| Jrs 1980-2005
Celebrare i 25 anni?
«Perché celebriamo l'anniversario del Servizio dei
Gesuiti per i Rifugiati? - scrive padre Fratern Masawe S.I., moderatore
della Conferenza dei Provinciali dell'Africa -. In un certo senso
dovremmo vergognarci di celebrare i "rifugiati" nel nostro
mondo. Un quarto di secolo per i rifugiati è certamente un tempo
troppo lungo da sopportare! L'umanità reagisce troppo lentamente!
Dovremmo avere sradicato i sistemi che creano le situazioni per cui
ci sono dei rifugiati. Non è una circostanza lieta per noi, come
se volessimo augurarci di continuare. Non siamo ingenui: in tanta sventura
sono nate anche cose buone, ma resta il fatto che, con grande pena,
osiamo celebrare una infelice condizione umana.
In un altro senso, stiamo celebrando perché riconosciamo la nostra
stessa debolezza e come abbiamo convissuto con essa nei 25 anni passati.
Una situazione che ha fatto nascere il meglio di noi dopo avere visto
il peggio di noi. La parte migliore è stata la vicinanza e la
collaborazione tra i rifugiati e il Jrs. I rifugiati hanno ricevuto
i servizi che il Jrs poteva offrire e il Jrs ha avuto in cambio dai
rifugiati lezioni di vita: 25 anni di apprendimento insieme ai rifugiati.
Per quanto mi riguarda, ho trascorso nei campi con i rifugiati gran
parte del 1994 e del 1995. Ho imparato da loro. Oggi sono una persona
migliore e questo è grazie a loro. Ho imparato più dai
rifugiati che nelle lezioni di catechismo o dallo studio della teologia.
Non ho appreso nella teoria: fede, speranza e carità. Si trattava
in molti casi di una realtà concreta. In quei giorni le mie paure
di trovarmi dinanzi a persone che "avevano visto in faccia il
demonio" o che "avevano toccato la morte con una mano"
sparirono quando ho visto nei rifugiati con cui ho lavorato la capacità
dell'uomo di risollevarsi».
www.jrseurope.org
Guyana
Progetto alimentare San Pio X
In Guyana la vita di molte persone che vivono lungo la costa è
sconvolta da tensioni razziali, povertà estrema e corruzione
radicata. Oggi sono più gli abitanti emigrati di quelli rimasti
nel Paese. Circa un terzo della popolazione vive nella capitale Georgetown
(750mila abitanti), dove il degrado e la violenza nelle strade vede
spesso come risposta terribili rappresaglie invece che atti di giustizia.
I gesuiti fedeli alla loro missione di accompagnare le persone in Guyana
nella loro vita, hanno, tra gli altri, creato un programma che consente
di dare da mangiare a oltre 80 bambini ogni giorno. Il programma riguarda
la parrocchia San Pio X in una delle aree più degradate della
capitale. Intrapreso dal padre gesuita Tony D'Souza, è
stato portato avanti dal fratello De Mello, con l'aiuto di tre
donne assunte per preparare i pasti ai bambini. Il programma consente
di dare lavoro a tre persone disoccupate, ma oltre a fornire pasti,
fratello De Mello spera di potere offrire ai bambini anche un luogo
sicuro e protetto dove giocare dopo la scuola.
www.jesuitmissions.org.uk/guyana
Kenya
Nuovo servizio di informazione
La redazione di Headlines annuncia con gioia il lancio di Jesuit Hakimani
Centre News, un bollettino elettronico mensile del settore sociale dei
gesuiti dell'Africa orientale. Il bollettino è redatto
e pubblicato dal Centro Hakimani di Nairobi, una realtà relativamente
giovane attiva nel campo della giustizia economica, della governance,
dell'Hiv/Aids e della promozione della pace, attraverso attività
di ricerca e formazione. Al tempo stesso il centro cerca di collaborare
con persone, istituzioni e organizzazioni dell'Africa orientale
e ha creato il bollettino proprio con l'intento di facilitare
«il lavoro in rete tra i ministeri della Compagnia con una forte
dimensione sociale». I primi tre numeri, che hanno già
coperto un ampio raggio di informazioni su attività sociali intraprese
da istituzioni legate alla Compagnia in Kenya, Tanzania, Etiopia e Uganda,
mostrano il grande potenziale per il lavoro in rete nel settore sociale
della regione. Ad esempio, si menziona la possibilità di costituire
un «Centro per la Giustizia sociale e la Pace» insieme all'associazione
dei religiosi dell'Uganda, così come una possibile collaborazione
con il coordinatore della commissione nazionale «Giustizia e Pace»
in Etiopia. Per ulteriori informazioni è possibile contattare
padre Ludwig Van Heucke, direttore del Jesuit Hakimani Centre (ludwig@wananchi.com).
Sjs Headlines
Spagna
Campagna per l'istruzione
Le Ong patrocinate dai gesuiti di Spagna, Alboan, Entreculturas e Intermon,
insieme ad altre organizzazioni non governative, si sono impegnate nella
Campagna mondiale per l'istruzione che si è svolta fra
il 24 e il 30 aprile 2005. Entreculturas ricorda che 103 milioni di
bambini nel mondo, in particolare bambine, non hanno accesso alla scuola
e 150 milioni non sono sicuri di potere terminare gli studi. Sono 800
milioni gli analfabeti. Le Ong si impegnano in questa grande campagna
di sensibilizzazione per ricordare ai Governi gli impegni assunti nel
2000 con gli Obiettivi del Millennio, tra i quali vi è l'eliminazione
entro il 2005 delle disuguaglianze tra maschi e femmine nell'accesso
all'istruzione. Una delle principali iniziative intraprese nella
Settimana mondiale di azione è stata «I politici tornano
in classe», un invito a membri del Parlamento e dirigenti a recarsi
nelle scuole e nei centri educativi in tutte le regioni spagnole per
incontrare i bambini e i giovani, prendere coscienza della realtà
dell'istruzione e assumere impegni personali per una istruzione
per tutti.
www.entreculturas.org
Canada
Jrs contro l'accordo anti-rifugiati
Sotto le pressioni del Governo americano che vuole che si impedisca
l'ingresso negli Usa di terroristi attraverso la frontiera comune,
il Canada ha accettato un accordo di protezione dei confini che contiene
29 concessioni da fare agli Stati Uniti. In cambio il Canada ottiene
un'unica cosa: chi arriva e desidera fare domanda di asilo, sarà
costretto invece a presentarla nel Paese in cui è transitato
prima di arrivare. Le uniche eccezioni valgono per i minori non accompagnati
e per coloro che hanno famigliari già legalmente residenti in
Canada.
Dopo due anni di resistenza da parte delle Chiese e delle Ong, questo
accordo chiamato Stca (Safe Third Country Agreement) è entrato
in vigore alla fine del 2004. Il Jrs si è apertamente opposto
all'accordo e in una udienza della Commissione parlamentare per
la cittadinanza e l'immigrazione lo scorso febbraio ha cercato
di illustrare gli effetti della nuova politica e ha auspicato delle
modifiche. Padre Jack Costello ha fatto notare alla Commissione che
gli Usa non sono un Paese sicuro per molti rifugiati e che l'accordo
doveva essere visto alla luce anche della politiche restrittive già
in atto. «Nell'insieme queste politiche dimostrano che c'è
una chiara scelta del Governo canadese e delle sue agenzie rispetto
ai rifugiati e ai richiedenti asilo - ha dichiarato padre Costello -.
Non cerchiamo di proteggere loro, ma di proteggere noi stessi, anche
quando non ci sono ragioni di avere timori o sospetti». Se l'Accordo
non porterà grandi vantaggi agli Usa, dal momento che solo 200
persone all'anno attraversano il confine dal Canada diretti negli
Stati Uniti, tuttavia tra le 11 e 14mila persone che transitano negli
aeroporti Usa diretti in Canada (Paese considerato più aperto
e generoso nell'assistenza sociale ai richiedenti asilo), non
potranno proseguire il loro viaggio.
Jrs Dispatches
Gesuiti
Meno di 20mila nel mondo
La Curia generalizia della Compagnia di Gesù ha reso noto i dati
statistici sulla presenza dei gesuiti nel mondo il 1° gennaio 2005.
A quella data il numero complessivo era di 19.850, di cui 13.966 sacerdoti,
3.051 scolastici (gesuiti in formazione), 1.921 fratelli e 909 novizi.
Rispetto all'anno precedente, il calo è di 320 membri.
Per la prima volta da molti anni il numero è sceso sotto i 20mila.
L'anno scorso sono entrati nella Compagnia 512 persone, 414 sono
morte e 418 hanno lasciato l'ordine. Le diminuzioni più
consistenti, in percentuale, riguardano America Latina (-2,8%), Europa
e Stati Uniti (-2,5%), mentre Africa e Asia orientale restano sostanzialmente
stabili e l'Asia meridionale cresce dello 0,4%. Complessivamente
in Europa i gesuiti erano il 33,4% del totale, in Asia meridionale il
20,2%, negli Stati Uniti il 16,7% e in America Latina il 15,2%. L'età
media è di circa 53 anni, quasi 60 per i sacerdoti, quasi 25
per gli scolastici e 62 per i fratelli.
www.jesuits-europe.org
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