Testimoni - gennaio 2007
Con quasi 20mila membri, la Compagnia di Gesù è uno degli ordini religiosi più numerosi al mondo. In questa rubrica, Popoli presenta i profili di gesuiti particolarmente impegnati nella promozione della giustizia, nel dialogo interreligioso, nell'annuncio del Vangelo.

Cedric Prakash

In India, dove è alta la tensione tra hindu e musulmani, l'impegno per la riconciliazione può significare la notorietà internazionale, ma anche una vita sotto scorta

Indiano, 54 anni, Cedric Prakash è diventato gesuita a metà degli anni '70. Nella sua città, Ahmedabad in Gujarat, Stato nord occidentale dell'India, ha fondato nel 2001 Prashant, un centro per la difesa dei diritti umani dei gruppi minoritari presenti nello Stato (cristiani, islamici, tribali). Un impegno decisamente controcorrente in questa regione, tristemente nota per le violenze interreligiose avvenute nel 2002: in quell'occasione, la persecuzione della minoranza musulmana da parte della maggioranza hindu - fomentata dalle fazioni fondamentaliste che considerano l'India una terra sacra per l'induismo - causò la morte di circa 2mila musulmani.

Dal giorno dei pogrom anti-islamici, il gesuita di Ahmedabad si è dedicato anima e corpo alla difesa delle vittime che non hanno ancora ricevuto né giustizia né alcun tipo di indennizzo. Per questo negli anni scorsi padre Prakash si è recato negli Usa per testimoniare di fronte alla Commissione per la libertà religiosa nel mondo: «Da quel giorno - ha ammesso egli stesso - sono cessate, almeno un poco, le violenze in Gujarat».

Ma non per lui: molte sono state le minacce di morte pervenutegli e a causa della sua azione deve vivere sotto scorta. A chi gli fa notare che essa contrasterebbe con l'essere sacerdote, risponde: «Molte persone che mi criticano sarebbero ben contente di vedermi confinato tra le quattro mura di una chiesa. Ma questo non è ciò che Gesù è venuto a fare e a predicare, né ciò per cui è stato ucciso».

Sulla difesa delle minoranze emarginate e perseguitate si concentra la missione di padre Prakash, che nel 2006 ha ricevuto due importanti riconoscimenti: la Legione d'onore, da parte del presidente francese, Jacques Chirac, e il Minorities Rights Award, da parte della Commissione nazionale indiana per le minoranze.

La passione civile di padre Prakash, del resto, ha radici profonde: «L'inizio del mio coinvolgimento in questo campo - spiega - risale al periodo dei miei studi universitari, quando facevo parte di un movimento di studenti gesuiti chiamato All'India Catholic University Federation. Poi, la mia entrata nella Compagnia coincise con la 32ª Congregazione generale che diede l'indicazione per un forte impegno in favore della giustizia basato sulla fede, un momento che ebbe forte influenza sulla mia formazione».

Come attivista, considera l'impegno missionario della Chiesa in maniera «integrale»: «Il primo compito è l'evangelizzazione: portare il Vangelo significa condividere con tutti il messaggio di giustizia, amore e pace che Cristo ha portato. E questo va fatto non solo a parole, ma nel concreto della vita, impegnandosi per la verità a difesa degli emarginati».

Una passione riconosciutagli anche dal presidente dell'India, che nel 1995 gli conferì il Premio Kabir

Puraskar per riconoscere la sua volontà di «promuovere la pace e l'armonia etnico-religiosa nel Paese». Dopo essersi dedicato alla protezione delle vittime delle violenze del 2002 ora per padre Prakash si è aperto un nuovo fronte di battaglia, pacifica s'intende: la legge «contro» la libertà religiosa approvata dal governo del Gujarat guidato dai nazionalisti hindu, dove - ha dichiarato il padre gesuita - la persecuzione contro i cristiani e i musulmani è condotta «con una regolarità terrificante».


Lorenzo Fazzini

Torna al sommario