MICHELA FONTANA
Matteo Ricci
Un gesuita alla corte dei Ming
Mondadori, Milano, 2005
pp. 347, E 18,50
|
|
Le inquietudini che assillano l'Europa a causa della apparentemente
inarrestabile crescita economica cinese erano del tutto sconosciute
sul finire del XVI secolo quando, giovanissimo, il gesuita maceratese
Matteo Ricci fu ammesso nel territorio del Paese di Mezzo. Ma, in realtà,
era gran parte dell'universo culturale orientale a non essere
per nulla conosciuto agli europei. La stessa cosa si può dire
riguardo alle cognizioni che i cinesi avevano di questi barbari provenienti
da occidente.
È ormai cosa nota che Matteo Ricci abbia svolto un ruolo indispensabile
nello sviluppo della conoscenza reciproca tra l'Europa e la Cina,
avvicinando le due grandi civiltà. Tuttavia mancava un lavoro
divulgativo capace di accompagnare il lettore nell'effettivo percorso
intellettuale di questo straordinario gesuita. Partito adolescente da
Macerata alla volta di Roma, probabilmente con l'intento di entrare
a far parte della burocrazia amministrativa pontificia, Ricci sarà
invece ricordato come il primo interlocutore con un mondo lontano.
Ricci tradusse il suo nome in Li Madou, tuttavia sarà Xitai (maestro
del grande Occidente) il titolo con il quale verrà comunemente
chiamato dai cinesi che lui imparò ad amare e dai quali venne
riconosciuto come amico.
In deroga alla inflessibile tradizione, l'imperatore Wanli concesse
che Xitai-Ricci fosse sepolto in terra cinese: privilegio che rimane
ancora oggi impensabile; inequivocabile riconoscimento della autorevolezza
che il Celeste Impero attribuì a questo straniero venuto senza
un esercito, ma spinto dal desiderio di condividere e comunicare quella
Salvezza che si incarna e incultura in ogni epoca e luogo.
Michela Fontana, con l'abilità narrativa e la capacità
espositiva che ha già più volte dimostrato, racconta in
maniera avvincente e ben documentata l'esportazione del sapere
scientifico delle università europee alla corte della dinastia
Ming.
|