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 Giugno/Luglio 2005 - Il mondo, i popoli

Ucraina
La svolta «arancione»

Padre David Nazar, superiore dei gesuiti ucraini, analizza il cambiamento vissuto negli scorsi mesi nel grande Paese slavo, in equilibrio tra Russia e Occidente. Attraverso le proteste pacifiche e il voto democratico di dicembre, gli ucraini hanno intrapreso un cammino di rinnovamento chiedendo con forza sviluppo e lotta alla corruzione e voltando le spalle all'eredità post-sovietica.

Pochi osservatori avevano previsto una protesta popolare di così grandi dimensioni. Quali sono le ragioni profonde che hanno spinto tanti cittadini a scendere nelle strade e a riporre la loro fiducia nel nuovo presidente Yushenko?
Le ragioni sono evidenti e sono state vissute dal popolo per quasi un secolo. Il metodo di governo sovietico non ha mai preso seriamente in considerazione i desideri della gente, ma ha sempre attuato piani statali per scopi strategici e ideologici. Una delle ragioni di questo controllo da parte dello Stato era di proteggere il potere e il benessere della leadership di partito. Anche se molto è cambiato dopo l'indipendenza del 1991, al potere restavano ancora numerosi ex membri di partito con lo stesso stile di governo. Anche se il sostegno popolare era minimo, la gente aveva timore di reagire pubblicamente, poiché il Governo avrebbe usato la forza contro la popolazione. Per esempio, l'uso della temuta polizia fiscale era uno dei modi concreti per distruggere il benessere di una persona. In queste condizioni, pochi avevano intenzione di manifestare: lo testimoniano quattro giornalisti che sono morti per avere osato riportare notizie sugli affari dell'ex presidente. Nelle recenti elezioni, la voce dell'«altra parte» ha avuto una presenza reale e ha rappresentato i molti che, per generazioni, avevano desiderato una società più giusta. Yushenko e il nuovo primo ministro, la signora Timoshenko, hanno condiviso le idee e le aspettative di molti e per questo hanno guadagnato consenso.

Quale ruolo hanno avuto i giovani?
Incoraggiata, la giovane generazione è scesa in strada per reclamare giustizia e per dire: «ora basta». Anche se nella Piazza dell'Indipendenza a Kiev erano presenti persone di ogni età, senza i giovani tutto ciò non sarebbe stato possibile. Cresciuti prevalentemente nel mondo post-sovietico, i giovani non condividevano la paura dei genitori o dei nonni per il sistema. È significativo il fatto che durante tutte le manifestazioni non sono mai stati intimiditi dalle minacce dell'ex-presidente Kuchma. Una volta scesi in piazza, tutti si sono uniti a loro, vedendo che per la prima volta in 80 anni la loro voce poteva fare la differenza. Così, spinte dal desiderio di giustizia e trasparenza, persone di età e provenienza diverse hanno sentito di potersi liberare di un Governo opaco e persino criminale.
È importante notare che Yushenko e i politici a lui vicini non hanno creato la rivoluzione: è la rivoluzione che ha creato Yushenko. Il Presidente e il primo ministro Timoshenko lo sanno molto bene. Non hanno vinto una gara di popolarità, ma occupano una carica per realizzare le aspirazioni che hanno spinto le persone in piazza. In altre parole, la rivoluzione era mossa dal desiderio di giustizia, non dalle singole personalità.

Ritiene che il Governo riuscirà a fermare la crisi economica e a riformare il Paese?
Il Paese ha ricchezze naturali e si potrebbe vivere bene. Tutti lo sanno. Perciò ora tutti si aspettano un naturale sviluppo economico, sociale e morale nel Paese.
Quando Yushenko era primo ministro alla fine degli anni '90, le sue politiche portarono nuova trasparenza e aiutarono a risolvere una grave crisi economica. Rappresentavano un nuovo ordine, equilibrio di bilancio, aiuti economici alle parti del Paese in difficoltà, e uno sviluppo economico secondo gli standard internazionali e il mercato mondiale. I suoi risultati sono stati di successo. A un certo punto, il presidente Kuchma ha voluto che lasciasse l'incarico.
Le politiche già intraprese dal nuovo Governo, soprattutto in campo economico, mostrano un impegno a eliminare la corruzione nel Governo e a impiegare le risorse pubbliche dove rendono di più. Senza entrare nei dettagli, la legge finanziaria approvata il 24 marzo contiene maggiori aumenti ai pensionati, un salario minimo alto, crescita dei salari dei dipendenti pubblici, restrizioni o multe per i membri del Governo con conflitti di interesse e un bilancio in equilibrio.

In che senso l'Ucraina è effettivamente parte dell'Europa?
Il centro geografico dell'Europa continentale si trova in Ucraina, non lontano da Leopoli, a metà strada tra l'oceano Atlantico e i monti Urali. L'Ucraina ha legami più forti e stretti con l'Europa che con l'Asia. Gli ucraini sono formati secondo criteri europei e i livelli di istruzione sono alti. Al momento milioni di ucraini lavorano, legalmente e illegalmente, in Paesi europei.
Da parte ucraina, è importante una maggiore integrazione con l'Europa per lo sviluppo delle infrastrutture. Tutto, dalla distribuzione dell'acqua alla sicurezza alimentare, dai livelli di salute al sistema viario, a una migliore legislazione può migliorare attraverso rapporti più stretti con l'Europa e l'Occidente. Questo non è avvenuto attraverso le relazioni con la Russia, che è un Paese molto povero con una sola risorsa naturale: il petrolio. La povertà al di fuori di Mosca e San Pietroburgo è sbalorditiva.
L'Ucraina è fortemente democratica. Non si vuole la concentrazione del potere che sembra piacere ai russi. La cultura politica dell'Ucraina e il suo orientamento economico sono storicamente e per attitudine rivolti a Occidente.

Qual è stato il ruolo delle Chiese durante la fase del cambiamento politico?
Il ruolo delle Chiese è stato lodevole, con l'eccezione di una parte degli ortodossi, legati al patriarcato di Mosca. La Chiesa cattolica, quella ortodossa ucraina del Patriarcato di Kiev e quella del Patriarcato autocefalo hanno incoraggiato la gente a votare secondo coscienza e per la giustizia, pur rinunciando a prendere posizione pubblicamente. Sacerdoti del Patriarcato di Mosca hanno dichiarato che i voti per Yushenko erano voti per il demonio e hanno pregato per il suo avversario Yanukovich. In un certo senso le elezioni hanno solo sottolineato la posizione che le Chiese occupavano rispetto alla gente e alla causa della giustizia nel Paese.

In quale modo i gesuiti partecipano al cambiamento?
Si sta facendo un buon lavoro, soprattutto da parte dei giovani in formazione. Hanno vasti interessi e il desiderio di impegnarsi nei molteplici apostolati della Compagnia di Gesù. Ad esempio, la recente creazione in Ucraina del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (Jrs) sta portando frutti e contribuisce ad affrontare la crisi drammatica di tanti ucraini, anche altamente qualificati, che sono costretti a lasciare il loro Paese per cercare un lavoro ragionevolmente pagato. Sono tornato recentemente dal Portogallo, un Paese che oggi ospita circa 200mila lavoratori immigrati ucraini. Alcuni, non riuscendo a trovare lavoro, cadono in depressione o sono vittime dell'alcolismo. Il personale del Jrs di Portogallo e Ucraina ha avviato una collaborazione promettente, per conoscere meglio i problemi e aiutare chi è più nel bisogno. È solo l'ultima delle iniziative intraprese dalla Compagnia di Gesù in Ucraina, che è giovane, ma in crescita.


Francesco Pistocchini





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