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  Giugno/Luglio 2006 - Gesuiti in rete


Saveriadi, i Giochi dei gesuiti

In occasione dell'anno saveriano, la Provincia d'Italia organizza una manifestazione sportiva, che si terrà dal 1° al 9 luglio e, a cui parteciperanno gli studenti di 25 scuole dei gesuiti, provenienti da 10 Paesi diversi. L'appuntamento celebra l'impegno educativo della Compagnia, presente fin dalle origini nel campo dell'istruzione, come risposta a un'esigenza sociale e seguendo la missione indicata nelle Costituzioni: andare dove «nessuno è mai andato» e «dove nessuno vuole andare».

Il 2006 è un anno importante per la Compagnia di Gesù, in cui si festeggiano tre anniversari essenziali: i 450 anni dalla morte di sant'Ignazio di Loyola, i 500 anni dalla nascita di san Francesco Saverio e del beato Pietro Favre. Sono tre dei primi dieci compagni che fondarono la Compagnia: Ignazio, padre e ispiratore; Saverio, patrono universale delle missioni, primo evangelizzatore occidentale a spingersi in Giappone, morto alle porte della grande e sconosciuta Cina; Favre, fine conoscitore dell'anima umana e grande maestro degli esercizi spirituali. La Compagnia di Gesù festeggia quindi un vero e proprio «giubileo», un avvenimento chiamato «anno saveriano» che ogni Provincia gesuitica celebra con varie iniziative: conferenze e spettacoli, pubblicazioni e film, momenti liturgici e di preghiera.

In Italia, si è pensato di dare particolare rilievo alla figura di san Francesco Saverio, perché rappresenta lo spirito della missione che sin dalle origini contraddistingue la Compagnia, presente già nei suoi primi anni in tutti i continenti. La Compagnia di Gesù nasce «missionaria» e, se così si può dire, nasce «universale»: dopo un anno dalla sua istituzione con bolla papale del 1540, infatti, dei dieci padri fondatori era rimasto a Roma il solo Ignazio, con il suo segretario Polanco. Gli altri erano già stati inviati in varie parti del mondo: chi in Spagna, chi in Portogallo, chi in Francia, chi in Italia, chi in Germania, chi nell'Estremo Oriente. Le lettere ricevute da Ignazio nei primi anni del suo mandato di Generale della Compagnia di Gesù fornivano particolari curiosi: i plichi non contenevano solo notizie sullo stato della missione, ma anche racconti e informazioni sulle culture e i modi di vivere incontrati. Spesso poi le lettere erano accompagnate da oggetti e «reperti» di ogni genere: minerali, semi di piante rare, descrizioni topografiche e cartografiche molto dettagliate. I luoghi in cui i gesuiti erano arrivati per annunciare il Vangelo erano anzitutto realtà da scoprire e con cui entrare in relazione. Il confronto con le nuove culture finì per cambiare l'approccio dei gesuiti. La Compagnia era dunque già «indiana», «giapponese» e «americana» sin dal suo inizio. Non era solo missionaria, ma già «universale». Francesco Saverio affidò la scuola che aprì immediatamente dopo il suo arrivo a Goa, in India, non solo a confratelli europei, ma anche a gesuiti indiani in formazione.

L'altro impegno centrale per la Compagnia di Gesù delle origini è stato nella scuola, con la costruzione su scala mondiale di una rete di istituti per l'istruzione. Benché il carisma dell'educazione non fosse quello specifico dell'Ordine appena fondato, secondo le Costituzioni la necessità di scuole era pressante nella società dell'epoca. Era il mondo - il mondo dei laici, da sempre e dall'inizio i destinatari dell'azione apostolica gesuitica - che richiedeva tale servizio; era la Chiesa che mostrava questa esigenza. La Compagnia cercò di dare una risposta. La scuola rappresentava un esempio concreto della missione gesuitica, secondo quanto indicato nelle Costituzioni: un campo in cui «nessuno è ancora andato» e in cui «nessuno vuole andare». La Compagnia di Gesù aprì le uniche scuole gratuite dell'epoca, istituti in cui era previsto un programma di studi, insegnato classe per classe, in successione di difficoltà e complessità, secondo una precisa ratio. L'efficacia apostolica della proposta scolastica fu così grande e adeguata ai tempi che la Compagnia stessa sarebbe stata quasi identificata come «Ordine educante», anche se di per sé l'impegno in questo campo è ancora oggi soprattutto un mezzo per aiutare le anime. Un ulteriore strumento sono gli Esercizi spirituali, un altro il lavoro intellettuale per riviste e studi teologici, un altro ancora la fondazione di centri sociali al servizio di una fede che promuove la giustizia, il dialogo con il mondo delle altre religioni e dei non credenti, il lavoro nelle «frontiere» della fede.

Oggi, i gesuiti sono presenti con scuole e università in tutti i continenti, gli istituti formano un network «educativo» tra i più estesi al mondo. In un ambito dove l'idea-guida è quella di un'educazione integrale della persona, non è solo la mente a essere al centro dell'intervento formativo: anche la cura del corpo, attraverso lo sport, occupa un posto importante nel programma di istruzione. Tale attività è considerata eminentemente educativa (non solo dai gesuiti ovviamente): lo sport sublima l'aggressività e la incanala nel gioco, aiuta a rispettare regole condivise, mostra il carattere della persona, educa al rispetto reciproco, alla lealtà, al sacrificio di sé per un altro, aiuta a raggiungere una meta come squadra e non solo come singolo, insegna a conoscere, raggiungere e superare i propri limiti.

Già nel 1991, «anno ignaziano» in cui si celebrarono i 500 anni dalla nascita del fondatore, si tenne a Loyola un torneo sportivo internazionale tra scuole gesuitiche: chi vi partecipò ritornò entusiasta, alcuni ex-alunni lo ricordano ancora come l'esperienza formativa più bella del loro curriculum scolastico. Così quest'anno la Provincia d'Italia, in collaborazione con il Jecse (il comitato europeo dei gesuiti per l'istruzione secondaria), organizza un torneo sportivo tra studenti delle scuole e dei centri sportivi collegati ai gesuiti. L'evento, che si terrà dall'1° al 9 luglio, prende il nome di «Saveriadi» e vedrà la partecipazione di 550 studenti provenienti da diverse parti d'Europa (Spagna, Portogallo, Danimarca, Olanda, Polonia, Albania e Francia), ma anche dal Libano e dal collegio «Xavier» di Melbourne in Australia.

Il senso di questo torneo non si esaurisce nell'evento sportivo, ma è costituito anche dallo sperimentare il «modo di procedere» ignaziano. Il torneo è infatti pensato come un «mandato missionario»: gli atleti staranno insieme a Roma nei due giorni di apertura delle «Saveriadi» e vi faranno ritorno sette giorni dopo per la premiazione. Durante la settimana invece i partecipanti saranno «mandati» nelle diverse città italiane che ospiteranno i giochi: Padova, Palermo, Torino, San Pellegrino Terme (Bg) e Ostia (Roma). Qui potranno conoscersi, vivere in piccole comunità e incontrarsi sui campi da gioco e nel tempo libero. Infatti, oltre alle gare sportive, in ogni sede saranno organizzati momenti di animazione spirituale, di visite culturali e di confronto sulle grandi questioni sociali. Il tutto secondo lo stile e l'impegno della Compagnia: annunciare il Vangelo attraverso la mediazione di tutti gli strumenti e con una grande attenzione alla giustizia.

Eraldo Cacchione S.I.


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