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 Agosto/Settembre 2004 - Eco dei gesuiti

In Albania
Scutari significato di una presenza

Da oltre un decennio la Compagnia di Gesù è tornata in Albania con responsabilità di primo piano per la rinascita della Chiesa locale. Fra le difficoltà economiche e sociali che il Paese continua a vivere, una decina di gesuiti prosegue nella missione di formare i giovani alla fede, nella crescita culturale e civile.

Il piccolo bus che collega Tirana a Scutari percorre una strada stretta tra due file di colline, lungo i campi tra viti e melograni. È una deviazione necessaria perché la strada principale, l'unica via di comunicazione tra Tirana e il Nord del Paese non è praticabile. Attraversato il fiume, le strade di accesso alla città sono in uno stato ancora peggiore. Nonostante l'animazione per le vie, si percepisce un senso di abbandono. In città i blackout sono quotidiani e possono durare parecchie ore, ostacolando qualsiasi attività di sviluppo. Non lontana dai valichi di frontiera, né dal mare, la città sembra ancora subire l'isolamento a cui l'ha condannata il regime comunista per quarant'anni. I collegamenti con il Montenegro sono limitati, nonostante il grande lago sulla frontiera. Scutari è distante dal centro delle decisioni politiche, qui non si notano come a Tirana un certo movimento di capitali e risorse, che derivano dai finanziamenti internazionali, dalle rimesse degli emigrati o sono proventi di commerci più o meno leciti che consentono alla capitale di darsi un volto, almeno apparente, di città dinamica.
I problemi dell'Albania di oggi sono ben presenti a Scutari. Non solo è una delle città in Europa con il più alto tasso di emigrazione, ma continua a vivere profondi movimenti di popolazione che ne cambiano la fisionomia. La città perde abitanti che cercano fortuna all'estero o sono attratti dalla capitale. Intanto scendono gli immigrati dalle montagne vicine, lasciando zone ancora segnate da un'arretratezza profonda e da analfabetismo diffuso, dove il senso di appartenenza ai clan è più forte della coscienza civile necessaria a trainare lo sviluppo del Paese.

Il centro del cattolicesimo
L'origine della presenza cristiana a Scutari è antico (IV secolo), ma diverse confessioni religiose convivono e le Chiese ricostruite nel centro distano poche centinaia di metri da una delle più grandi moschee dei Balcani.
Quando i gesuiti italiani nel 1991 si videro affidata la Missione d'Albania, con il compito di contribuire a fare rinascere la Chiesa locale, la destinazione di Scutari non fu casuale. La città è stata tradizionalmente il principale centro del cattolicesimo albanese (oggi circa il 10% della popolazione totale). Qui i gesuiti tornavano sui passi dei confratelli, presenti dalla prima metà dell'Ottocento e che, nel 1878, ancora durante il dominio ottomano, avevano fondato il primo seminario del Paese, rimasto attivo fino all'avvento del regime stalinista.
Il lavoro ricominciò da zero. Come in nessun altro Paese dell'Europa orientale, i decenni di dittatura comunista hanno segnato una frattura nella vita religiosa. La repressione portò infatti nel 1946 all'abolizione degli ordini religiosi e, nel 1967, al divieto di ogni forma di culto, ulteriormente sancito dalla Costituzione del 1976 che proclamò l'Albania «Stato ateo».
Non ci sono lapidi lungo il muro del cimitero dove vennero fucilati i padri Giovanni Fausti S.I. e Daniel Dajani S.I., gli ultimi rettori del seminario uccisi nel 1946 durante le persecuzioni religiose, come accadde anche al fratello gesuita Gjon Pantalija l'anno seguente. Ma il martirio lascia un segno che non si cancella. I processi di canonizzazione delle vittime delle persecuzioni religiose hanno finalmente preso avvio alla fine del 2002.
L'azione dei gesuiti è proseguita attraverso i momenti critici della storia recente del Paese, come la «fase di assestamento» segnata dai disordini politici e finanziari del 1997 e dall'onda d'urto della guerra in Kosovo nel 1999, con l'arrivo di migliaia di profughi.

Il seminario e il liceo
Il grande seminario interdiocesano, inaugurato nell'ottobre 1998 svetta fra le case del quartiere. Finanziato con fondi della Chiesa tedesca e dell'associazione Renovabis, colpisce per le sue dimensioni, risultato dell'entusiasmo per il ritorno della libertà e le grandi aspettative di ricostruzione religiosa, culturale e civile del Paese. Il seminario serve tutte le sette diocesi del Paese, nonché gli albanesi del Kosovo e del Montenegro. Ma il numero dei seminaristi è ancora limitato (31 nel seminario minore e 8 nel maggiore). C'è un vuoto spirituale difficile da colmare.
L'insegnamento è ancora per due terzi in italiano. Molti docenti devono venire da fuori, per brevi periodi e con il rischio di offrire una formazione frammentata. I gesuiti italiani impegnati nell'insegnamento hanno la necessità di conoscere una lingua e una cultura complesse. Nel difficile cammino di formazione del clero locale, serve l'attenzione a non imporre una cultura di un Paese straniero come l'Italia, per quanto vicino e legato con mille intrecci alla realtà locale.
La seconda grande realizzazione è la scuola superiore che accoglie circa 500 studenti. Alla fine di maggio hanno organizzato una competizione artistica fra le classi e si sono impegnati con entusiasmo. Gli studenti cantano e danzano nel giardino, se non fosse per alcuni ritmi tipicamente balcanici, sembrerebbe una festa studentesca dell'Europa occidentale.
Nelle classi siedono insieme ragazzi e ragazze, cattolici e musulmani. Negli albanesi è forte la capacità di convivere fra religioni e i gesuiti sanno che, specialmente nei Balcani, si tratta di un patrimonio da valorizzare. Alcuni studenti presentano in classe un lavoro al computer di comparazione fra cristianesimo e Islam, accompagnando con musica e immagini artistiche le similitudini dei racconti della creazione presenti nella Bibbia e nel Corano, della corona di grani e di altre forme di preghiera che accomunano le due tradizioni.
Al di fuori della scuola, la presenza dei gesuiti a Scutari si è mostrata nell'assistenza ai giovani disabili. Da 12 anni il Progetto «Speranza», coordinato dalla Lega Missionaria Studenti (Lms), sostiene alcune case-famiglia e questa estate organizza, come già da alcuni anni, un campeggio estivo residenziale rivolto a bambini e adolescenti disabili del distretto di Scutari, come segno concreto di solidarietà da parte di giovani volontari italiani.
La missione di ridare fondamenta solide alla Chiesa albanese è ancora estremamente impegnativa. L'entusiasmo dei primi tempi si è stemperato nella consapevolezza che il percorso è lungo: la promozione integrale dell'uomo richiede tempi diversi rispetto alla semplice assistenza. L'Albania, come tutti i Balcani, è molto meno al centro dell'attenzione internazionale rispetto a un decennio fa. Ma la missione continua.


Francesco Pistocchini




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