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  Aprile 2006 - Dossier: Nuovi movimenti religiosi


Quale salvezza?

Riscoperta di millenarie tradizioni religiose, perlopiù orientali; proliferazione, nelle sue molteplici varianti, di pratiche New Age; diffusione di sette difficilmente catalogabili ma accomunate dalla promessa di benessere fisico e interiore: in Occidente (Italia compresa) il «supermarket delle fedi» è sempre affollato. Quali le motivazioni profonde del fenomeno? Quali le ambiguità e le potenzialità? Quali le risposte (e i ritardi) della comunità ecclesiale?

Riscoperta di millenarie tradizioni religiose, perlopiù orientali; proliferazione, nelle sue molteplici varianti, di pratiche New Age; diffusione di sette difficilmente catalogabili ma accomunate dalla promessa di benessere fisico e interiore: in Occidente (Italia compresa) il «supermarket delle fedi» è sempre affollato. Quali le motivazioni profonde del fenomeno? Quali le ambiguità e le potenzialità? Quali le risposte (e i ritardi) della comunità ecclesiale?

Se gli uomini non avessero bisogno di salvezza le religioni sarebbero inutili, ma le religioni diventano superflue anche quando non sono più in grado di portare rimedio alle malattie fisiche e ai disagi psicologici dell'uomo nel suo vivere quotidiano.

È questo il rimprovero che, da più parti, viene mosso al cristianesimo: l'incapacità, o l'incompetenza, della religione cristiana di offrire un rimedio ai mali dell'uomo contemporaneo; un essere che è malato nel corpo e nello spirito.

Nonostante la grande varietà dei nuovi movimenti religiosi, tutti si pongono in alternativa alle religioni istituzionali ufficiali. Lo fanno con una loro visione del mondo religioso/sacrale, oppure con particolari obiettivi quali: la conoscenza trascendentale, l'illuminazione spirituale, l'auto-realizzazione o la proposta di risposte nuove agli interrogativi fondamentali dell'uomo.

Si tratta di nuovi elementi che intervengono ad accrescere la complessità anche all'interno dell'ambito religioso in una società già di per sé frammentata. Tale fenomeno è l'indicatore significativo che i bisogni spirituali sono piuttosto diffusi, anche se non abbastanza compresi e identificati. Ciò che viene contestato alla Chiesa e alle istituzioni religiose, sia in ambito cattolico che non, è di non rispondere adeguatamente. Premesso tutto ciò, è interessante cercare di individuare le caratteristiche fondamentali e le motivazioni profonde che stanno alla base del proliferare, in Italia come in tutto l'Occidente, dei nuovi movimenti religiosi.

Rimane attuale il rapporto pubblicato il 2 maggio 1986 a cura del Segretariato per l'unione dei cristiani, del Segretariato per i non credenti, del Segretariato per i non cristiani e del Pontificio consiglio per la cultura. Esso si basava su un precedente questionario e sulla documentazione inviata dalle Conferenze episcopali regionali e nazionali, e cercava di evidenziare le ragioni intellettuali e affettive dell'espansione dei nuovi movimenti e gruppi religiosi raggruppandole sotto nove titoli principale.

È interessante passarli in rassegna.

La ricerca di appartenenza - Partendo dalla considerazione che il mondo contemporaneo appare disgregato e le relazioni umane sempre più frammentate e superficiali, l'uomo avverte l'esigenza di stare insieme in un contesto di amore, di comunione, di condivisione, di accettazione; in un clima, cioè, che offra sicurezza e protezione, attenzione e fraternità, accoglienza e solidarietà, soprattutto a quanti risultano emarginati.

La ricerca di risposte - Mentre la complessità e la problematicità sembrano segnare il XX secolo, l'uomo cerca risposte semplici, preconfezionate, versioni semplificate e parziali della verità e dei valori tradizionali, direttive ben chiare, prove «soprannaturali» che garantiscano di essere dalla parte giusta.

La ricerca di integrità - Se la società discrimina ed emargina, esclude e mortifica l'originalità del singolo, massificandolo e coartandolo, l'uomo cerca un ambito esistenziale che permetta la spontaneità, che gli faccia provare sensazioni forti, che gli garantisca la guarigione fisica e spirituale, che gli consenta un rapporto nuovo con la vita.

La ricerca di identità culturale - Laddove la società è fortemente disgregata e dissociata dai valori culturali, sociali e religiosi tradizionali, si avverte l'esigenza di un ampio spazio per il recupero dell'eredità religioso-culturale tradizionale e di uno stile di preghiera e di predicazione strettamente legato alle caratteristiche e alle aspirazioni delle persone.

Il bisogno di essere riconosciuto - Immerso nella folla anonima e impersonale, privato dei lineamenti caratteristici della sua originalità, l'uomo desidera sviluppare il proprio potenziale, evidenziare e affermare le proprie capacità, appartenere a un gruppo che lo prenda in seria considerazione.

La ricerca di trascendenza - Di fronte all'apparente insistenza unilaterale della Chiesa su questioni morali o su aspetti istituzionali, con il rischio di limitarsi al controllabile, al verificabile, all'immediato, l'uomo avverte in sé domande ultime e importanti che rivelano il senso del mistero, un interesse per il messianismo, una preoccupazione per ciò che deve venire.

Il bisogno di una direzione spirituale - La mancanza di aiuto a «coloro che sono in ricerca», da parte dei genitori e degli educatori, fa emergere il ruolo direttivo e di orientamento esercitato dai capi carismatici, con uno stile che genera sottomissione e, spesso, una «devozione quasi isterica».

Il bisogno di visione - Le situazioni conflittuali in cui si agita il mondo odierno e l'inquietudine per il futuro sempre più incerto sottolineano il desiderio, talora vago, di migliorare il mondo e quindi di vedere prospettato l'inizio di una nuova epoca, di un nuova era, di una «nuova visione» di sé, dell'umanità, della storia, del cosmo.

Il bisogno di partecipazione e di impegno - Il non sentirsi coinvolti nei processi decisionali e il non essere considerati attivi costruttori di un futuro diverso accrescono l'aspirazione a scoprire il compito personale, unico e irripetibile che ognuno è chiamato a realizzare per la costruzione di un mondo migliore.

In che modo i nuovi movimenti religiosi rispondono (promettono di farlo) a questi bisogni? Essenzialmente insistendo su tre fattori: il ricorso a un'esperienza interiore, un messaggio di salvezza e l'aderenza a una comunità.

L'esperienza interiore proposta conduce all'auto-realizzazione, a un miglioramento delle capacità mentali, all'equilibrio psicofisico, al benessere generale e si basa su tecniche pratiche. Il messaggio di salvezza si presenta come l'accompagnamento verso la scoperta di una verità trascendente, segreta, di origine mistica, che si rivela o si capta attraverso l'esperienza individuale interiore e che si rafforza con pratiche rituali in cui è spesso presente una componente magica. Infine i movimenti si presentano come comunità «consacrate» in grado di ri-definire non solo l'identità del soggetto, ma l'intera realtà: tutti gli adepti pensano di essere «il sale della terra capace» di determinare trasformazioni straordinarie nei rapporti tra l'uomo e la natura, l'uomo e la realtà sociale, l'uomo e la donna, e così elencando.

La causa di fondo del sorgere dei nuovi culti sarebbe proprio la protesta contro la modernità e contro la più lacerante contraddizione che oppone una sfera pubblica, razionale, astratta, impersonale, a una sfera privata senza orientamenti e che pure deve decidere del proprio destino. Il desiderio dei nuovi movimenti religiosi è quello di dare una visione totalizzante del mondo in cui le spaccature e i dualismi risultino superati e redenti. Sono ormai in molti a ritenere che tale fenomeno vada interpretato come il bisogno di una nuova cultura fondata su valori di condivisione e di unione, in alternativa a una cultura dominante generatrice di incertezza e sofferenza, perché centrata su valori conflittuali, competitivi, di divisione.

La nuova religiosità si fonda, dunque, su una filosofia dell'unificazione: è cioè un pensiero «olistico», globale, totalizzante, che spinge all'unità, e ritiene illusori i conflitti, le contraddizione, i dualismi. È proprio tale approccio quello più appropriato a risolvere l'eccesso di antagonismo, di contrapposizione che caratterizza la nostra cultura; degenerata da «differenza» in «conflittualtà incontenibile». Uscire dal conflitto, dunque, salvare se stessi, ma salvare anche il mondo. La crisi di senso è globale, lo stato di socialità disgregata e di solitudine è crescente: serve una rigenerazione collettiva che il gruppo sembra consentire. Un ruolo importante è svolto anche dalla corporeità: si sente il bisogno di coinvolgere anche il corpo in un cammino spirituale che riguardi la totalità del sé, per superare il disagio di una cultura fondata sulla scissione fra corpo e spirito, avvertita oggi come fonte di dolore.

Alessandro Ananda


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