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| Aprile 2006 - Ombre cinesi |
Africa alla pechinese «La Cina concede un aiuto economico di oltre sei milioni di dollari alla Somalia»: la notizia è lanciata dall'Agenzia Nuova Cina, quindi fonte ufficiale; è abbastanza recente (26 dicembre 2005) da risultare interessante. Pone delle domande, prima tra tutte: che cosa ci fa l'alfiere del socialismo di mercato nel Corno d'Africa, nel caos somalo e, soprattutto, nella parte del Paese donatore (seppure per finanziare acquisti di beni e la messa in opera di progetti made in China)? Occorrerebbe fare più di un passo indietro per trovare l'origine di questo intervento, non certo sporadico, del millenario Impero di Mezzo sulle coste dell'Africa occidentale. In fondo, le sue giunche erano arrivate ancora più lontano e, in tempi più recenti, suoi «consiglieri» per lungo tempo avevano soggiornato tra le foreste e i deserti dei Paesi in lotta per la decolonizzazione. In questi Paesi che prima divennero «non allineati» e, poi, si ritrovarono o nel caos delle guerre civili o sotto regimi dittatoriali oppure direttamente nelle braccia dell'Occidente delle multinazionali, oggi è apparso nuovamente l'outsider cinese, questa volta in camicia e cravatta e non più con la casacca maoista. Nell'epoca della globalizzazione i cinesi hanno imparato presto il gioco dello scambio tra aiuti allo sviluppo e sostanziose concessioni petrolifere, minerarie, edilizie, stradali e ferroviarie (quello delle armi è un gioco che nessuno vuole giocare apertamente, un'altra storia...). Il Cina-Africa forum è dal 2000 lo strumento privilegiato di questi scambi, attuati con eguale vantaggio e reciproca soddisfazione tra Paesi che, almeno formalmente, continuano a condividere l'esperienza del Movimento dei non allineati. L'area maggiormente interessata sembra essere oggi il Sudan, di cui la Cina assorbe gran parte della produzione petrolifera con, a seguire, la Somalia, e in generale, tutta la costa orientale dell'Africa. Sono però 41 i Paesi africani con cui Pechino ha firmato accordi commerciali bilaterali, 28 quelli con cui esiste un accordo per facilitare gli investimenti. Nel 1950 il valore del commercio bilaterale tra continente africano nel suo complesso e Repubblica popolare cinese era di 12 milioni di dollari, saliti a 820 milioni nel 1979. Dal 2000 la crescita è stata costante e significativa: 10 miliardi di dollari in quell'anno, diventati oltre 29 miliardi nel 2004. Nel 2005 gli scambi sono cresciuti del 34,5% sfiorando i 40 miliardi di dollari. In sostanza, il commercio Cina-Africa è oggi dieci volte maggiore rispetto a dieci anni fa e addirittura di 100 volte superiore a quello di 30 anni fa e pone la Cina come maggior partner commerciale del continente. Si potrebbe scommettere sul fatto che le performance, alimentate dalla crescente sete energetica da parte cinese, dalla necessità di maggiori e migliori infrastrutture da parte africana, continueranno a essere sostenute, anche se forse a un ritmo meno forsennato. Sull'Africa, la Cina popolare ha finora puntato 1.075 miliardi di dollari, che, tradotti in renminbi, rappresentano una fetta rilevante dei suoi investimenti esteri, ma tradotti in risorse e politica rappresentano il suo futuro. A cura di Stefano Vecchia
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