le relative istituzioni e congregazioni religiose, per lo più in ambito protestante. Una realtà in cui, allora come oggi, l'elemento spirituale si unisce a quello sociale e politico.

Dopo una lunga storia di antischiavismo, i neri protestanti del Nord degli Stati Uniti divennero un modello politico di rivolta e di affermazione identitaria per almeno quattro milioni di schiavi affrancati, i nuovi cittadini delle società statunitense. Leader religiosi neri come Daniel Payne e Teophilus Gould Steward fondarono numerose missioni, anche nel Sud, che risultarono determinanti per la crescita dinamica delle Chiese indipendenti nere statunitensi tra il 1865 e il 1920.

Una crescita record
In realtà, anche le organizzazioni protestanti dei bianchi, come le Chiese presbiteriana, congregazionale ed episcopale, sostennero l'ambizioso progetto evangelico e sociale delle missioni: aprirono scuole per gli schiavi affrancati, sostennero politicamente le battaglie dei neri del Sud. Tuttavia la maggioranza degli afroamericani preferì le organizzazioni indipendenti costituitesi nel Nord prima della Guerra civile. Le comunità di colore, infatti, adottando nuove «soluzioni teologiche», giunsero alla fondazione di Chiese proprie. Soprattutto le congregazioni metodiste attirarono centinaia di migliaia di aderenti dal Sud, superando per numero di fedeli qualsiasi altra organizzazione del tempo. È il caso della African Methodist Episcopal Church, fondata nel 1866 da Richard Allen e Absalon Jones, che intorno al 1880 vide la comunità passare da 50mila a 390mila membri. Un analogo andamento interessò anche il movimento dell'African Methodist Episcopal Zion Church che ampliò la black community da 27mila a oltre 172mila fedeli. Nel complesso si calcola che le Chiese nere separate, soprattutto battiste e metodiste, dal 1890 al 1936 passarono da due milioni e 675mila membri a cinque milioni e 661mila fedeli.
Oggi le comunità nere adottano con sempre maggiore consapevolezza le stesse ideologie da cui presero forma le dottrine protestanti, senza tuttavia esasperare la componente «separatista» delle proprie congregazioni. In particolare, la National Baptist Convention of America, la più ricca e potente ala secessionista fondata in seguito allo scisma della Chiesa battista di Atlanta nel 1915, è attualmente la comunità religiosa nera più numerosa degli Stati Uniti, con oltre sette milioni di fedeli disseminati in oltre 30mila congregazioni. Numeri importanti caratterizzano anche la National Baptist Convention United States, con i suoi due milioni e mezzo di fedeli riuniti in 11mila congregazioni, e la Progressive National Baptist Convention, con oltre 500mila membri.
La lotta di liberazione dalla schiavitù coloniale ha trovato soprattutto nell'Antico Testamento e negli Atti degli Apostoli modelli e simboli in cui riconoscersi. Questa interpretazione della Chiesa protestante si pone come fondamento di una nuova teologia nera, la risposta quotidiana alle frustrazioni materiali. Poiché la religione afrostatunitense è più affettiva che razionale o morale, a essa si chiedono i segni esteriori della «salvezza» (visioni, estasi, sogni) e si coltiva la parte sentimentale dell'anima piuttosto che la componente emotiva, fatta di paure, affetti violenti e dannazioni eterne.

Salvezza e progresso socio-economico
Nella geografia moderna del protestantesimo statunitense sette e movimenti profetici si sono moltiplicati soprattutto nelle città del Nord, dove emergono complesse dinamiche socio-economiche. L'emancipazione ha dato ai neri la libertà, ma lo sradicamento causato dall'inurbamento li ha confinati a lungo nelle bidonville, tra alcolismo, vagabondaggio e criminalità. In una dimensione sociale ostile il nero statunitense ha trovato rifugio nelle piccole comunità pentecostali, dove è più facile recuperare la dimensione più intima di sé; o nelle cosiddette sette messianiche del Padre Divino che annunciano e profetizzano il «regno dei cieli disceso sulla terra». D'altro canto anche l'evangelizzazione cattolica si era mostrata spesso solo uno strumento di controllo che deviava le frustrazioni secolari del nero verso la speranza di ricompense celesti, ma che smorzava al contempo le sue velleità di emancipazione. Le comunità di colore hanno perciò reagito e creato Chiese proprie dove potevano abbandonarsi alla libera espressione dei loro sentimenti.
Quanto i neri chiedono ai loro ordini sacerdotali è di fondare la fratellanza, di essere il «centro attivo» di tutta la vita sociale, di strutturare attorno a queste la comunità con le sue esigenze e aspettative. La Chiesa protestante offre infatti al fedele la grande possibilità di esprimersi liberamente, fuori dal controllo dei bianchi, ma anche un insieme di servizi sociali, associazioni giovanili, femminili e maschili dove ritrovarsi, dialogare e prendersi una rivincita contro la vita, occupando posizioni di prestigio.
Non solo la comunità tende a riformarsi attorno alla sua Chiesa, ma anche il pastore assume il ruolo di capo e al contempo di educatore e interprete di questa comunità. Il suo impegno assistenziale continuerà anche per quei fedeli emigrati, e suo compito sarà riflettere sulle nuove trasformazioni economiche e sociali in cui la comunità nera si dibatte. Il protestantesimo ha cioè allargato la sua funzione dal solo operato spirituale, che tende al rafforzamento e alla cementazione della comunità, alla vera e propria lotta per una piena emancipazione socio-economica dei fedeli.
Il predicatore è portato a interessarsi anche e soprattutto delle condizioni materiali del suo gregge, dei problemi politici più che di quelli religiosi. Così l'impegno sociale della Chiesa nera si traduce in un massiccio utilizzo di risorse per salvare i giovani dalla strada, o per organizzare il tempo libero. Inoltre l'intervento assistenziale degli organi protestanti porta alla creazione di agenzie per dare lavoro ai disoccupati, oltre a un impegno programmatico nelle dispute sociali che mirano alla difesa della comunità contro le discriminazioni politiche e razziali.


Massimo Ruggero




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