Nel settembre del 2004, in Messico, la Commissione Nazionale
per i Diritti Umani (Cndh) ha denunciato l'esistenza di ampie
reti di corruzione all'interno dei centri di reclusione. Come
risultato di 960 visite nei penitenziari realizzate tra il 2000 e il
2004, la Commissione descrive inoltre in un dettagliato rapporto la
situazione di insicurezza, di violazione della legge e di soprusi che
colpiscono gli stessi reclusi, come risultato del predominio di pochi
potenti a cui tutto viene concesso.
In tutti gli Stati di cui si compone la federazione messicana esistono
istituti penitenziari in pessime condizioni generali, con evidente carenza
di manutenzione delle strutture (pareti, tetti, porte, finestre, pavimenti,
installazioni sanitarie, idrauliche ed elettriche). Sono fenomeni comuni
l'occlusione e le perdite dei sistemi di drenaggio e delle reti
idrauliche, fatti che provocano ingorghi di acque fognarie e generano
odori fetidi e la presenza nelle celle di scarafaggi e topi.
Promiscuità e abusi
Nella maggior parte delle carceri non è prevista una adeguata
separazione tra persone ancora sotto processo e persone che hanno già
ricevuto una sentenza definitiva, né tra uomini e donne, né
tra persone sane e malati mentali. Così si trovano mescolate,
ad esempio, persone che hanno commesso reati minori, criminali appartenenti
a gruppi della delinquenza organizzata, indigeni che nella maggior parte
dei casi parlano solo la lingua autoctona, disabili. Esistono penitenziari
in cui si permette che uomini e donne convivano in aree comuni e anche
che condividano gli stessi dormitori, il che dà luogo a sfruttamento
sessuale e al fatto che le donne finiscono con il fare i lavori domestici
per gli uomini.
La mancanza di separazione adeguata dei reclusi si deve in parte alla
sovrappopolazione ma soprattutto al fatto che grazie a questa situazione
si ottengono enormi guadagni derivanti da tangenti e attività
illecite; in alcuni luoghi le celle sono state costruite per ospitare
quattro detenuti ma lì dormono fino a 30 persone; così
le autorità sono più «convincenti» quando
chiedono tangenti in cambio di protezione e di favoritismi.
Quando una persona entra nel centro di reclusione è molto probabile
che cada vittima dell'estorsione da parte di elementi della «sicurezza»
o dell'«autogoverno». Con questi termini si identifica
un gruppo di detenuti che, con il permesso delle autorità e con
l'uso della violenza, si erige a capo, sottomettendo la maggioranza
al proprio controllo. All'interno della maggior parte dei Centri
di Riabilitazione Sociale (Crs) federali, questi gruppi di potere esigono
denaro per concedere l'accesso ai servizi di base e alle cure
mediche, per occupare stanze per visite personali, per permettere l'uso
del telefono pubblico, ecc. Riscuotono anche tangenti per garantire
sicurezza e integrità fisica di altri reclusi, così come
dei familiari che li visitano. Questo tipo di condotta colpisce soprattutto
i reclusi in condizioni economiche precarie, che rappresentano la maggioranza.
Un altro problema molto frequente è l'impossibilità
per molti detenuti di pagare la cauzione per potere tornare in libertà.
Anche 300 pesos (circa 20 euro) a volte sono una cifra troppo alta.
Al contrario, i detenuti «benestanti» pagano le autorità
per ricevere un trattamento privilegiato, godere di migliori servizi
e maggiori spazi. Mentre la popolazione carceraria si ritrova in genere
ammucchiata in celle piccolissime in pessimo stato di conservazione,
i «capi» vivono soli, hanno stanze ampie, a volte con aria
condizionata, riscaldamento, frigorifero, vasca da bagno, cucina e diversi
elettrodomestici. Hanno inoltre accesso a ogni genere di strumenti (ad
esempio i telefoni cellulari) per organizzare e seguire dall'interno
del carcere gruppi di delinquenza organizzata che si dedicano a sequestri,
furti e narcotraffico.
Secondo quanto riferisce il rapporto della Cndh, praticamente in tutti
i centri di reclusione del Paese esistono traffico e consumo di narcotici
e ci sono luoghi in cui i detenuti possono ottenere ogni genere di sostanze
stupefacenti: marijuana, cocaina, eroina e droghe sintetiche. In alcuni
casi sono le stesse autorità che si incaricano di introdurre
queste sostanze o permettono che lo facciano i visitatori, facendo sì
che la distribuzione e vendita si realizzino attraverso il personale
di custodia o tramite l'«autogoverno» e le reti di
corruzione.
Un futuro preoccupante
La scarsità di attività produttive e di formazione professionale
che esiste nella maggior parte dei centri di reclusione fa sì
che i detenuti rimangano inattivi e occupino il tempo nella ideazione
e organizzazione di attività delittuose dentro e fuori il carcere.
Il sistema penitenziario messicano in generale manca di attività
rieducative, c'è insufficienza di attività lavorative
e scarsità di personale in aree come la psicologia e il lavoro
sociale.
Caratteristica delle carceri messicane sono anche i maltrattamenti subiti
dai detenuti, soprattutto da parte di personale di custodia e membri
dell'«autogoverno». In un municipio de La Huestaca
(un'altra zona al centro del Messico abitata da indigeni), alcuni
poliziotti pochi mesi fa hanno torturato selvaggiamente tre detenuti
incarcerati solo per avere rotto una bottiglia di birra per la strada;
riempiendoli di botte li hanno trascinati in cella, dove, oltre che
applicare scariche elettriche sulle loro parti intime, li hanno presi
a calci in faccia, causando la morte di uno di loro alcuni giorni più
tardi.
Se questo è il quadro complessivo, non sorprende che, lo scorso
settembre, la Commissione abbia esternato la sua «grande preoccupazione
per l'incremento esagerato negli indici di delinquenza e la incapacità
delle autorità dei tre livelli di Governo del Paese (federale,
statale e municipale) di controllare i Centri di Riablitazione Sociale,
i quali si sono trasformati in un problema insuperabile che genera nella
comunità messicana sentimenti di impotenza [...]. Il sistema
penitenziario è l'ultimo anello dello schema di sicurezza
pubblica che è stato trascurato per decenni dallo Stato messicano.
L'enorme corruzione esistente colpisce il diritto alla sicurezza
pubblica di tutta la popolazione».
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