Il 2005 ha visto, in marzo, la scomparsa di padre Serge
de Beaurecueil, sacerdote domenicano, orientalista, specialista di sufismo
(la corrente mistica dell'Islam), grande conoscitore dell'Afghanistan.
Ma anche straordinario educatore e benefattore, con un grande cuore
per i bambini e i ragazzi, a cui dedicò moltissime energie e
impegno. «Tutti coloro che hanno conosciuto padre Serge sono rimasti
colpiti dalla singolare complessità del suo carattere, che univa
dolcezza e determinazione, gioia e coraggio. Aveva un modo franco di
parlare e un riso disarmante, era modesto e un po' eccentrico,
la bontà stessa in persona: il tutto senza un'ombra di
ostentazione» (André Velter).
Val la pena di ricordarne la figura e l'opera perché egli
si colloca in quella ristretta cerchia di sacerdoti e studiosi cattolici
che, ben prima delle «aperture» del Concilio Vaticano II,
furono animati da un profondo interesse per il mondo arabo-musulmano,
a cui si accostarono con solida dottrina, conoscenze linguistiche, grande
rispetto e desiderio di capire, nella prospettiva di un incontro tra
cristiani e musulmani. Sotto questo profilo, la sua figura si accosta
a quelle di Louis Massignon (1883-1962) e di Georges Anawati (1905-1994).
L'amore per la letteratura
Serge de Laugier de Beaurecueil era nato a Parigi il 28 agosto 1917.
Figlio di un ufficiale di cavalleria, era il minore di una famiglia
di tre figli. Dopo gli studi al liceo Janson-de-Sailly a Parigi, conseguì
il baccalaureato in filosofia con l'arabo come terza lingua. Entrato
nell'Ordine domenicano nel 1935, compì i suoi studi al
centro domenicano di Saulchoir a Parigi, sotto la direzione di padre
Marie-Dominique Chenu. Nel 1939 svolse il servizio militare a Jounieh,
in Libano, dove fu mobilitato al momento della dichiarazione di guerra.
Smobilitato nel giugno 1940, rientrò al Saulchoir per completare
gli studi. Fu ordinato sacerdote nel marzo 1943.
Durante l'ultimo anno di teologia, s'iscrisse alla Scuola
Nazionale di Lingue Orientali a Parigi, dove proseguì gli studi
di arabo e frequentò il grande orientalista cattolico Louis Massignon.
Nello stesso tempo, Georges Anawati e Jacques Jomier, entrambi domenicani,
si preparavano a raggiungere il Cairo per crearvi il Centro di Studi
sull'Islam e sulle Società Musulmane progettato nel 1938
dalla Santa Sede e dall'Ordine domenicano. Serge de Beaurecueil
fu insieme a loro uno dei fondatori dell'Istituto Domenicano di
Studi Orientali (Ideo) del Cairo.
Al suo arrivo al Cairo nel 1946, Serge de Beaurecueil cominciò
le sue ricerche sulla mistica musulmana, dapprima come membro associato
dell'Istituto Francese di Archeologia Orientale (Ifao), poi in
modo stabile all'Ideo. In 17 anni d'intenso lavoro, egli
diventò lo specialista riconosciuto a livello mondiale su Ansari,
il mistico persiano dell'XI secolo. Nel 1953-54 pubblicò
un commentario del Libro delle tappe, opera di Ansari di cui pubblicò
l'edizione critica nel 1962 (Le tappe degli itineranti verso Dio).
Seguirono varie altre opere su Ansari e numerosi articoli sulla rivista
Mélanges de l'Institut Dominicain d'Études
Orientales, pubblicata dall'Istituto. La sua competenza gli valse
l'invito ufficiale alla celebrazione del nono centenario (secondo
il calendario lunare islamico) della morte di Ansari. In quella occasione
pubblicò una raccolta dei manoscritti d'Afghanistan (1964).
Nel 1971 ricevette il dottorato in lettere honoris causa dalla Sorbona
per l'insieme di suoi lavori.
Un prete fra i seguaci di Muhammad
Iniziò allora una nuova fase della sua vita: fu invitato a stabilirsi
a Kabul, dove gli venne conferita la cattedra di Storia della Mistica
Musulmana all'università. Ma ben presto preferì
occuparsi dei bambini, sia come insegnante, sia come consigliere pedagogico
al liceo Esteqlal, ma anche accogliendo presso di sé 20 o 25
bambini orfani, abbandonati o disabili. Tutti erano musulmani, appartenenti
alle diverse etnie dell'Afghanistan. Unico prete cattolico nel
Paese, espose le sue riflessioni su questa presenza cristiana in ambiente
musulmano in due opere che ebbero una grande diffusione: Abbiamo condiviso
il pane e il sale (1965) e Prete dei non cristiani (1968).
Al momento dell'invasione sovietica dell'Afghanistan (dicembre
1979) dovette lasciare il Paese in condizioni drammatiche: accusato
di essere una spia, fu espulso. Si stabilì allora a Bruxelles,
dove per tre anni ricoprì l'incarico di priore della comunità
domenicana, in seguito risiedette a Parigi nel Convento dell'Annunciazione.
Ritornando con il ricordo alla sua esperienza afghana, pubblicò
due altri libri: Un cristiano in Afghanistan (1985) e I miei bambini
di Kabul (1992). Tornò anche a occuparsi di Ansari, su cui pubblicò
due opere: Ansari, Cammino di Dio. Tre trattati spirituali (1985) e
Ansari. Grida del cuore (1988).
La partenza forzata dall'Afghanistan fu per lui una prova molto
dura, perché è un Paese che egli amava profondamente.
In Francia, ritrovò dei bambini disabili bisognosi d'aiuto
all'ospedale di Saint-Fargeau. Ma riuscì anche a conservare
il suo legame con l'Afghanistan attraverso i bambini che hanno
voluto proseguire la sua opera. Il suo figlioccio afghano, Ehsan Mehrangais,
ha creato un'associazione, «Afghanistan domani», che
accoglie 350 ragazzi tra i più sfavoriti di Kabul con lo stesso
spirito di padre Serge. Ebbe la gioia di rivedere il suo Paese d'adozione,
l'Afghanistan, nel 2003, accompagnato da una troupe della tv francese
venuta a girare un reportage sul suo straordinario percorso umano: Il
padre di Kabul. Ritrovando la casa in cui aveva vissuto, Serge non potè
trattenere le lacrime.
Un insegnamento vivo
Tornò anche in due riprese in Egitto, alla morte di padre Anawati
nel 1994, poi nel 2002 e nel 2003, impartendo ai suo fratelli domenicani
un'ultima lezione su Ansari, una sintesi intitolata L'amore
di Dio in Ansari. Al Cairo padre Serge ritrovò vecchi amici,
conosciuti quando egli era tesoriere degli scout e della scuola Saint-Joseph
de Khoronfish (gestita dai Fratelli delle Scuole Cristiane). Questi
incontri furono momenti di grande gioia, per lui come per loro.
L'intima conoscenza dell'Islam, ottenuta grazie allo studio
della mistica, e dei musulmani, ottenuta grazie all'amore per
i bambini più sfortunati, hanno dato a padre Serge de Beaurecueil
uno sguardo senza pari sul senso della presenza cristiana nel mondo
musulmano. Si possono leggere le sue grandi intuizioni in una raccolta
d'articoli intitolata J'attends l'étoile du
matin (Attendo la stella del mattino, Éditions du Cerf). Va anche
ricordato che la comunità domenicana al Cairo continua a elevare
la preghiera dei Salmi in una bella traduzione araba effettuata nel
1961 da Mohamed al-Sadeq Hussein in collaborazione con padre Serge.
Padre Serge de Beaurecueil è morto il 2 marzo 2005, al termine
di una vita ricca e piena, dopo una breve malattia, in una clinica di
Rouen. Prima di morire, aveva chiesto che gli fosse portato in ospedale
il testo persiano delle Grida del cuore di Ansari.
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