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  Giugno/Luglio 2006 - Cosmorama

Primo piano
 

Antonio Maria Costa

È lo 007 dell'Onu. Anche se, in realtà, il suo compito è assai più complesso di quello di un semplice agente segreto. Antonio Maria Costa, 65 anni, italiano di Mondovì (Cn), una vita trascorsa a lavorare nelle istituzioni internazionali (Onu, Ocse, Unione Europea, G7), guida dal 2002 la Unodc, l'agenzia Onu che si occupa della lotta al traffico di stupefacenti e al crimine, ed è inoltre vicesegretario generale delle Nazioni Unite. Incarichi che gli sono stati confermati ad aprile direttamente da Kofi Annan, segretario generale dell'Onu. Il suo è un compito ingrato, ereditato da un altro italiano: Pino Arlacchi. «Noi operiamo su tre fronti - ha recentemente spiegato in un'intervista Costa -: droga, criminalità e terrorismo. La nostra strategia operativa si articola in tre fasi. Anzitutto cerchiamo di capire le dimensioni del problema. Poi interveniamo aiutando i governi. Infine, elaboriamo programmi operativi per aree».

Sul fronte del crimine, l'Unodc, che ha sede a Vienna, si è concentrato soprattutto nella lotta alla corruzione. «Partiamo - osserva Costa - dalla prevenzione e poi verifichiamo i comportamenti e le attività illecite che i governi inseriscono nei loro codici, quindi cerchiamo di recuperare le risorse esportate illegalmente e di sostenere i Paesi poveri nelle attività di prevenzione alla corruzione». Prevenzione è anche la parola d'ordine nella guerra contro gli stupefacenti. «La repressione - ha osservato in un'intervista - non serve a niente senza un impegno forte nella prevenzione e nelle terapie di recupero». Verso le droghe, Costa è però sempre stato inflessibile. In particolare nei confronti delle droghe sintetiche da lui definite «il nemico pubblico numero uno». «Le droghe sintetiche possono essere seducenti sia per i trafficanti (che guadagnano miliardi) sia per i giovani (che non la considerano come una vera tossicodipendenza). Ma il danno provocato è serio, durevole e cumulativo». Costa non è stato tollerante neanche con le droghe leggere (hascisc, marijuana, ecc.) che lui, attirandosi le ire degli antiproibizionisti, ha sempre accomunato a quelle pesanti (eroina, cocaina, ecc.). Un traffico, quello delle droghe, sempre più legato al terrorismo, come lo stesso Costa ha rimarcato più volte. L'esempio tipico è quello dell'Afghanistan, dove i fondamentalisti islamici finanziano le loro attività proprio grazie ai proventi del commercio di stupefacenti.

Tra i maggiori successi di Costa alla guida dell'Unodc ci sono la firma della convenzione Onu contro la criminalità organizzata (2003) e la firma di quella contro la corruzione (2005). Due importanti documenti ai quali l'Unodc ha offerto un contributo importante. Dopo la riconferma, Costa ha visto ampliate le competenze della sua agenzia. Oltre a corruzione, droga e terrorismo, l'Unodc si dovrà occupare di tratta delle donne, commercio di minori, pedofilia, traffico di esseri umani, riciclaggio di denaro sporco, commercio illecito di armi. Ma Costa non si nasconde le difficoltà. «L'Unodc - ha scritto nel rapporto annuale dell'agenzia - è per statuto coinvolta nella lotta contro il legame perverso tra droga, crimine e terrorismo. Per raggiungere questo obiettivo, ha bisogno per andare oltre il tradizionale approccio, di essere attrezzata e strategicamente preparata. I prossimi anni saranno cruciali per capire quale sarà il ruolo dell'agenzia».

Enrico Casale


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