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 Giugno/Luglio 2005 - Cultura, culture

Il libro del mese

FRANCESCO VIGNARCA
Mercenari S.p.A.
Rizzoli, Milano, 2004
pp. 264, € 8,50


La guerra è diventata un business. Un affare riservato a grandi imprese e favorito dalla liberalizzazione e dal progressivo disimpegno degli Stati nei confronti della società e dell'economia. La privatizzazione della guerra ha quindi ragioni prettamente economiche ed è alla teoria economica che bisogna attingere per comprenderla. Questa è la tesi sostenuta da Francesco Vignarca in questo libro.
«I soldati di ventura - spiega l'Autore - sono sempre esistiti. Ma erano per lo più singoli o piccoli gruppi che accettavano di combattere dietro un compenso. Oggi è diverso. La fine della guerra fredda e con essa la fine della necessità da parte degli Stati di mantenere i sistemi difensivi, è stata la premessa politica del cambiamento. Al quale si sono affiancate le dottrine che predicavano la liberalizzazione dei mercati. In questo varco si sono inserite grandi società (alcune delle quali quotate in Borsa) che hanno fiutato l'affare».
Inizialmente ai privati vengono affidati i servizi (logistica, sicurezza degli impianti, ecc.), ma presto la loro partecipazione attiva ai combattimenti diventa una realtà. I nuovi mercenari (anche se Vignarca preferisce non chiamarli così, perché ritiene il termine inadatto a esprimere il fenomeno) fanno la loro comparsa sui principali fronti di guerra (Eritrea, Etiopia, Sierra Leone, Angola, ex Iugoslavia). Ma è in Iraq che la dinamica diventa evidente. «Questo - spiega Vignarca - trasforma il modo di condurre una guerra. Gli Stati non sono più presenti direttamente, ma la loro influenza è comunque assicurata da queste società private. Con una differenza fondamentale: gli Stati, attraverso i meccanismi democratici (anche se imperfetti), possono offrire garanzie di trasparenza nelle dinamiche della guerra. Le società, soprattutto le multinazionali, non lo faranno mai».


Enrico Casale




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