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Non bastano le parole per condannare il crescendo di violenza che
sconvolge il mondo: dall'attentato alle Torri Gemelle alla strage
di Madrid, alle torture nelle prigioni di Baghdad e di Guantánamo,
ai kamikaze che si uccidono per uccidere, agli orrori della «guerra
preventiva» in Iraq, fino al massacro del 3 settembre 2004 nell'Ossezia
del Nord in Russia. Siamo rimasti tutti senza parole e senza lacrime
dinanzi ai corpi straziati delle centinaia di vittime innocenti di Beslan,
in gran parte fanciulli. Sapevamo, sì, che al male non c'è
fine, ma chi poteva immaginare che i terroristi giungessero a farsi
scudo con i bambini?
Il «mistero dell'iniquità»
Di fronte a questi atroci misfatti, la fede ci fa oltrepassare i limiti
invalicabili contro cui urta la nostra ragione. Sappiamo, infatti, dalla
Parola di Dio che nella storia agisce lo spirito del Male. Con la sua
azione trascende la malvagità degli uomini e tenta un'opera
sistematica di distruzione dell'opera di Dio e della stessa persona
umana che di Dio è l'immagine. San Paolo lo definisce:
il «mistero dell'iniquità» (2 Ts 2,7).
Se prendiamo le azioni terroristiche singolarmente, è possibile
individuare per ciascuna di esse la causa scatenante: l'odio,
il rancore, la vendetta, il fanatismo, il razzismo; ma se prendiamo
il fenomeno terroristico nel suo insieme, ci rendiamo conto che le dimensioni
del Male sono tali da superare le energie pur grandi di cui l'uomo
dispone. In altre parole: il numero enorme di vittime, l'efferatezza
delle esecuzioni e l'estensione planetaria del terrore non si
possono spiegare solo con l'azione del gruppo militante di Al
Qaeda e di altre sigle del fondamentalismo islamico. Massacri spaventosi
come quello dei bambini di Beslan superano il raggio d'azione
alla portata naturale dell'uomo, e si spiegano solo con la presenza
nel mondo del «potere delle tenebre», evocata da Cristo
al momento della sua cattura sul monte degli Ulivi (Lc 22,53).
Giustizia, perdono e pace
Anche per questo, di fronte alla complessità e vastità
del Male, molti rimangono scettici: potranno mai palestinesi e israeliani
stringersi la mano e convivere? Riusciranno mai popoli che si odiano
e si combattono a costruire insieme la pace? Ebbene, con la medesima
fede, noi rispondiamo di sì: la pace è possibile, Cristo
ha già vinto il Male.
Occorre, però, appoggiarsi più sulla grazia di Dio e sulla
coscienza dell'uomo che sulle regole del diritto. Certo, le regole
ci vogliono e vanno osservate: senza giustizia non c'è
pace. Tuttavia la giustizia è fredda, talvolta disumana, e spesso
giunge in ritardo. Per essere vera, la giustizia va integrata dal perdono.
Se manca il perdono, la forza della legge da sola non basta. Non si
può vincere dall'esterno un male che si annida all'interno
di ciascuno di noi.
Vincere il terrorismo e costruire la pace oggi può sembrare un
sogno lontano. Ma diverrà realtà, a misura che gli uomini
impareranno a dialogare e a riconoscersi fratelli, movendo da quanto
di più alto e di più profondo vi è in essi che
li unisce: la propria dignità. Questa è la lezione che
il massacro dei bambini di Beslan ripropone: senza giustizia non c'è
pace; ma senza amore e senza perdono non c'è nemmeno giustizia.
Perdonare non è facile, ma - come Cristo morendo ci ha
insegnato - è l'unica strada per vincere il Male,
estirpare il terrorismo alla radice e costruire la pace.
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