![]() |
torna al sommario |
| Giugno/Luglio 2006 - Il mondo, i popoli |
Diritti umani: luci in strada e buio dentro casa David Velasco, gesuita, è direttore del Centro de derechos humanos «Miguel Agustín Pro Juárez» (più conosciuto semplicemente come Centro Pro), fondato dalla Compagnia di Gesù nel 1988, per la difesa e promozione dei diritti civili e politici. In questo articolo la sua analisi sulla situazione dei diritti umani in Messico, alla vigilia delle elezioni. Di fronte alla comunità internazionale lo Stato messicano è stato un attivo promotore dei diritti umani. Durante i sei anni di presidenza, Vicente Fox Quesada, a differenza di ciò che avveniva con i governi del Pri, ha insistito molto sulla partecipazione del Messico ai lavori dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani e della stessa ex-Commissione dei diritti umani dell'Onu (da quest'anno rimpiazzata dal Consiglio dei diritti umani). E lo stesso è avvenuto con la Commissione interamericana dei diritti umani, che ha ricevuto speciali finanziamenti dal governo messicano. Verso la fine della precedente presidenza, quella di Ernesto Zedillo, il governo federale ha inoltre firmato un Accordo di cooperazione tecnica con l'Alto commissariato, con l'obiettivo di promuovere un'azione contro la tortura e, nello stesso tempo, incoraggiare un'analisi della situazione dei diritti umani in Messico, con un'ampia partecipazione di organizzazioni della società civile. I risultati di questa indagine sono stati pubblicati nel dicembre 2003. Pur con alcuni punti deboli e mancanze, l'analisi rappresenta uno sforzo emblematico di esaminare la situazione della maggior parte dei diritti umani nella loro complessità e interpendenza, vale a dire tanto i diritti civili e politici, quanto quelli economici, sociali, culturali e ambientali. Frutto dell'indagine è, inoltre, un compendio di proposte e, in particolare, un elenco di 31 raccomandazioni generali al governo federale, in cui sono incluse riforme legislative e costituzionali. Tuttavia la «politica estera» in materia di diritti umani contrasta nettamente con la realtà in cui vivono milioni di messicani. Uno dei problemi strutturali che minacciano violentemente i diritti fondamentali ha a che vedere con l'aumento della disoccupazione e la crescente perdita del potere di acquisto del salario. Viene negato il diritto a un lavoro degno e a un salario giusto. Se a ciò aggiungiamo che non sono garantiti la libertà e il pluralismo sindacale, ci scontriamo con la dura realtà che i diritti dei lavoratori sono violati in maniera sistematica e strutturale, con il pretesto di incoraggiare la flessibilità nei rapporti di lavoro. È stato recentemente pubblicato il Rapporto alternativo al IV Rapporto dello Stato messicano sull'applicazione del Pidesc (il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, documento delle Nazioni Unite firmato nel 1966, ndt). Hanno partecipato alla sua elaborazione varie Ong che lavorano per la difesa dei diritti umani. Il Rapporto contiene una analisi comparativa che chiarisce la situazione dei diritti economici, sociali, culturali e ambientali. Spicca la progressiva diminuzione del budget del governo federale destinato alla spesa sociale, spesa che dovrebbe servire a garantire diritti elementari come educazione, salute, alimentazione e alloggio. Il Messico si trova in un momento particolarmente delicato a causa delle elezioni federali e locali del 2 luglio. Le prospettive non sono molto incoraggianti per quanto riguarda i diritti umani. Diverse organizzazioni attive nel settore, tra cui il Centro Pro, hanno insistito sulla necessità che i vari candidati presidenziali e parlamentari assumano una agenda minima di impegni relativamente al rispetto e alla promozione dei diritti umani. Si constata invece che, a differenza della campagna di sei anni fa, il tema dei diritti umani non ha avuto la centralità che meriterebbe, vista la situazione del Paese. Il livello del dibattito politico è imbarazzante, tutto centrato su delegittimazioni e accuse. Nessuna proposta di sostanza, in generale, e tanto meno sui diritti umani. È significativo che l'unica proposta di rilievo in questo campo sia venuta dall'Esercito zapatista di liberazione nazionale, espressa nella Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona: è il documento che ha dato il via a «La otra campaña» («L'altra campagna»), in cui si invita a realizzare un modo diverso di fare politica, a costruire un programma nazionale di lotta anti-capitalistica di sinistra e a realizzare una nuova costituzione. Al momento «L'altra campagna» ha percorso più di metà degli Stati della federazione, con il subcomandante Marcos alla testa di un movimento pacifico. È uno spazio per prendere la parola e per ascoltare. La marcia incontra drammi sociali dimenticati e cerca di articolare insieme le lotte isolate e di farle conoscere a livello nazionale e internazionale. Attualmente è allo studio la convocazione di un incontro nazionale dei difensori dei diritti umani per coordinare le strategie di difesa giuridica, in particolare per la difesa dei detenuti politici, contro gli ordini di arresto degli attivisti e per far sì che vengano ritrovati i desaparecidos. In Messico abbiamo dunque a che fare con due tipi di campagne politiche: quelle che si realizzano dall'alto da parte dei partiti politici, e quelle che nascono dal basso. In alto, i diritti umani non sono menzionati. In basso, rappresentano un punto fondamentale. Il 2 luglio finiscono le campagne dall'alto. Il giorno seguente «L'altra campagna» comincerà la sua seconda tappa, la costruzione di un programma nazionale di lotta per i diritti umani. David Velasco S.I. |
torna su![]() |