FRANCESCO VIGNARCA
Mercenari S.p.A.
Rizzoli, Milano, 2004
pp. 264, € 8,50
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La guerra è diventata un business. Un affare riservato a grandi
imprese e favorito dalla liberalizzazione e dal progressivo disimpegno
degli Stati nei confronti della società e dell'economia.
La privatizzazione della guerra ha quindi ragioni prettamente economiche
ed è alla teoria economica che bisogna attingere per comprenderla.
Questa è la tesi sostenuta da Francesco Vignarca in questo libro.
«I soldati di ventura - spiega l'Autore - sono sempre esistiti.
Ma erano per lo più singoli o piccoli gruppi che accettavano
di combattere dietro un compenso. Oggi è diverso. La fine della
guerra fredda e con essa la fine della necessità da parte degli
Stati di mantenere i sistemi difensivi, è stata la premessa politica
del cambiamento. Al quale si sono affiancate le dottrine che predicavano
la liberalizzazione dei mercati. In questo varco si sono inserite grandi
società (alcune delle quali quotate in Borsa) che hanno fiutato
l'affare».
Inizialmente ai privati vengono affidati i servizi (logistica, sicurezza
degli impianti, ecc.), ma presto la loro partecipazione attiva ai combattimenti
diventa una realtà. I nuovi mercenari (anche se Vignarca preferisce
non chiamarli così, perché ritiene il termine inadatto
a esprimere il fenomeno) fanno la loro comparsa sui principali fronti
di guerra (Eritrea, Etiopia, Sierra Leone, Angola, ex Iugoslavia). Ma
è in Iraq che la dinamica diventa evidente. «Questo - spiega
Vignarca - trasforma il modo di condurre una guerra. Gli Stati non sono
più presenti direttamente, ma la loro influenza è comunque
assicurata da queste società private. Con una differenza fondamentale:
gli Stati, attraverso i meccanismi democratici (anche se imperfetti),
possono offrire garanzie di trasparenza nelle dinamiche della guerra.
Le società, soprattutto le multinazionali, non lo faranno mai».
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