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  Aprile 2006 - Cosmorama

Primo piano
 

Il cardinale Zen Ze Kiung

L'elezione a cardinale nel concistoro di marzo di monsignor Joseph Zen Ze Kiung, vescovo di Hong Kong, dimostra non solo il rilievo che papa Benedetto XVI vuole dare alla Chiesa in Cina. L'identificazione di questa Chiesa sofferente dell'Asia con mons. Zen - identificazione che il presule rifiuta, pur conscio delle aspettative che lo riguardano - ne riconosce anche il coraggio e la vivacità, nonostante le grandi difficoltà.

Mons. Zen, da sempre critico della politica verso la religione e i diritti civili nella Repubblica popolare cinese non cambierà certamente modo di agire: «Ho superato i settant'anni (sono 74, per l'esattezza) e a questa età è difficile potere combiare», ha detto ai giornalisti di Hong Kong che lo intervistavano subito dopo la notizia della nomina cardinalizia. Resta sua ferma speranza, ha tuttavia comunicato, potere contribuire alla nascita di contatti ufficiali tra Santa Sede e Pechino.

Il battagliero vescovo, che molte voci davano già pronto al ritiro al compimento del 75° anno d'età, ritrova nella nomina cardinalizia una ragione per essere allo stesso tempo testimone e promotore della Chiesa in Cina, per essere vicino al popolo cinese nella ricerca di difficili ma necessari equilibri con il potere politico. Pronto, come ha affermato, «a dare qualche consiglio sulla Cina, se il Papa lo richiederà».

Tuttavia, la nomina papale ha valore anche per Hong Kong, dove il vescovo Zen è da tempo impegnato in una battaglia per il suffragio universale e per la difesa delle scuole cristiane. Per questo suo deciso atteggiamento non gli sono mancate nel tempo critiche da personalità politiche e anche da alcuni esponenti ecclesiali. Quella cardinalizia, tuttavia, è nomina che - sono sempre parole di mons. Zen - è anche «una conferma della bontà di tutto il nostro impegno, una conferma che non abbiamo sbagliato rotta. Il papa è informato di tutte le nostre prese di posizione. Questo atto ci conforta e ci sostiene».

Di ben altro tenore le reazioni ufficiali di Pechino. «Un atto ostile nei confronti della Cina», così Liu Bainian, vice presidente dell'Associazione patriottica dei cattolici cinesi ha definito la nomina cardinalizia di mons. Zen.

Cresciuto in una devota famiglia cattolica di Shanghai, dopo avere sperimentato il dramma della guerra e la brutalità dell'invasione giapponese, mons. Zen dovette fuggire dalla sua città per rifugiarsi a Hong Kong alla presa di potere dei comunisti. In Italia dal 1955, nominato sacerdote nel 1961, una volta rientrato a Hong Kong ha svolto vari incarichi per la sua congregazione (mons. Zen è un salesiano), tra cui quella di Provinciale. È stato poi conferenziere per la Chiesa (non ufficiale) in Cina. Vescovo ausiliario di Hong Kong dal 1996, è diventato titolare della diocesi nel 2002. Da quel momento, la sua voce si è alzata più volte in difesa dei diritti, non solo religiosi, dei cittadini della sua diocesi. Bloccata da manifestazioni di piazza che hanno visto il sostegno della Chiesa locale, la proposta di legge cosidetta «anti-sovversione» che avrebbe portato a limitare ulteriormente i diritti di rappresentatività e di manifestazione nell'ex colonia britannica, è iniziata la lotta - ancora in corso - per impedire il controllo delle scuole private (anche confessionali) da parte del governo di Pechino, che priverebbe del necessario pluralismo il sistema educativo di Hong Kong.

Stefano Vecchia


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