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 Maggio 2005 - Il mondo, i popoli

 
Carceri in Messico: spirale di violenza
Una giornalista autrice nel suo Paese di coraggiosi reportage sulla situazione carceraria messicana, riassume qui i principali problemi del sistema penitenziario: dal sovraffollamento alla corruzione, dal predominio di pochi detenuti sulla massa dei diseredati agli abusi perpetrati dalle autorità. Segnali di un male oscuro che in altri Paesi latinoamericani è altrettanto devastante.

Nel settembre del 2004, in Messico, la Commissione Nazionale per i Diritti Umani (Cndh) ha denunciato l'esistenza di ampie reti di corruzione all'interno dei centri di reclusione. Come risultato di 960 visite nei penitenziari realizzate tra il 2000 e il 2004, la Commissione descrive inoltre in un dettagliato rapporto la situazione di insicurezza, di violazione della legge e di soprusi che colpiscono gli stessi reclusi, come risultato del predominio di pochi potenti a cui tutto viene concesso.
In tutti gli Stati di cui si compone la federazione messicana esistono istituti penitenziari in pessime condizioni generali, con evidente carenza di manutenzione delle strutture (pareti, tetti, porte, finestre, pavimenti, installazioni sanitarie, idrauliche ed elettriche). Sono fenomeni comuni l'occlusione e le perdite dei sistemi di drenaggio e delle reti idrauliche, fatti che provocano ingorghi di acque fognarie e generano odori fetidi e la presenza nelle celle di scarafaggi e topi.

Promiscuità e abusi
Nella maggior parte delle carceri non è prevista una adeguata separazione tra persone ancora sotto processo e persone che hanno già ricevuto una sentenza definitiva, né tra uomini e donne, né tra persone sane e malati mentali. Così si trovano mescolate, ad esempio, persone che hanno commesso reati minori, criminali appartenenti a gruppi della delinquenza organizzata, indigeni che nella maggior parte dei casi parlano solo la lingua autoctona, disabili. Esistono penitenziari in cui si permette che uomini e donne convivano in aree comuni e anche che condividano gli stessi dormitori, il che dà luogo a sfruttamento sessuale e al fatto che le donne finiscono con il fare i lavori domestici per gli uomini.
La mancanza di separazione adeguata dei reclusi si deve in parte alla sovrappopolazione ma soprattutto al fatto che grazie a questa situazione si ottengono enormi guadagni derivanti da tangenti e attività illecite; in alcuni luoghi le celle sono state costruite per ospitare quattro detenuti ma lì dormono fino a 30 persone; così le autorità sono più «convincenti» quando chiedono tangenti in cambio di protezione e di favoritismi.
Quando una persona entra nel centro di reclusione è molto probabile che cada vittima dell'estorsione da parte di elementi della «sicurezza» o dell'«autogoverno». Con questi termini si identifica un gruppo di detenuti che, con il permesso delle autorità e con l'uso della violenza, si erige a capo, sottomettendo la maggioranza al proprio controllo. All'interno della maggior parte dei Centri di Riabilitazione Sociale (Crs) federali, questi gruppi di potere esigono denaro per concedere l'accesso ai servizi di base e alle cure mediche, per occupare stanze per visite personali, per permettere l'uso del telefono pubblico, ecc. Riscuotono anche tangenti per garantire sicurezza e integrità fisica di altri reclusi, così come dei familiari che li visitano. Questo tipo di condotta colpisce soprattutto i reclusi in condizioni economiche precarie, che rappresentano la maggioranza.
Un altro problema molto frequente è l'impossibilità per molti detenuti di pagare la cauzione per potere tornare in libertà. Anche 300 pesos (circa 20 euro) a volte sono una cifra troppo alta. Al contrario, i detenuti «benestanti» pagano le autorità per ricevere un trattamento privilegiato, godere di migliori servizi e maggiori spazi. Mentre la popolazione carceraria si ritrova in genere ammucchiata in celle piccolissime in pessimo stato di conservazione, i «capi» vivono soli, hanno stanze ampie, a volte con aria condizionata, riscaldamento, frigorifero, vasca da bagno, cucina e diversi elettrodomestici. Hanno inoltre accesso a ogni genere di strumenti (ad esempio i telefoni cellulari) per organizzare e seguire dall'interno del carcere gruppi di delinquenza organizzata che si dedicano a sequestri, furti e narcotraffico.
Secondo quanto riferisce il rapporto della Cndh, praticamente in tutti i centri di reclusione del Paese esistono traffico e consumo di narcotici e ci sono luoghi in cui i detenuti possono ottenere ogni genere di sostanze stupefacenti: marijuana, cocaina, eroina e droghe sintetiche. In alcuni casi sono le stesse autorità che si incaricano di introdurre queste sostanze o permettono che lo facciano i visitatori, facendo sì che la distribuzione e vendita si realizzino attraverso il personale di custodia o tramite l'«autogoverno» e le reti di corruzione.

Un futuro preoccupante
La scarsità di attività produttive e di formazione professionale che esiste nella maggior parte dei centri di reclusione fa sì che i detenuti rimangano inattivi e occupino il tempo nella ideazione e organizzazione di attività delittuose dentro e fuori il carcere. Il sistema penitenziario messicano in generale manca di attività rieducative, c'è insufficienza di attività lavorative e scarsità di personale in aree come la psicologia e il lavoro sociale.
Caratteristica delle carceri messicane sono anche i maltrattamenti subiti dai detenuti, soprattutto da parte di personale di custodia e membri dell'«autogoverno». In un municipio de La Huestaca (un'altra zona al centro del Messico abitata da indigeni), alcuni poliziotti pochi mesi fa hanno torturato selvaggiamente tre detenuti incarcerati solo per avere rotto una bottiglia di birra per la strada; riempiendoli di botte li hanno trascinati in cella, dove, oltre che applicare scariche elettriche sulle loro parti intime, li hanno presi a calci in faccia, causando la morte di uno di loro alcuni giorni più tardi.
Se questo è il quadro complessivo, non sorprende che, lo scorso settembre, la Commissione abbia esternato la sua «grande preoccupazione per l'incremento esagerato negli indici di delinquenza e la incapacità delle autorità dei tre livelli di Governo del Paese (federale, statale e municipale) di controllare i Centri di Riablitazione Sociale, i quali si sono trasformati in un problema insuperabile che genera nella comunità messicana sentimenti di impotenza [...]. Il sistema penitenziario è l'ultimo anello dello schema di sicurezza pubblica che è stato trascurato per decenni dallo Stato messicano. L'enorme corruzione esistente colpisce il diritto alla sicurezza pubblica di tutta la popolazione».


Testo e foto
Yolanda Uresti





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