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Il 19 aprile 2005, il cardinale Joseph Ratzinger saliva sulla Cattedra
di san Pietro con il nome di Benedetto XVI. Da una lettura attenta dei
primi discorsi è possibile cogliere già le linee guida
del suo pontificato: fedeltà al Concilio e rinnovamento della
Chiesa, collegialità e unità dei cristiani, dialogo interreligioso
e con il mondo.
Fedeltà al Concilio e rinnovamento della Chiesa
«Voglio affermare con forza la decisa volontà di proseguire
nell'impegno di attuazione del Concilio Vaticano II, sulla scia
dei miei Predecessori». È la scelta di fondo. Tuttavia,
pur nella continuità, Benedetto XVI fa capire che il suo non
sarà un pontificato fotocopia.
Giovanni Paolo II, si era impegnato in un «pontificato itinerante»,
che lo ha reso missionario del mondo. Benedetto XVI, invece, fa intendere
che si dedicherà soprattutto al rinnovamento della Chiesa: meno
viaggi e più governo. In particolare si propone di aiutare i
fedeli a divenire «adulti nella fede»: «"Adulta"
non è una fede che segue le onde della moda e l'ultima
novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata
nell'amicizia con Cristo. È quest'amicizia che ci
apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per
discernere tra vero e falso, tra inganno e verità. Questa fede
adulta dobbiamo maturare, a questa fede dobbiamo guidare il gregge di
Cristo» (Omelia del 18 aprile 2005).
Collegialità e unità dei cristiani
In secondo luogo, il nuovo Papa intende impegnarsi seriamente a realizzare
la collegialità nella Chiesa e l'unità con le Chiese
sorelle. «Come Pietro e gli altri Apostoli - dice nel messaggio
del 20 aprile - costituirono per volere del Signore un unico Collegio
apostolico, allo stesso modo il Successore di Pietro e i Vescovi, successori
degli Apostoli, - il Concilio lo ha con forza ribadito (cfr Lumen
gentium, n. 22) -, devono essere tra loro strettamente uniti».
«Su questo sentiero» - insiste Benedetto XVI - «intendo
proseguire anch'io». E aggiunge: il nuovo Papa avrà
«come impegno primario quello di lavorare senza risparmio di energie
alla ricostituzione della piena e visibile unità di tutti i seguaci
di Cristo. Questa è la sua ambizione, questo il suo impellente
dovere. Egli è cosciente che per questo non bastano le manifestazioni
di buoni sentimenti. Occorrono gesti concreti che entrino negli animi
e smuovano le coscienze» (ivi).
Dialogo interreligioso e con il mondo
Nello stesso tempo, Benedetto XVI sceglie decisamente il dialogo, rivolgendosi
«a tutti, anche a coloro che seguono altre religioni o che semplicemente
cercano una risposta alle domande fondamentali dell'esistenza
e ancora non l'hanno trovata». E, come a uomini di dialogo,
chiede «la disponibilità di tutti i cattolici a cooperare
per un autentico sviluppo sociale, rispettoso della dignità d'ogni
essere umano» (ivi).
Ce la farà il nuovo Papa ad abbracciare orizzonti tanto vasti?
Se lo chiede egli stesso: «Io debole servitore di Dio devo assumere
questo compito inaudito, che realmente supera ogni capacità umana.
Come posso fare questo? Come sarò in grado di farlo?».
E supplica: non lasciatemi solo, «non devo portare da solo ciò
che in realtà non potrei mai portare da solo» (Omelia
del 24 aprile 2005). Padre Santo, noi saremo sempre con Te, non ti lasceremo
mai solo!
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