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  Agosto/Settembre 2006 - Altrisuoni


Mozambico, misture e sfumature di suoni

L'universo della musica mozambicana contemporanea riflette, in alcuni suoi tratti, la policromia e le forse lievi, ma innumerevoli, sfumature (di razze, gruppi etnici, culture, tradizioni, ecc.) che caratterizzano da ormai parecchio tempo il grande Paese africano.

Ne è un esempio il bianco e portoghese (almeno da passaporto) João Afonso (nella foto), nipote del più conosciuto Zeca. João è nato e cresciuto in Mozambico e la sua musica fonde i toni più discreti e intimi del cantautorato di tradizione europea con ritmi, linee melodiche, strumenti e, soprattutto, ambientazioni, profondamente africane, che emergono chiaramente nei suoi primi tre dischi. Tra i pezzi più rappresentativi della vena afro sono sicuramente da citare Morrer em Zanzibar, Paragem no deserto e Na machamba. Outra Vida, l'album più recente uscito quest'anno, segna una svolta nelle sonorità del portoghese, che spazia verso il classico e il jazz con l'introduzione di strumenti come il piano e il clarinetto; ma le origini «nere» non scompaiono, come dimostra il brano Eco con testo dell'illustre scrittore mozambicano Mia Couto.

Saltando a piè pari la consistente comunità indiana (soprattutto di Goa), non perché non degna di nota, anzi, ma perché rappresenta un microcosmo etnico e artistico che merita di essere trattato a parte, è immancabile un cenno alla Marrabenta, ballo iper-ritmato e sensuale che sta vivendo una seconda giovinezza anche attraverso commistioni con altri generi grazie per esempio a personaggi come il rapper Chiquito e il raggaman Mr. Arssen. Per capirne un po' di più si può ascoltare The rough guide to Marrabenta (2001), prestando particolare attenzione alle tracce degli storici interpreti Dilon Djindji (nella foto) e Antonio Markos e della Orchestra Marrabenta Star de Moçambique.

Chi invece ama le tradizioni più ancestrali e meno contaminate non può non apprezzare la timbila, sorta di xilofono locale. Il disco della Eduardo Durão Timbila Ensamble, registrato nel 2000 da Eero Koivistoinen per la Naxos World, è una delle poche opere reperibili in Europa che permette un approccio, magari non facile, al genere e allo strumento, ma di sicuro rispettoso e autentico.

Infine, non si può non citare Joaquim Macuacua, cantautore impegnato, recentemente scomparso, amato o odiato in patria per i temi centrali della sua lirica, in particolare il forte rischio di degrado dei costumi e dei valori tradizionali. Ma è difficile da trovare, e non solo da noi. Qualcuno, per spiegare l'assenza, potrebbe richiamare in causa proprio l'eterogeneità etnica, culturale e linguistica del Mozambico. Macuacua cantava nella propria lingua (e raramente in portoghese), quindi non tutti lo capivano (del tutto). Vero, questo, senza dubbio. Ma forse i motivi sono anche altri, a meno che noi non siamo tra pochi a non capire i testi di Bregovic o Khaled.

Andrea Rigato

Joćo Afonso    Dilon Djindji

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