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 Agosto/Settembre 2004 - Cultura, culture

Il libro del mese

ANNA POLITKOVSKAIA
Cecenia
Il disonore russo

Fandango,
Roma 2003
pp. 196, e 15,00


C'è una guerra in Europa di cui quasi nessuno parla, perché quasi priva di testimoni: è quella della Cecenia.
Il lungo conflitto tra la Russia e i ceceni, piccolo popolo caucasico sottomesso in epoca zarista e perseguitato da Stalin, non ha confronti con nessun altro conflitto fra Mosca e le sue minoranze. La guerra attualmente in corso è la seconda scatenata dal Cremlino contro la Cecenia nel breve arco di un decennio, allo scopo di domare il territorio. Si è tramutata in una occupazione militare tra le più sanguinarie, in cui la popolazione civile è stritolata fra la guerriglia e le forze federali. La capitale Grozny è ridotta in macerie. In migliaia sono fuggiti nei campi profughi della vicina Inguscezia.
Le esecuzioni sommarie, gli stupri e i rapimenti sono all'ordine del giorno. Guerriglieri senza più una leadership e forze federali dell'esercito e dei servizi segreti traggono vantaggi economici dal proseguimento del conflitto. L'Occidente si è dimenticato della Cecenia da quando, dopo l'11 settembre, questa operazione militare ha ricevuto l'avallo incondizionato della comunità internazionale come «contributo alla lotta contro il terrorismo».
Sono perciò rari i giornalisti e gli operatori umanitari che entrano nel territorio e ancora testimoniano il dramma in corso. Anna Politkovskaia, giornalista della Novaya Gazeta di Mosca, ha visitato decine di volte la repubblica caucasica. Senza pathos e inutile retorica racconta il dramma ceceno, la violenza estrema, il razzismo, l'impunità e le responsabilità dei militari russi. Denuncia con forza il potere al cui vertice siede un uomo formato nel Kgb e il ritorno del servilismo nella Russia di oggi, democratica sulla carta, ma dove la società civile accetta l'uso del pugno di ferro.
Premiata in tutto il mondo per il suo coraggio, l'A. ha anche negoziato con i guerriglieri che nel 2002 sequestrarono oltre 800 persone in un teatro di Mosca.

Francesco Pistocchini




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