Notizie dal mondo
Americhe
Trattato Usa-Colombia, i dubbi degli industriali Nella Colombia che si prepara alle elezioni del 29 maggio, con il presidente uscente Álvaro Uribe grande favorito nonostante rimangano irrisolti i gravi problemi del Paese (dalla guerriglia al narcotraffico), il governo ha siglato il 27 febbraio un Trattato di libero commercio (Tlc) con gli Stati Uniti, al termine di un negoziato durato 22 mesi. Dopo gli analoghi accordi con Cile e Centroamerica, prosegue così la politica statunitense di accordi bilaterali nel continente latinoamericano, dopo che - soprattutto per l'opposizione di Brasile, Argentina e Venezuela - è tramontato il piano di un unico mega-accordo (l'Alca, Area di libero commercio delle Americhe). Secondo il ministro per il Commercio, Jorge Humberto, con questa intesa «i prodotti colombiani, specialmente lo zucchero, la frutta, gli alimenti a base di carne e di latte, avranno libero accesso al mercato Usa»; Uribe, dal canto suo, si è detto convinto che, «incrementando le esportazioni, ci saranno più investimenti e questi permetteranno di aumentare le spese sociali». Meno ottimisti, benché in teoria beneficiari dell'accordo, diversi esponenti della classe imprenditoriale - insieme a molti settori della società civile -, preoccupati per le ripercussioni sul mercato locale e sui prezzi derivanti dalla concorrenza statunitense per quanto riguarda prodotti come i farmaci, il mais, la carne di pollo.
Un presidente Nobel per il Costa Rica Oscar Arias, 65 anni, avvocato ed economista, premio Nobel per la Pace nel 1987 e già alla guida della nazione tra 1986 e 1990, è il nuovo presidente del Costa Rica. La conferma definitiva della vittoria è arrivata più di un mese dopo le consultazioni del 5 febbraio: nel conteggio dei voti Arias, leader del conservatore Partido Liberación Nacional, e lo sfidante Ottón Solís, candidato del Partido Acción Ciudadana, di centro-sinistra, hanno lottato testa a testa, non senza qualche polemica su sospetti di brogli. Alla fine Arias l'ha spuntata per soli 18mila voti. I costaricani (molti dei quali, peraltro, hanno disertato le urne) chiedono al neopresidente maggiori investimenti nella sanità e nell'istruzione, settori in crisi permanente, e un generale rilancio dell'economia: benché il Costa Rica sia di gran lunga il Paese più benestante del Centroamerica, almeno il 20% della popolazione vive in condizioni di estrema povertà.
Falkland-Malvinas: suicidi tra i veterani Nel 1982 Argentina e Gran Bretagna combatterono la guerra delle Falkland-Malvinas, isole dell'Atlantico meridionale al largo delle coste sudamericane: una guerra-lampo (72 giorni) ma violentissima, unanimemente definita inutile (la disastrosa sconfitta argentina segnò peraltro la fine della dittatura militare). I morti nei combattimenti furono 323 da parte argentina (a cui vanno aggiunti i 326 marinai periti nell'affondamento dell'incrociatore «Belgrano») e 255 sul fronte britannico. Un'inchiesta della Federazione dei veterani di guerra pubblicata dal quotidiano La Nación rivela ora che gli ex-combattenti argentini suicidatisi in seguito ai traumi psichici riportati nel conflitto hanno superato il numero dei caduti in guerra: sarebbero, infatti, almeno 350 (454 secondo un'altra stima) i reduci che, nei 24 anni successivi alla guerra, si sono tolti la vita. Inoltre, il 78% degli ex-combattenti ancora in vita soffre di disturbi del sonno e il 28% ammette di avere più volte pensato al suicidio. Analoga la situazione in Gran Bretagna, dove - secondo un'indagine parallela risalente al 2002 - i suicidi avrebbero superato i morti in battaglia.
Usa, 325 mila nomi sulla lista del terrorismo Il Centro nazionale antiterrorismo Usa è in possesso di una lista comprendente 325mila nomi di terroristi e di persone legate all'attività terroristica, un numero che si è quadruplicato rispetto al 2003. Lo ha riferito il Washington Post, citando funzionari dell'antiterrorismo statunitense. Nell'elenco, riferisce il quotidiano, alcuni terroristi figurano più volte, con nomi di battaglia diversi. Per questa ragione si pensa che il numero reale dei terroristi internazionali segnalati nella lista sia di circa 200mila persone. «I nostri database includono nomi di terroristi riconosciuti o sospetti, forniti dalle diverse organizzazioni di intelligence, inclusa l'Agenzia per la Sicurezza Nazionale», ha spiegato un funzionario Usa. Alcune associazioni per i diritti umani hanno però denunciato la possibilità che nell'elenco siano state inserite anche persone innocenti.
Africa
Congo alle urne in cerca di pace Tempo di elezioni nella Repubblica democratica del Congo. La macchina organizzativa che porterà alle urne (il primo turno delle presidenziali si terrà probabilmente il 18 giugno) si è messa in moto e sta procedendo, sebbene lentamente. Il 18 febbraio il presidente Joseph Kabila ha promulgato la nuova costituzione. La Carta prevede un sistema semipresidenziale con una forte decentralizzazione del potere affidato alle province (che sono 25, più la provincia di Kinshasa, la capitale). Il 22 febbraio è stata poi approvata la legge elettorale che ha definito il sistema elettorale e il numero di seggi per ogni provincia. Nel frattempo, la Commissione elettorale indipendente ha riconosciuto 238 partiti e li ha autorizzati a operare sul territorio nazionale. La strada verso le elezioni è però ancora in salita. Gli scontri che continuano a incendiare varie regioni del Congo e gli enormi problemi logistici di un Paese grande otto volte l'Italia e privo di infrastrutture sono ostacoli che potrebbero rallentare il cammino verso la normalizzazione e la pacificazione.
In Costa d'Avorio riconciliazione in vista? In Costa d'Avorio a fine febbraio si è tenuto un vertice storico. Il presidente Laurent Gbagbo, il premier Charles Banny, il capo ribelle Guillame Soro, gli oppositori Alessane Ouattara ed Henri Konan si sono incontrati per discutere di come far ripartire il processo di pace e arrivare a nuove elezioni politiche. Nel comunicato finale, tutte le parti si sono dette d'accordo nel riconoscere l'arbitrato dell'Onu sulla commissione che dovrà preparare le elezioni generali e si sono impegnate a proseguire nel processo di disarmo, smobilitazione e reinserimento. Il vertice è stato la prima occasione di incontro dopo la firma nel 2003 degli accordi di Marcoussis, accordi mai attuati nella loro pienezza. Se alle dichiarazioni seguiranno i fatti questo incontro potrebbe essere il primo passo verso una pacificazione del Paese che dal 2002, quando un gruppo di militari si è ammutinato e ha conquistato il Nord-Ovest, è spaccato in due parti.
Africa, cresce l'uso di droga L'Africa sta diventando uno dei crocevia più importanti per il commercio delle droghe. A denunciarlo è l'Organismo internazionale di controllo degli stupefacenti (un'organizzazione indipendente che verifica l'attuazione dei trattati sulle droghe) nel suo rapporto 2005. Rinforzati i controlli in Olanda e in Spagna, l'Africa occidentale è diventata la principale porta attraverso la quale gli stupefacenti transitano dall'America del Sud verso l'Europa. Nel 2004, ad esempio, sono state sequestrate 14 tonnellate di cocaina. Non aumenta però solo il commercio, ma anche il consumo interno di droghe. Quella più utilizzata è la cannabis, consumata da 34 milioni di persone nel continente. L'uso della cocaina è in forte crescita in Nigeria e in Senegal. L'abuso di oppiacei invece è cresciuto soprattutto nell'Africa dell'Est e in Sudafrica, mentre l'incremento più marcato di eroina si è registrato in Kenia, Tanzania e nelle Isole Mauritius.
Medio Oriente
Hamas accetterà i finanziamenti iraniani Dopo che il governo israeliano ha deciso lo stop al trasferimento di fondi provenienti dalle imposte doganali all'Autorità nazionale palestinese (Anp), Khaled Mashaal, uno dei leader di Hamas in esilio, è partito per l'Iran per cercare soldi per l'Anp. «Non rifiutiamo alcun sostegno da nessun Paese, Iran o altri», ha dichiarato al Jerusalem Post. La nostra delegazione andrà a Teheran e a Mosca. Cercheremo sostegno politico ed economico. Dobbiamo pagare gli stipendi alla nostra gente. Il mondo deve capire che siamo sotto occupazione».
Desmond Tutu si scusa per le vignette «Ci auguriamo che alla fine la comunità musulmana possa perdonare chi l'ha profondamente turbata». È quanto ha dichiarato il premio Nobel per la pace, l'arcivescovo anglicano Desmond Tutu, il 9 febbraio a Nairobi (Kenya). Tutu, sudafricano, si è scusato con la comunità islamica mondiale per le vignette satiriche pubblicate da un giornale danese, raffiguranti il profeta Maometto. Tutu ha esortato i musulmani nel mondo a dare prova del proprio spirito di tolleranza e di perdono, augurandosi anche, però, che eventuali proteste si svolgano sempre pacificamente.
Per Amnesty gli abusi in Iraq proseguono Amnesty International ritiene che a migliaia di detenuti nelle mani della forza multinazionale in Iraq vengano negati i diritti fondamentali. La lezione di quanto è avvenuto nel carcere di Abu Ghraib sembra ignorata e continuano a giungere denunce di torture. Amnesty basa le sue affermazioni sulle testimonianze di detenuti rilasciati. Usa e Gran Bretagna in via ufficiale hanno ribadito che i prigionieri vengono trattati secondo gli standard internazionali. Nel suo nuovo rapporto di 48 pagine intitolato Oltre Abu Ghraib: detenzione e tortura in Iraq, Amnesty sostiene che migliaia di iracheni sono detenuti senza capi di imputazione. Oltre 200 di essi sono stati tenuti in prigione per più di 2 anni e circa 4mila per un anno. «A tre anni dall'invasione degli Stati Uniti e dei suoi alleati in Iraq, la situazione dei diritti umani rimane spaventosa», si legge nel rapporto. Il ministro incaricato per i diritti umani in Iraq ha ammesso che gli abusi continuano, ma ha affermato che «il governo sta tentando di eliminarli».
Europa
Turchia, a rischio gioiello della cultura mesopotamica Nel triangolo compreso tra le città di Diyarbakir, Batman e Mardin, il villaggio di Hasankeyf rappresenta uno dei tesori storico-artistici della Turchia sud-orientale. Su questo gioiello della cultura mesopotamica, inserito in un contesto di grande ricchezza naturalistica quale quello della valle del Tigri, incombe però da più di cinquant'anni lo spettro dell'annientamento. Risalgono al 1954 i primi passi per la elaborazione del progetto della diga di Ilisu che, una volta completata, sommergerebbe l'intero paese. Progetti che nel corso degli anni '70 e '80 si sono fatti più dettagliati. Nel 1988 lo Stato turco ha però dovuto riconoscere l'impossibilità di garantire i finanziamenti necessari. Della diga di Ilisu si è tornato a parlare nel 1999 con la creazione di un consorzio internazionale disposto a finanziare e realizzare i lavori. All'epoca però le mobilitazioni internazionali avevano fatto desistere dal proposito le ditte coinvolte nel progetto. Per poco però: da alcuni mesi si fanno sempre più insistenti le voci di una ripresa dell'attività intorno al progetto della diga.
Handicap invisibile in Serbia Secondo un'inchiesta del settimanale belgradese Vreme, nessuna autorità governativa conosce il numero esatto delle persone con handicap che in Serbia vivono in istituti. Strutture sovrappopolate, con scarso personale, a volte senza medici né medicine. I bambini che vi entrano spesso ci restano per tutta la vita. Queste persone sono invisibili per gli abitanti della Serbia. Non se ne conosce neppure il nome. Il ministero del Lavoro, dell'Impiego e delle Politiche sociali fornisce una cifra di 3.800 persone invalide e affette da malattie mentali. Ma in soli sette istituti su un totale di 19 visitati recentemente dall'organizzazione Mali-Veliki Ljudi (Piccoli-grandi uomini), se ne contano 2.411. Gli altri 12 istituti ospitano centinaia, forse addirittura migliaia di persone, soprattutto bambini.
Donne rom sterilizzate in Repubblica Ceca Almeno 50 donne sono state sterilizzate in Repubblica Ceca in violazione delle leggi nazionali. Lo denuncia Otokar Motej, difensore civico incaricato di esaminare la casistica in collaborazione con il ministero della Sanità ceco. Tra le denunce, quelle di dieci donne, in maggioranza di etnia rom, della regione di Usti nad Labem, nella Boemia Nord-occidentale, che sostengono di essere state sterilizzate senza un'adeguata informazione circa l'intervento cui venivano sottoposte. Le sterilizzazioni, per le quali le donne chiedono milioni di corone di indennizzo, sarebbero state effettuate tra il 1979 e il 2003 all'ospedale di Most. La vicenda ha acceso l'attenzione in Repubblica Ceca verso questa minoranza, spesso vittima di discriminazioni quando non di persecuzioni. Nel Paese vivono circa 300mila rom (3% della popolazione), più volte oggetto, secondo quanto denuncia la stessa Commissione europea, di provvedimenti discriminatori, a iniziare dall'interdizione dal diritto di cittadinanza.
Aperture religiose in Russia e in Kazakhistan Nuovi segnali di apertura religiosa in Russia e nell'ex repubblica sovietica del Kazakhistan. Le due regioni di Vladimir e Kaluga, nella Russia centrale, dopo decenni di ateismo di Stato hanno introdotto l'ora di religione a scuola: da quest'anno le famiglie potranno iscrivere i ragazzi ai corsi di «fondamenti di cultura ortodossa», tenuti da membri del clero ortodosso russo; facoltativi per ora, saranno obbligatori in futuro, anche se gli studenti potranno chiedere l'esonero. In Kazakhistan, poi, sono state introdotte per legge due feste religiose: il Natale secondo il calendario ortodosso e il Kurbanaid, festa musulmana del sacrificio. Nel nome di una laicità assoluta, l'amministrazione kazakha non aveva mai accettato feste religiose, ma proprio il tema della laicità è stato decisivo per giungere a riconoscere che, non avendo lo Stato valori nazionali condivisi, deve riconoscere quelli presenti tra le popolazioni, che in questo Paese è cristiana (30%) e musulmana (60%).
Asia
Georgia: forse basi Usa per un attacco all'Iran Esponenti dell'amministrazione americana sono stati incaricati di sondare la disponibilità della Georgia a concedere a Washington l'uso delle sue basi e dello spazio aereo nell'eventualità di un conflitto con Teheran. Gli americani, riferisce una fonte del governo georgiano, stanno lavorando allo scenario di un possibile attacco preventivo contro l'Iran per impedire la realizzazione di ordigni nucleari. Il governo georgiano ha fatto sapere di temere ritorsioni dell'Iran in caso di concessione delle proprie basi, anche se non c'è ancora stata alcuna richiesta ufficiale in questa direzione da parte degli Usa. La Georgia teme anche la forte opposizione della comunità islamica nazionale, già emersa nelle proteste per l'invio di un contingente militare in Iraq.
Filippine: dall'emergenza golpe all'emergenza stampa «Non si tratta di attentare alla libertà dell'informazione, ma di far riflettere i giornalisti e i mass media sugli aspetti fondamentali della loro professione»: con questa affermazione, Ignacio Bunye, portavoce presidenziale, ha liquidato le richieste di chiarimento sulle ragioni cha hanno reso impossibile ai media coprire gli eventi che hanno portato all'imposizione dello stato d'emergenza nazionale e al coprifuoco nella capitale Manila il 24 febbraio scorso e nelle settimane successive. A giornalisti, fotografi e cameraman che si trovavano al palazzo presidenziale durante l'emergenza è stato impedito filmare il movimento di truppe all'interno e all'esterno, prima che venisse imposto il silenzio stampa su quanto stava accadendo.
Malaysia: cristiani cancellati dalle carte d'identità «Non ci sono giustificazioni morali o legali all'indicazione della fede d'appartenenza sulle carte d'identità. La religione è una questione personale tra l'individuo e Dio, indipendentemente dalla percezione che l'individuo possa avere dell'Essere supremo». L'allarme lanciato dal presidente del Consiglio consultivo malaysiano di buddhismo, cristianesimo, induismo e sikhismo, Harcharan Singh, non è soltanto dettata da ragioni ideali, per quanto comprensibili in un Paese a leggera maggioranza islamica, dove l'appartenenza religiosa resta un fattore delicato e per certi aspetti discriminante. La constatazione che negli ultimi tempi in diversi casi la fede dichiarata dai cristiani sui documenti d'identità sia stata modificata «per ragioni statistiche», rischia di ridurre ulteriormente la percentuale «ufficiale» dei cristiani nel Paese asiatico, dove sono una minoranza (9%; 3% i cattolici). Da qui l'appello ai cattolici di non accettare come dato di fatto un eventuale modifica, ma di provvedere alla rettifica, anche se questo significa affrontare altri costi e disagi.
Nel mondo aumentano i cattolici e i preti Cresce il numero dei cattolici: tra il 2003 e il 2004 sono passati da 1.086 a 1.098 milioni, con un incremento assoluto di 12 milioni di fedeli (1,1%). Lo rivela l'Annuario Pontificio 2006, la pubblicazione della Santa Sede che traccia ogni anno un bilancio sullo stato della Chiesa cattolica nel mondo. L'incremento è di per sé positivo, avvertono i redattori, va però valutato con attenzione. «Confrontando questi dati con l'evoluzione della popolazione mondiale - spiegano -, nello stesso periodo passata da 6.301 a 6.388 milioni, si osserva che la presenza relativa dei fedeli cattolici battezzati diminuisce da 17,2 cattolici per 100 abitanti nel 2003 a 17,1 nel 2004». Continua anche la tendenza alla crescita del numero dei sacerdoti. Nel 2004 erano 405.891 (un terzo religiosi, due terzi diocesani), 441 in più rispetto al 2003. L'incremento più marcato si registra in Asia (+1.422) e in Africa (+840); in America e Oceania il dato è stazionario; mentre in Europa i sacerdoti calano di 1.876 unità.
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