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| Maggio 2006 - Ombre cinesi |
Internauti della fede, record cinese Nessun problema: semmai ci fosse un atteggiamento repressivo (motivato da ragioni di ordine pubblico), questo non si applica certamente a Internet, icona della libertà senza frontiere. Questa è la posizione ufficiale di Pechino sulle perplessità più volte sollevate sulla «gestione politica» della navigazione nel web. «Studiando la legislazione che riguarda Internet in Occidente abbiamo visto che nella sostanza abbiamo obiettivi e regole coincidenti», è emerso da un accurato studio ufficiale. Ribadita la «positività» dell'atteggiamento governativo nei confronti di Internet, arriva l'ammissione che censure, divieti e filtri riguardano soltanto «pochissimi» siti stranieri a vocazione pornografica o terroristica. Buone nuove, quindi, che ridanno coraggio alle masse sempre crescenti di internauti «made in China». Gli appassionati utilizzatori di Internet, 120 milioni, non solo rappresentano il doppio della popolazione italiana ma, soprattutto, sono poco meno del 10% della Repubblica popolare cinese. Inoltre, la popolazione internauta cinese è in crescita esponenziale (20% annuo) e poco parsimoniosa, se è vero che nel 2005 ha speso, navigando, oltre 10 miliardi di euro. Quali sono le motivazioni che spingono i cinesi ad affollare gli Internet cafè e gli appartamenti di chi è dotato di un collegamento al web? Tra gli interessi domina la politica. Da un'indagine condotta in dodici grandi centri urbani risulta che una percentuale almeno doppia della media mondiale di internauti ritiene la Rete utile a condividere i propri interessi politici con altri (un dato che forse non dovrebbe meravigliare in un Paese di fatto gestito dal partito unico e poco disposto al contraddittorio su questo tema «sensibile»...). Al secondo posto il tempo libero e lo svago, anche in questo caso con una proporzione superiore alla media mondiale. I cinesi si sono gettati entusiasticamente nella Rete per dare sfogo alla ricerca di qualcuno con cui condividere svaghi, hobby e interessi di vario genere. Non a caso questo è uno dei settori più controllati dagli organi preposti alla sicurezza, alla morale e, ovviamente, all'applicazione della censura in una realtà che - almeno su questo punto - non ha ancora rinunciato a una identità antica e conservatrice. La ricerca di nuovi amici rappresenta un terzo grande ambito di utilizzo di Internet. Anche in questo caso la Cina ha puntato al raddoppio sul resto del pianeta: ciascun internauta intervistato ha dichiarato una media di 7,7 amici conosciuti sul web ma mai incontrati personalmente. Un ultimo dato interessante riguarda la religione: argomento di incontro, discussione e confronto per l'11,2% dei «navigatori telematici», battendo così ogni record. Questo è forse il dato più significativo a fronte della tradizionale internet-fobia del governo, di una politica sempre tesa a limitare il fenomeno religioso nell'ambito delle superstizioni, del folclore o della sovversione, dello stereotipo di un Paese possente di carbone e acciaio ma tecnologicamente arretrato... Un indicatore, forse, di come la Cina abbia ancora un'anima, per quanto digitale. A cura di Stefano Vecchia
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