Incontro con l'autore - gennaio 2007

Giulio Albanese: spazio all'afrorealismo

Missionario comboniano, giornalista (ha diretto il New people media centre di Nairobi e l'agenzia Misna), ha recentemente pubblicato Hic sunt leones - Africa in nero e in bianco sulle problematiche del continente nero. Ne abbiamo parlato con lui.

In un Paese, come l'Italia, nel quale c'è scarso interesse per l'Africa, perché ha scritto un libro su questo continente?
Sono passati più di duemila anni da quando i romani sulle loro cartine geografiche scrivevano dell'Africa hic sunt leones, ma nella nostra cultura quest'immagine è dura a morire. C'è una sorta di pregiudizio secondo il quale l'Africa sarebbe un continente primitivo e pagano. Ho scritto questo libro per dire invece che l'Africa è un continente poliedrico con una cultura plurisecolare e per fare capire alla gente che, come ha detto un intellettuale africano, se Europa e Africa non hanno avuto una storia comune, avranno certamente un futuro comune.

Quali le prospettive di sviluppo del continente?
Solitamente si confrontano due schieramenti: gli afropessimisti, secondo i quali l'Africa è un continente perso, e gli afrottimisti, secondo i quali l'Africa è il continente del futuro. Io dico che bisogna essere afrorealisti. Il continente è più vivo che mai. C'è una classe di intellettuali in grado di lavorare per disegnare un nuovo ruolo per il continente nella società globale. Ci sono grandi potenzialità sia umane sia naturali. L'Africa però non può e non deve perseguire modelli di sviluppo che le sono estranei, ma deve elaborarne uno suo con la propria fantasia e le proprie risorse.

Le classi dirigenti riusciranno a guidare questo sviluppo?
Secondo me la classe dirigente attuale è meno preparata di quella del periodo postcoloniale. Oggi non ci sono figure del calibro di Julius Nyerere e Leopold Sedar Senghor. Spesso i politici sono corrotti. Però noto che sta nascendo una forte società civile della quale le organizzazioni cattoliche sono parte importante. Questo movimento mi dà fiducia e può rappresentare un punto di partenza per il rilancio del continente.

A chi si rivolge il suo libro?
Ai «non addetti ai lavori». Il linguaggio è volutamente giornalistico e divulgativo in modo tale che possa essere compreso anche dalle persone meno informate.


Enrico Casale

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