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  Giugno/Luglio 2005 - Editoriale

Padre Santo, non ti lasceremo solo


Il 19 aprile 2005, il cardinale Joseph Ratzinger saliva sulla Cattedra di san Pietro con il nome di Benedetto XVI. Da una lettura attenta dei primi discorsi è possibile cogliere già le linee guida del suo pontificato: fedeltà al Concilio e rinnovamento della Chiesa, collegialità e unità dei cristiani, dialogo interreligioso e con il mondo.

Fedeltà al Concilio e rinnovamento della Chiesa
«Voglio affermare con forza la decisa volontà di proseguire nell'impegno di attuazione del Concilio Vaticano II, sulla scia dei miei Predecessori». È la scelta di fondo. Tuttavia, pur nella continuità, Benedetto XVI fa capire che il suo non sarà un pontificato fotocopia.
Giovanni Paolo II, si era impegnato in un «pontificato itinerante», che lo ha reso missionario del mondo. Benedetto XVI, invece, fa intendere che si dedicherà soprattutto al rinnovamento della Chiesa: meno viaggi e più governo. In particolare si propone di aiutare i fedeli a divenire «adulti nella fede»: «"Adulta" non è una fede che segue le onde della moda e l'ultima novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell'amicizia con Cristo. È quest'amicizia che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità. Questa fede adulta dobbiamo maturare, a questa fede dobbiamo guidare il gregge di Cristo» (Omelia del 18 aprile 2005).

Collegialità e unità dei cristiani
In secondo luogo, il nuovo Papa intende impegnarsi seriamente a realizzare la collegialità nella Chiesa e l'unità con le Chiese sorelle. «Come Pietro e gli altri Apostoli - dice nel messaggio del 20 aprile - costituirono per volere del Signore un unico Collegio apostolico, allo stesso modo il Successore di Pietro e i Vescovi, successori degli Apostoli, - il Concilio lo ha con forza ribadito (cfr Lumen gentium, n. 22) -, devono essere tra loro strettamente uniti». «Su questo sentiero» - insiste Benedetto XVI - «intendo proseguire anch'io». E aggiunge: il nuovo Papa avrà «come impegno primario quello di lavorare senza risparmio di energie alla ricostituzione della piena e visibile unità di tutti i seguaci di Cristo. Questa è la sua ambizione, questo il suo impellente dovere. Egli è cosciente che per questo non bastano le manifestazioni di buoni sentimenti. Occorrono gesti concreti che entrino negli animi e smuovano le coscienze» (ivi).

Dialogo interreligioso e con il mondo
Nello stesso tempo, Benedetto XVI sceglie decisamente il dialogo, rivolgendosi «a tutti, anche a coloro che seguono altre religioni o che semplicemente cercano una risposta alle domande fondamentali dell'esistenza e ancora non l'hanno trovata». E, come a uomini di dialogo, chiede «la disponibilità di tutti i cattolici a cooperare per un autentico sviluppo sociale, rispettoso della dignità d'ogni essere umano» (ivi).
Ce la farà il nuovo Papa ad abbracciare orizzonti tanto vasti? Se lo chiede egli stesso: «Io debole servitore di Dio devo assumere questo compito inaudito, che realmente supera ogni capacità umana. Come posso fare questo? Come sarò in grado di farlo?». E supplica: non lasciatemi solo, «non devo portare da solo ciò che in realtà non potrei mai portare da solo» (Omelia del 24 aprile 2005). Padre Santo, noi saremo sempre con Te, non ti lasceremo mai solo!



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