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  Maggio 2006 - Cosmorama

Primo piano
 

Sunderlal Bahuguna

Sunderlal Bahuguna è un personaggio difficile da inquadrare e, come ben sanno i suoi (molti) avversari, ancora più difficile da controllare. Ecologista di lungo corso (è nato nel 1927 ed è attivo dagli anni Sessanta), dalla forte impronta gandhiana, lavora molto nella sua India dove, per molti aspetti, è stato un precursore. Tuttavia è sempre stato un personaggio schivo che ha preferito le battaglie «sul campo» alle diatribe ideologiche e, per questo motivo, è sfuggito a facili strumentalizzazioni. Allo stesso tempo però si è ritrovato all'esterno del movimento no global internazionale che, invece, gli ha preferito altri ecologisti di spicco di origine indiana.

Il nome di Bahuguna è associato principalmente all'organizzazione Chipko Andolan (Movimento dell'abbraccio). La sua figura sottile, avvolta in abiti tradizionali e il capo coperto da una bandana verde, è sempre stata in prima linea nelle battaglie per contrastare la deforestazione e l'insensato proliferare di sbarramenti idrici nell'India settentrionale. «Abbraccia gli alberi» non è mai stato per lui un semplice slogan, ma una pratica di lotta non violenta che ha mobilitato, negli anni, migliaia di attivisti e un gran seguito di indiani, soprattutto dalle zone rurali. In particolare sono state le donne a seguirlo. Prima, dal 1965 al 1971, nella battaglia contro la diffusione dell'alcol, che aveva effetti devastanti sulle famiglie; successivamente per la difesa della regione di Tehri, nello Stato indiano settentrionale dell'Uttar Pradesh, legandosi agli alberi per giorni, sfidando ruspe e motoseghe. Furono ancora soprattutto loro a seguirlo nella lunga marcia (cinquemila chilometri) che, tra il 1981 e il 1983, diffuse il messaggio del Movimento dell'abbraccio nella regione sub-himalayana dell'India con lo slogan: «L'ecologia è economia duratura».

La sua filosofia è semplice e diretta: «La soluzione dei problemi ambientali attuali sta nel rapporto armonioso tra uomo e natura». Per mantenere questo rapporto occorre comprendere che il concetto di sviluppo è sinonimo di cultura: «Quando sublimiamo la natura in modo da raggiungere pace, felicità, prosperità e la soddisfazione delle necessità fondamentali, allora stiamo veramente marciando verso una cultura che non è un fenomeno immutabile o locale, ma l'essenza stessa dell'uomo».

Con un modo di procedere logico, tipicamente indiano, Bahuguna raccomanda austerità nei confronti dell'acqua, bene primario e sacro per una certa tradizione religioso-filosofica, e la riforestazione come vero e proprio «ripopolamento» delle aree boschive, che non possono ridursi a semplici depositi di legname da predare, ma sono entità vive e ospitali per tutti gli esseri viventi, uomo compreso.

Stefano Vecchia


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