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  Agosto/Settembre 2006 - Cosmorama

Primo piano
 

I gemelli Kaczynski

Un mix di retorica nazionalista e vibranti propositi di giustizia sociale, con una robusta dose di euroscetticismo accompagnata da atteggiamenti filoamericani. Hanno conquistato la Polonia a suon di slogan indirizzati soprattutto alla popolazione delle campagne e ai meno istruiti, e con la stessa ricetta insieme populista e opportunista (criticano l'Europa, ma sono ben lieti di incamerare gli euro che Bruxelles disinvoltamente spedisce a Varsavia, 12,45 miliardi solo nel 2004-2006) intendono condurre il loro Paese nei lidi sicuri della «Quarta Repubblica» - così la chiamano -, che tale potrà essere, secondo loro, solo se liberata da ogni presenza residua al potere di personaggi comunisti, post-comunisti o ex-comunisti.

Il caso dei gemelli Lech e Jaroslaw Kaczynski è più unico che raro nella storia recente dell'Europa, se non addirittura del mondo. Nati nel 1949 (Jaroslaw è più anziano di 45 minuti), grassocci e tarchiatelli (1 metro e 64 centimetri), sin da piccoli avvezzi ad affrontare la pubblica opinione (hanno recitato insieme in un film televisivo, quando la Polonia comunista aveva una sola televisione rigidamente di Stato), i due Kaczynski sono per certi versi le icone di una Polonia ancora alle prese con una difficile transizione. Nel Paese che fu di Giovanni Paolo II e del generale Jaruzelski, gli indicatori economici denunciano oggi una disoccupazione record vicina al 18% e stipendi mensili medi sui 600 euro lordi, mentre gli analisti parlano di società lacerata da liberalismo radicale, risentimento nazional-populista e globalizzazione europea e, dal canto loro, gli osservatori politici segnalano come fenomeno di maggior evidenza una nuova destra che fa l'altalena tra sovversivismo reazionario di facciata e pragmatismo sostanziale.

Folgorante e abilissima la carriera politica dei due gemelli Kaczynski, che non disdegnano di fare appello anche al sentimento religioso dei polacchi per affermarsi. Fondano Solidarnosc con Walesa, ma dal leader degli operai di Danzica prendono drasticamente le distanze, giudicandolo troppo tenero nei confronti dei vecchi quadri filosovietici. Eccoli allora, i due inseparabili Lech e Jaroslaw, fondare insieme nel 2001 Diritto e giustizia (Pis), partito conservatore di cui Jaroslaw diventa presidente e da cui entrambi traggono non poche soddisfazioni, oltre che grande visibilità. Lech diventa prima presidente della Corte dei Conti, poi ministro della Giustizia, quindi, nel 2002, sindaco di Varsavia. Per non essere da meno, nel settembre 2005 Jaroslaw assicura al partito la maggioranza in parlamento, vincendo le elezioni politiche, mentre nell'ottobre dello stesso anno Lech viene eletto presidente della Repubblica. La Polonia nelle mani dei due gemelli Kaczynski? «Sarebbe troppo. Il popolo polacco non accetterebbe che due fratelli occupino le due più alte cariche dello Stato», si affretta a dichiarare Jaroslaw che, per lasciare libera la strada a Lech, rinuncia al premierato, piazzandovi al suo posto un oscuro economista, Kazimierz Marcinkiewicz.

Incapaci di governare con i moderati ed europeisti di Piattaforma civica, all'inizio dello scorso maggio, per evitare le elezioni anticipate i Kaczynski hanno fatto entrare nel governo l'estrema destra del populista Lepper e dell'antisemita Giertych, suscitando il dissenso anche della maggioranza dei vescovi polacchi. La gente, intanto, li trova comunque comici. E forse, viste le paffute movenze dei due, non ha torto. Kaczynski si nasce. E si diventa.

Giovanni Ruggeri


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