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  Ottobre 2004 - Editoriale

I bambini di Beslan


Non bastano le parole per condannare il crescendo di violenza che sconvolge il mondo: dall'attentato alle Torri Gemelle alla strage di Madrid, alle torture nelle prigioni di Baghdad e di Guantánamo, ai kamikaze che si uccidono per uccidere, agli orrori della «guerra preventiva» in Iraq, fino al massacro del 3 settembre 2004 nell'Ossezia del Nord in Russia. Siamo rimasti tutti senza parole e senza lacrime dinanzi ai corpi straziati delle centinaia di vittime innocenti di Beslan, in gran parte fanciulli. Sapevamo, sì, che al male non c'è fine, ma chi poteva immaginare che i terroristi giungessero a farsi scudo con i bambini?

Il «mistero dell'iniquità»
Di fronte a questi atroci misfatti, la fede ci fa oltrepassare i limiti invalicabili contro cui urta la nostra ragione. Sappiamo, infatti, dalla Parola di Dio che nella storia agisce lo spirito del Male. Con la sua azione trascende la malvagità degli uomini e tenta un'opera sistematica di distruzione dell'opera di Dio e della stessa persona umana che di Dio è l'immagine. San Paolo lo definisce: il «mistero dell'iniquità» (2 Ts 2,7).
Se prendiamo le azioni terroristiche singolarmente, è possibile individuare per ciascuna di esse la causa scatenante: l'odio, il rancore, la vendetta, il fanatismo, il razzismo; ma se prendiamo il fenomeno terroristico nel suo insieme, ci rendiamo conto che le dimensioni del Male sono tali da superare le energie pur grandi di cui l'uomo dispone. In altre parole: il numero enorme di vittime, l'efferatezza delle esecuzioni e l'estensione planetaria del terrore non si possono spiegare solo con l'azione del gruppo militante di Al Qaeda e di altre sigle del fondamentalismo islamico. Massacri spaventosi come quello dei bambini di Beslan superano il raggio d'azione alla portata naturale dell'uomo, e si spiegano solo con la presenza nel mondo del «potere delle tenebre», evocata da Cristo al momento della sua cattura sul monte degli Ulivi (Lc 22,53).

Giustizia, perdono e pace
Anche per questo, di fronte alla complessità e vastità del Male, molti rimangono scettici: potranno mai palestinesi e israeliani stringersi la mano e convivere? Riusciranno mai popoli che si odiano e si combattono a costruire insieme la pace? Ebbene, con la medesima fede, noi rispondiamo di sì: la pace è possibile, Cristo ha già vinto il Male.
Occorre, però, appoggiarsi più sulla grazia di Dio e sulla coscienza dell'uomo che sulle regole del diritto. Certo, le regole ci vogliono e vanno osservate: senza giustizia non c'è pace. Tuttavia la giustizia è fredda, talvolta disumana, e spesso giunge in ritardo. Per essere vera, la giustizia va integrata dal perdono. Se manca il perdono, la forza della legge da sola non basta. Non si può vincere dall'esterno un male che si annida all'interno di ciascuno di noi.
Vincere il terrorismo e costruire la pace oggi può sembrare un sogno lontano. Ma diverrà realtà, a misura che gli uomini impareranno a dialogare e a riconoscersi fratelli, movendo da quanto di più alto e di più profondo vi è in essi che li unisce: la propria dignità. Questa è la lezione che il massacro dei bambini di Beslan ripropone: senza giustizia non c'è pace; ma senza amore e senza perdono non c'è nemmeno giustizia. Perdonare non è facile, ma - come Cristo morendo ci ha insegnato - è l'unica strada per vincere il Male, estirpare il terrorismo alla radice e costruire la pace.



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