Sono tanti. E il loro numero non accenna a diminuire.
Anzi: i turisti in cerca di sesso a buon mercato, in Brasile, sono ancora
di più dopo che lo tsunami ha imposto un cambio di rotta a chi
preferiva la Thailandia e altri Paesi asiatici. Ormai, in certe zone,
basta essere straniero per essere automaticamente individuato dalle
ragazzine come possibile cliente. È capitato persino a missionari.
Le spiagge del Nordest sono invase ogni anno da 500mila turisti europei
e nordamericani in cerca di piaceri a basso costo e, talvolta, di ciò
che a casa loro è un reato: rapporti sessuali con giovanissime/i,
a volte anche al di sotto dei 10 anni.
Alla ricerca del «paradiso» perduto
Il fenomeno riguarda principalmente le grandi regioni turistiche: Rio,
Salvador, Recife, Foz do Iguaçu, Natal, Manaus. Ma la meta più
frequentata è Fortaleza: durante le ultime feste di fine anno
in questa città si è constatato un incremento del 40%
delle presenze straniere rispetto all'anno precedente. Portoghesi,
italiani, tedeschi e statunitensi sono i principali protagonisti del
boom, reclamizzato dall'offerta di sesso a buon mercato, voli
a basso prezzo, alberghi economici, pacchetti turistici «tutto
compreso». Una Commissione parlamentare d'inchiesta del
Governo statale brasiliano e le ricerche di numerosi istituti e Ong
già da qualche tempo hanno individuato le cause del fenomeno
nella povertà e nell'esclusione sociale unite a iniziative
imprenditoriali straniere senza scrupoli.
Ma esistono anche fattori culturali che favoriscono tale sfruttamento:
le donne del continente latinoamericano - così come le asiatiche
- arrivano da secoli di maschilismo, sottomissione e sfruttamento. L'uomo
occidentale, stanco della vita frenetica, demotivato, in fuga dalla
routine e da donne «troppo emancipate» e difficili da soddisfare,
si rifugia nel «paradiso» brasiliano, che offre invece ragazze
giovanissime, belle e accessibili. Basta qualche soldo per sentirsi
padreterni, per assaporare non solo il sesso a buon mercato, ma il sottile,
inconfessabile piacere di sentirsi superiori. E magari anche buoni,
elargendo qualche dono in più del necessario. È la riedizione,
in chiave terzo millennio, del bianco conquistador. Per soddisfare il
proprio ego frustrato e poi tornare a casa, magari da una famiglia «normale»,
o semplicemente dagli amici a cui raccontare senza pudore la propria
grandeur.
Dall'altra parte, restano loro: donne, a volte bambine, tagliate
fuori dalla società, comprate per pochi spiccioli nei villaggi
dell'entroterra da famiglie a volte compiacenti ma più
spesso ignare, che mandano le figlie in città «a lavorare
come inservienti» o le vendono al primo proprietario di bordello
che offre una somma sufficiente a sfamare gli altri figli. L'importante
è che siano giovani e sane, perché il cliente ha paura
dell'Aids e vuole «merce sicura». Donne che imparano
molto presto che vendere il loro corpo è l'unico modo per
sopravvivere. È un circolo vizioso, che spesso comincia con una
violenza subita da giovanissime, magari da un vicino di casa o da un
parente. La ragazzina rimane incinta, è costretta ad abbandonare
la scuola, e così rimane senza futuro e con un figlio da sfamare.
Italia, una legge da valorizzare
Bisogna però intendersi sui termini: il turista sessuale non
è lo straniero che durante una vacanza ha una relazione, anche
a pagamento, con una donna adulta. Per turismo sessuale si intende un
sistema illecito o para-legale di sfruttamento della prostituzione.
Ma non basta, perché molto spesso il turista sessuale cerca un
tipo di «merce» rara da reperire nel proprio Paese di origine:
i minori. O comunque la possibilità di sfogare le proprie perversioni
su donne, uomini, transessuali, bambini e adolescenti. In questi casi
non si tratta più della semplice ricerca di sesso a buon mercato
in qualche paradiso esotico: qui si cercano luoghi dove attuare comportamenti
criminali gravissimi, garantendosi l'impunità. E a questo
concorre un sistema turistico infiltrato da attività apparentemente
legali - agenzie, strutture ricettive e di intrattenimento -, che sono
invece copertura di attività illecite legate molte volte alla
criminalità organizzata e destinate allo sfruttamento e al traffico
di esseri umani, alla droga, all'evasione fiscale. Reati che si
intrecciano e si sostengono a vicenda.
Molti ignorano che la legislazione italiana, da questo punto di vista,
riserva una bella sorpresa: lo sfruttamento di minori a scopo sessuale
è l'unico reato perseguibile in Italia anche se commesso
all'estero. Si tratta della Legge 3 agosto 1998, n. 269, Norme
contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo
sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù.
Ed è evidente il peso di queste parole: riduzione in schiavitù.
L'applicazione della Legge 269 è però spesso vanificata
dalla difficoltà di reperire le prove del reato. Eppure, un primo
risultato si è finalmente avuto, con una maxioperazione realizzata
lo scorso dicembre grazie alla collaborazione tra la procura della Repubblica
di Roma e la polizia federale brasiliana. Il blitz ha portato all'arresto
di quattro titolari di agenzie di viaggio: due a Fortaleza (una coppia:
lui italiano, lei brasiliana), uno a Torino e uno a Palermo. Capo di
imputazione: associazione a delinquere finalizzata al reato di turismo
sessuale e di sfruttamento della prostituzione minorile. Gli agenti
della squadra mobile di Roma si sono infiltrati tra i turisti in partenza
dall'Italia, hanno filmato, fotografato e documentato gli approcci
con minori. Solo così è stato possibile procedere.
Il ruolo della società civile
Un grande passo avanti. Ma ora ne occorre uno ulteriore: coinvolgere
la società civile. È ciò che si propongono molte
associazioni italiane, che il 30 marzo hanno dato il via a una campagna
di sensibilizzazione, nella consapevolezza che per arginare l'«offerta»
bisogna agire sulla «domanda». E la tolleranza diffusa nei
confronti degli «amici che vanno in vacanza in Brasile, beati
loro», produce omertà e connivenza. La campagna «Stop
Sexual Tourism» si propone anzitutto di documentare, sensibilizzare
e denunciare la gravità del fenomeno, coinvolgendo il più
largo numero possibile di organizzazioni, enti e istituzioni; in secondo
luogo, di coinvolgere gli operatori sani dell'industria turistica
e promuovere un turismo responsabile, che valorizzi le risorse locali;
infine, di operare in collaborazione con le organizzazioni, le chiese
e le istituzioni brasiliane nella costruzione di programmi di educazione
e sviluppo.
Ideatrice della campagna - che si inserisce in un progetto più
ampio, promosso dallo stesso Brasile - è l'associazione
Modena Terzo Mondo, che da anni lavora in Brasile con progetti di cooperazione
e ha visto esplodere il fenomeno del turismo sessuale negli ultimi anni.
A lei si sono subito affiancate altre numerose associazioni: Arci, Coop,
Rete Radiè Resch, Emergency, Gruppo Abele, Libera, Mani Tese,
Associazione donne brasiliane in Italia, Associazione Italiana Turismo
Responsabile, Cgil Toscana, Comunità di Capodarco, Civitas, e
anche enti locali come la Provincia di Modena, quella di Ascoli Piceno
e la Regione Toscana.
Lo stesso presidente brasiliano Lula ha inviato una lettera autografa
agli iniziatori della Campagna, ringraziando per l'impegno e affermando
tra l'altro: «Che non si illudano coloro che realizzano
lucrosi guadagni attraverso lo sfruttamento del turismo sessuale: dovranno
aspettarsi una lotta senza quartiere finché si estinguerà
nel nostro Paese questa macchia che ci umilia e ci disgusta. Sappiano
che la dignità della nostra gente non è in vendita né
può essere profanata».
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