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 Ottobre 2004 - Cultura, culture

Il libro del mese

WILLIAM BLUM
Il libro nero degli Stati Uniti
Fazi Editore, Roma 2003
pp. 906, € 26,50


«Lo straordinario livello di prestigio e di credibilità internazionali ottenuto dagli Stati Uniti al termine della seconda guerra mondiale fu dissipato Paese dopo Paese, intervento militare dopo intervento militare. L'opportunità di ricostruire il mondo devastato dalla guerra, di gettare le fondamenta della pace, della prosperità e della giustizia, crollò sotto il terribile peso dell'anticomunismo». Si apre con questa riflessione quello che si potrebbe definire un reportage lungo 60 anni sui metodi con cui l'ormai unica super-potenza mondiale ha cercato nel secondo dopoguerra di opporsi al pericolo, vero o presunto, del comunismo prima e del terrorismo poi.
L'A. è un ex-funzionario del Dipartimento di Stato Usa, che nel 1967 lasciò l'incarico per protesta contro la guerra in Vietnam. Autore di varie inchieste sulla Cia e su eventi specifici (ad esempio il colpo di Stato di Pinochet in Cile), ha preparato quest'opera imponente con trent'anni di ricerche. A lui si è affiancato, in questa che è la quarta edizione italiana, l'inglese Nafeez Mosaddeq Ahmed, studioso di politica internazionale, che ha completato il volume con le vicende degli ultimi anni. Si parte così dalla presenza di 50mila marines in Cina nel 1945 a sostegno del generale Chang, rivale di Mao Tse-tung, per arrivare, inevitabilmente, alla guerra in Iraq, passando attraverso episodi noti e meno noti (pochi probabilmente conoscono i retroscena delle «interferenze» nordamericane in Albania nel 1949, in Ghana nel 1966 o in Perú negli anni Novanta).
I numeri (67 capitoli, oltre 900 pagine, di cui 150 di note bibliografiche, tre appendici) danno l'idea della mole e della documentazione dell'opera. Che si condividano o meno i giudizi di merito espressi sulla politica di molte amministrazioni Usa, il libro-denuncia di Blum ci sembra un ottimo servizio affinché quella che i più ancora considerano un esempio di democrazia per il mondo si conservi tale.


Stefano Femminis




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