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 Agosto/Settembre 2005 - I gesuiti in Africa orientale

Emergenza/3. Gli slum
Kangemi, la fede in azione
I gesuiti dell'Africa Orientale gestiscono alcune parrocchie, tra le quali San Giuseppe Lavoratore a Kangemi (Nairobi). Kangemi è uno slum nel quale vivono 100mila persone in condizioni di povertà. Qui i gesuiti hanno creato comunità di preghiera che, partendo proprio dall'esperienza religiosa, si sono rivelate ottimi organismi di base per la gestione dei servizi per la popolazione. Presentiamo un intervento del parroco, padre Gerry Whelan, che spiega la genesi e l'organizzazione delle comunità di base e le modalità di intervento contro la povertà.

La mia parrocchia è San Giuseppe Lavoratore a Kangemi, Nairobi (Kenya). È un quartiere di povera gente. A noi, gesuiti, è stato chiesto di creare la parrocchia nel 1985 quando gli abitanti erano 35mila, oggi sono 100mila. Il lavoro parrocchiale segue una strategia delineata dai vescovi dell'Africa Orientale: fondare tutte le attività parrocchiali su un numero di piccoli gruppi chiamati Piccole Comunità Cristiane (Pcc). Nel nostro caso abbiamo 20 comunità di 50 famiglie distribuite in tutta Kangemi. Questi gruppi hanno propri dirigenti e si incontrano una volta la settimana per un'ora e mezza. In questi incontri si dedica metà del tempo alla preghiera e l'altra metà a parlare delle attività di servizio alla comunità.

Piccole comunità in preghiera
Se da un lato, il lavoro portato avanti in questi incontri è vitale per lo sviluppo della comunità, dall'altro, è importante capire come i membri delle Pcc pregano e come quella preghiera influenzi il loro lavoro. Durante gli incontri delle Pcc, i membri pregano con la Bibbia. Leggono un passo, solitamente il Vangelo che sarà letto durante la Messa domenicale. Stanno in silenzio per alcuni minuti e poi parlano di come il passo ha colpito le loro sensibilità e come si cali nelle loro vite.
Il gruppo dirigente nella parrocchia dedica molto tempo ed energie nel formare i responsabili di questi gruppi nella guida della preghiera. Con il tempo, ho capito che pregare in questo modo comporta e provoca importanti cambiamenti nelle loro vite, portando a tre nuovi modi di condotta: leadership non autoritaria, uguaglianza uomo-donna e inclusione etnica.
Leadership non autoritaria - Spesso agli incontri biblici i leader del gruppo tengono lunghe omelie invece che condividere le sensazioni. Tuttavia, dopo una lunga formazione, gli individui imparano a condividere le loro sensazioni e i leader imparano a interagire piuttosto che a imporsi. Ci siamo resi conto che formare gli individui al «comando come servizio disinteressato» sia controcorrente. La leadership keniana è stata dispotica per anni. Questo comportamento inizia a essere emulato dalla gente. Noi utilizziamo l'esperienza religiosa per aiutare gli individui a cambiare.
Uguaglianza uomo-donna - Un argomento trattato nelle sessioni di preghiera riguarda il rapporto uomo-donna. Incontrarsi e scambiarsi sensazioni su una base di eguaglianza non è usuale per la maggior parte della popolazione di Kangemi. Le culture tradizionali non invitano le donne a condividere le loro opinioni con gli uomini. Agli uomini spetta quel tipo di leadership autoritaria descritta sopra. Formare gli uomini a esercitare l'umiltà nel comando e a praticare il dialogo significa aiutarli a sviluppare atteggiamenti che implicano un riorientamento culturale del loro ruolo. Viceversa, invitare le donne a prendere confidenza e a contribuire alla comunità su un piano di eguaglianza, implica un cambiamento dei loro costumi. Nondimeno non solo le donne, ma anche gli uomini, sperimentano gioia e liberazione nello scoprire questi nuovi modi di rapportarsi.
Inclusione etnica - Un argomento importante nella nostra zona è l'etnicità. La nostra è un'area dove sono concentrati i luhya emigrati da Ovest. Rappresentano il 40% dei residenti. I kikuyu, etnia autoctona, sono anch'essi il 40%. Nonostante questo, gli immigrati si sentono esclusi e, se non si presta attenzione, si corre il rischio che modelli di esclusione si riproducano in parrocchia. Nelle Pcc stiamo attenti ad accogliere allo stesso modo tutte le etnie. Ad esempio nelle riunioni usiamo lo swahili, la lingua nazionale, e non le lingue delle etnie. Quando assistiamo in questo modo i membri delle comunità di preghiera, siamo testimoni di alcuni sorprendenti risultati. In realtà, le culture locali dalle quali i parrocchiani provengono hanno già forti valori di solidarietà. Quando emigrano c'è una tendenza a smarrire questi valori. L'appartenenza alle Pcc aiuta i membri a recuperare ciò che è prezioso nella loro cultura.

Piccole comunità in azione
Se metà degli incontri è dedicata alla preghiera, nell'altra metà si discute dei servizi comunitari offerti a cattolici e non. Abbiamo gruppi assegnati a vari programmi. Assicuriamo assistenza ai poveri indigenti, grazie a una speciale colletta mensile durante la messa. Ci dedichiamo ai bisogni di assistenza sanitaria, incluso un servizio di assistenza domiciliare per persone affette da Aids con il supporto di infermiere professionali e psicologi. Un'altra responsabilità riguarda «la giustizia e la pace»: interpellare le autorità locali sui problemi della comunità come furti, produzione illegale di alcol e violenza sulle donne. Infine, la parrocchia ha un programma educativo per ragazzi affetti da Aids, che lavora a contatto con i membri delle Pcc.
Il lavoro della comunità è sostenuto (e talvolta complicato) dall'intervento di ong. Alcune ong svolgono un buon lavoro e ci avvantaggiamo della loro collaborazione. Le ong possono però anche ostacolare gli sforzi volti a costruire uno spirito volontario nelle Pcc. Per esempio, la pratica delle ong di pagare i residenti per partecipare a una riunione ha sollevato gli interrogativi delle persone che partecipavano alle riunioni della parrocchia senza essere pagati. Una situazione delicata si ha quando le ong assumono persone delle Pcc che lavorano come addetti di comunità nei settori dell'Aids o della difesa dei diritti umani. Potenzialmente è positivo per l'area. Ma può avere conseguenze distruttive per le dinamiche delle Pcc quando, per esempio, gli individui cercano posizioni di leader nelle Pcc nell'intento di essere poi assunti da una ong. Alcune ong hanno anche fotografato gli incontri di preghiera delle Pcc e li hanno fatti passare come il risultato dello sviluppo delle loro comunità.
Intense collaborazioni tra ong e organizzazioni religiose possono essere tuttavia molto produttive per la comunità, soprattutto se sono fondate su un'effettiva partecipazione comunitaria e su un'analisi sociale. Le ong hanno il vantaggio di lavorare con un'istituzione che gode della fiducia della comunità e di un certo radicamento. Mentre le organizzazioni religiose rappresentano la base fondamentale per la costruzione della comunità attraverso il rafforzamento dei valori: famiglia, giustizia sociale e onestà. Le ong apportano il loro contributo essenziale a favore dello sviluppo in termini di know-how e risorse finanziarie.

Azione sociale ad ampio livello
Le attività di quartiere delle Pcc favoriscono lo sviluppo della comunità a più ampio livello. I leader, che formiamo in un contesto religioso, diventano attivi in organizzazioni comunitarie laiche. In molti casi, essi assumono la leadership anche in queste organizzazioni. Ciò è vero soprattutto per le donne. L'attività dei gruppi di Kangemi ha assunto rilevanza nazionale. Questi gruppi si impegnano in attività come: microfinanza, azione contro le distillerie illegali, ecc. La formazione offerta dalla parrocchia non è l'unica base per la leadership nei gruppi comunitari, ma è determinante.
Inoltre a livello di azione sociale, cooperiamo attivamente nell'area con altre Chiese e con i musulmani. Recentemente, le organizzazioni religiose hanno avviato una campagna contro la vendita illegale di alcol e di droghe chimiche. Abbiamo organizzato una marcia di protesta e un'assemblea che hanno mobilizzato migliaia di persone. I leader musulmani e cristiani hanno partecipato insieme ai rappresentanti dell'amministrazione locale, il capo dell'area, che ha supportato l'iniziativa fattivamente. Insieme hanno costruito un comitato di azione. Un'altra area di azione comune ha riguardato la crisi che si è sviluppata nel quartiere residenziale dell'area. A Kangemi ci sono soprattutto abitazioni umili. Tuttavia, in una piccola zona c'è un quartiere residenziale con case grandi e costose dove vivono alcune personalità. In seguito a un'ondata di criminalità, i residenti di questo quartiere hanno eretto cancelli sulle strade che attraversano la zona. La costruzione di questi cancelli era illegale perché impediva il passaggio degli abitanti delle aree più povere. Come prima reazione alla costruzione dei cancelli, la gente di Kangemi ha organizzato una marcia non violenta di protesta e ha rimosso i cancelli. È stato drammatico perché la polizia è intervenuta con il lancio di gas lacrimogeni. I cancelli sono comunque stati tolti e non sono più stati rimontati. Dopo questi eventi, la tensione è rimasta alta fra le due comunità. Alcuni membri delle associazioni dei residenti erano erroneamente convinti che io fossi l'organizzatore dell'intera protesta. Non era vero, ma ciò mi ha messo nella posizione di poter aprire spiragli nei negoziati. Ciò che è seguito, è stato un processo di riconciliazione tra le classi sociali. Il comitato dei residenti ha preso questo messaggio molto seriamente e si è fatto coinvolgere in una serie di cooperative con le organizzazioni comunitarie della zona.

Conclusioni
Gli anni nei quali ho avuto il privilegio di servire come pastore nella parrocchia di Kangemi mi hanno convinto che le organizzazioni religiose offrono contributi essenziali e unici per far crescere la comunità delle zone degradate. Le credenziali della maggior parte delle organizzazioni non governative sono state riconosciute come valide da anni, spesso trascurando intenzionalmente il fondamento religioso del lavoro. Credo che sia un'omissione grave. Penso invece che la formazione religiosa che offriamo sia quella più necessaria alla crescita del capitale sociale. Quando la religione opera come Dio ci ha insegnato, è un indispensabile contributo al progresso umano.


Gerard Whelan S.I.





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