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| Maggio 2006 - Orizzonti della fede |
T'ai Chi Ch'üan e preghiera cristianaDa tecnica di combattimento a pratica psicofisica, dalle radici nella psiche e nella religione cinesi all'incontro con il cristianesimo, l'antico «pugilato» cinese diventa un mezzo per ritrovare un equilibrio energetico e insieme uno strumento di crescita spirituale, che passa dalla conoscenza profonda di sée dall'armonia con quanto ci circonda. T'ai Chi Ch'üan (o taiji quan secondo un altro metodo di traslitterazione degli ideogrammi cinesi) letteralmente significa «pugilato (Ch'üan) della suprema polarità (T'ai Chi)». La parola pugilato è praticamente sinonimo di arte marziale. L'espressione «suprema polarità» sta a indicare che quest'arte si basa sulle leggi che regolano l'interazione di quelli che sono, secondo il pensiero filosofico cinese, i due poli o principi base dell'universo: Yang (il principio positivo, maschile) e Yin (il principio negativo, femminile). Il T'ai Chi Ch'üan, che originariamente era soprattutto un'arte marziale, può essere ancora oggi praticato come un metodo di autodifesa che non utilizza la forza fisica, ma che si avvale di tecniche «morbide», apparentemente inoffensive, per vincere la violenza. Ma il T'ai Chi Ch'üan è anche una ginnastica per la salute psicofisica perché stimola e potenzia l'energia vitale dell'uomo. Ed è soprattutto sotto questa forma che quest'arte è stata diffusa in Cina nei primi decenni del ventesimo secolo. Oggi milioni di cinesi, oltre a un numero sempre crescente di occidentali, praticano quotidianamente il «pugilato della suprema polarità» che in Oriente viene considerato uno dei mezzi migliori per mantenersi in buona salute e che è particolarmente adatto per le persone anziane e per i convalescenti.
Secondo la tradizione popolare il T'ai Chi Ch'üan fu creato da Chang San Feng, un monaco taoista che sarebbe vissuto fra il XII e il XIII secolo della nostra era. Ma questa è, con ogni probabilità, solo una leggenda. Di sicuro sappiamo solo che nel XVIII secolo quest'arte veniva praticata segretamente da pochissimi gruppi, il più noto dei quali era quello dei membri della famiglia Ch'en che vivevano nel villaggio Ch'en Chia Ku (provincia di Ho Nan). All'inizio del XIX secolo i segreti dell'arte furono trasmessi a Yang Lu Ch'an che ebbe il merito di aprire una scuola a Pechino e di insegnare per la prima volta il T'ai Chi Ch'üan al pubblico. Questo maestro divenne molto famoso (era soprannominato «il senza rivali») e fu chiamato anche a insegnare alla corte imperiale dei Ch'ing. Suo nipote, Yang Ch'eng Fu (1883-1936) è stato senza dubbio il più grande maestro del secolo scorso ed è soprattutto grazie a lui e alla sua scuola che il T'ai Chi Ch'üan è oggi popolare in tutta la Cina. In Italia, questa tecnica marziale è conosciuta e apprezzata soprattutto per merito del maestro Chang Dsu Yao (1918-1992), che trascorse gli ultimi diciotto anni della sua vita nel nostro Paese. Grande esperto di arti marziali tradizionali cinesi in generale e di T'ai Chi Ch'üan in particolare, Chang iniziò a studiare all'età di sei anni con il maestro Liu Pao Ch'ün, allievo del famoso Yang Ch'eng Fu. Militare di carriera e alto ufficiale dell'esercito cinese, per molti anni Chang Dsu Yao fu istruttore-capo delle forze armate e della polizia di Taiwan. Insegnò anche all'Università di Taipei. Un particolare per noi importante: il maestro Chang Dsu Yao era di religione cattolica e ogni sua lezione iniziava e terminava con la cerimonia del saluto a Dio, agli antenati e agli antichi maestri. Egli metteva sovente in evidenza che, pur essendo questo un rito di matrice confuciana, i cristiani credenti dovevano rivolgere, prima e dopo la pratica, il loro saluto riverente al Dio uno e trino.
Desidero terminare con le parole del padre William Johnston S.I., uno dei miei maestri spirituali, profondo conoscitore dell'Oriente e delle religioni orientali: «Quanto noi possiamo imparare dall'Oriente non è solo una tecnica preparatoria, ma l'arte stessa della preghiera. Perché l'Oriente ci insegna a pregare con la nostra respirazione, col nostro corpo, con tutto il nostro essere. Dopo tutto Dio ha creato la persona completa, non solo lo spirito, e Dio deve essere adorato dalla persona completa, non solo dallo spirito. Negli ultimi secoli, senza alcuna motivazione, la preghiera in Occidente è diventata cerebrale (sebbene non fosse così nella Chiesa medio-orientale dove ebbe origine l'Esicasmo), ma ora finalmente stiamo imparando l'arte di adorare Dio con spirito, corpo e respiro» (Willi Massa e William Johnston, Rischio dell'incontro. Edizioni Paoline, Milano, 1986, p. 88). Il T'ai Chi Ch'üan non è dunque solo un metodo, una semplice tecnica, che può aiutare i cristiani nella loro pratica meditativa, ma può addirittura diventare un'autentica preghiera cristocentrica. Roberto Fassi (Nelle foto, immagini storiche del maestro Chang Dsu Yao) |
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