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 Agosto/Settembre 2005 - I gesuiti in Africa orientale

Emergenza/1. Aids
Ajan, l'Hiv cade nella rete
La Compagnia di Gesù ha creato un network per coordinare tutte le iniziative che lavorano nel continente per prevenire la diffusione del virus e per assistere e curare chi ne è colpito. Perché l'Aids, come dice il coordinatore padre Michael Czerny, «Non è soltanto un'emergenza sanitaria, ma è allo stesso tempo fonte di povertà e frutto della povertà».

«Su un punto non c'è dubbio: per l'Africa, l'Aids è la più grande tragedia della storia dopo la tratta degli schiavi». Il padre gesuita Michael Czerny non ha perplessità: il virus è più di un'emergenza sanitaria, è una tragedia frutto, allo stesso tempo, della povertà e fonte di povertà. Una minaccia che colpisce 25 milioni di persone e ha già causato 12 milioni di orfani, alla quale si deve rispondere in modo coordinato senza trascurare né l'assistenza ai malati, né gli effetti sul tessuto economico e sociale del continente. Padre Czerny parla con cognizione di causa. Da tre anni è il responsabile della Rete Aids dei Gesuiti Africani (Ajan), un'organizzazione istituita dalla Compagnia di Gesù per mettere in rete e coordinare tutte le iniziative che l'ordine religioso ha creato in Africa. «Dopo la Conferenza Mondiale sull'Aids che si è tenuta a Durban nel 2000 - spiega padre Czerny -, i gesuiti in Africa hanno avvertito il bisogno di rispondere insieme e in modo coordinato alle molteplici sfide che pone il virus. È nato così Ajan. La sua missione è d'incoraggiare e di assistere i gesuiti a rispondere alla minaccia di questa terribile malattia in modo efficace ed evangelico».

Gesuiti in prima linea
«L'Aids - osserva Elphège Quenum, un giovane gesuita che lavora insieme a padre Czerny - è una malattia che ha colpito la popolazione a tutti i livelli. È un'epidemia che ha trovato terreno fertile nella povertà, nella violenza, nella fame, in sistemi sanitari a pezzi. Tutto questo ha contribuito alla sua diffusione, alla quale non sono indifferenti neppure l'ignoranza, i pregiudizi, la discriminazione. Come gesuiti non possiamo restare insensibili a questa sfida. Cristo è venuto su questa terra per alleviare le sofferenze. E noi, se vogliamo seguire il suo esempio, dobbiamo impegnarci per alleviare le sofferenze dei malati di Aids. Come? Innanzi tutto con aiuti concreti. Ma come religiosi dobbiamo anche portare il conforto, l'amore e la speranza di Gesù Cristo ai malati». Nell'Africa subsahariana i gesuiti sono 1.360 e lavorano in 29 Paesi. In 22 di questi lottano contro il virus assistendo malati e sieropositivi. Anche se il loro raggio d'azione è più vasto della sola assistenza ai malati perché si prendono carico anche dei giovani a rischio, dei parenti e degli orfani. «Assistere i malati è importante - gli fa eco padre Czerny -, ma è altrettanto importante sostenere i familiari. Con risorse e personale limitati (contro l'Aids sono impegnati solo una decina di gesuiti a tempo pieno e 150 a tempo parziale), cerchiamo di aiutare soprattutto i membri più vulnerabili (anziani, orfani, disabili). Aiutiamo economicamente molti nonni che, a causa dell'Aids, hanno perso i figli e si trovano in carico i nipoti. Aiutiamo anche gli orfani pagando le rette scolastiche, affinché non abbandonino gli studi, e diamo assistenza spirituale e psicologica ai più traumatizzati».

L'Aids si combatte in rete
L'Ajan non organizza progetti, ma lavora come un'organizzazione di sostegno per coordinare e rendere più efficaci i progetti nei singoli Paesi, condividere le esperienze e mettere a disposizione nuovo materiale di analisi e di studio. «Ajan - spiega padre Czerny - è una rete. I suoi scopi principali sono aiutare e incoraggiare chi lavora nel campo dell'Aids. Ogni mese, visito un Paese africano parlando con i gesuiti che lavorano sul campo. Cerco di capire i loro problemi, di aiutarli a risolverli, di metterli in contatto con altri gesuiti che hanno affrontato le stesse difficoltà, di creare sinergie con altri gruppi». In questo settore anche la ricerca, la comunicazione e la formazione sono importanti. L'Ajan pubblica un bollettino elettronico, AjanNews, che esce in francese, inglese e portoghese. Vengono inoltre pubblicati libri, articoli ed è attivo un sito internet (www.jesuitaids.net).
«Siamo convinti - spiega Quenum - che la pandemia può essere fermata anche grazie alla formazione. Per questo lavoriamo molto con i giovani informandoli sull'Aids, insistendo molto sui valori cattolici e sulla prevenzione come arma per arrestare il contagio». Un grande sforzo per combattere una malattia che non è solo malattia. «L'Aids - conclude padre Czerny -, lo ripeto, non è soltanto un'emergenza sanitaria. E riusciremo a sconfiggerlo solo se, oltre a curare il virus, sapremo risolvere i problemi a esso correlati: povertà, guerre, disoccupazione, corruzione. Se non affronteremo il problema in questo modo, non lo batteremo».


 





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