Carnevale: una parola che il mondo intero associa al Brasile, e a Rio de Janeiro in particolare. La festa, che affonda le sue radici nella religiosità medioevale europea, arrivò in Sudamerica insieme ai portoghesi con il nome di entrudo. Seppure non originariamente brasiliano, il carnevale fu però adottato con estremo entusiasmo. Fin dagli inizi, la festa si presenta come la ritualizzazione di una rivolta che critica l'autorità costituita e ridicolizza le convezioni sociali. Uno spazio in cui le fasce più basse della popolazione, principalmente neri e indios, potevano (e possono) dare sfogo a tensioni e ansie personali e di classe, in una sorta di catarsi collettiva.
Nella città di Salvador (Bahia), che fu la prima capitale del Brasile e che ancora oggi vanta il principale carnevale, la festa conquistò le strade e le piazze nel 1848. Fu allora che si esibì il primo afoxé, un corteo che sfila danzando e cantando: la embaixada africana (ambasciata africana, ndt) sfilò utilizzando vestiti e accessori importati direttamente dall'Africa.
Gli afoxé rappresentano ancora oggi un'affermazione pubblica dell'identità africana espressa attraverso la pratica religiosa: dato che le manifestazioni religiose di matrice africana erano proibite, gli afro-brasiliani utilizzavano proprio questa festa, profana, ma di origini cristiane, per adorare le loro divinità, sotto lo sguardo ignaro delle autorità.
Componenti fondamentali degli afoxé sono i blocos afros, raggruppamenti di persone che partecipano alle sfilate rivendicando con costumi e accessori, musiche e coreografie, le proprie origini africane. Oggi esistono diversi blocos afros che si attivano come animatori comunitari su questioni relative alla diaspora o all'identità culturale. Gli afoxé e i blocos afros sono veri e propri marchi registrati del carnevale di Bahia.
AFRICA-BRASILE E RITORNO
Sempre nel XIX secolo, a Recife, capitale del Pernambuco, cominciavano a sfilare, in un clima acceso e carico di rivalità, le bande della Marina e dell'Esercito, e gruppi di capoeira (danza-lotta brasiliana di origine africana) o singoli giovani intrepidi partecipavano sostenendo l'una o l'altra fazione. In testa al gruppo, essi facevano da apripista ballando e inscenando lotte, secondo una pratica denominata «passo», che più tardi diede origine alla suggestiva dança do frevo, che, insieme al maracatu (altra manifestazione religiosa di identità afro), rappresenta tuttora l'essenza del carnevale di questa città.
In una singolare contaminazione di eredità culturali, si ritrovano tracce del carnevale brasiliano anche nel continente africano. Ispirandosi proprio al carnevale di Bahia, gli agudás del Benin, discendenti di ex-schiavi tornati in Africa, nel mese di gennaio celebrano la festa del Signore di Bonfim e il rituale della «burrinha» («asinella»).
Fu a Rio de Janeiro, seconda capitale dello Stato fino al momento della nascita di Brasilia, che iniziarono le graduali trasformazioni che fecero della festa, nata come espressione della cultura popolare, un prodotto commerciale della cultura di massa. Alla fine dell'Ottocento, la rua do Ouvidor, arteria fondamentale della vita cittadina, era vista come una sintesi della capitale, nonché come una sorta di vetrina delle contraddizioni del regime. Proprio questa importante via costituiva il cuore delle celebrazioni del carnevale. Le famiglie più abbienti pagavano a peso d'oro le migliori balconate, che si gremivano così di uomini incravattati e signore vestite di seta e d'alta sartoria, come sui palchi di un teatro d'opera.
I commercianti, riuniti nella Commissione dei festeggiamenti, addobbavano la strada con luci, ghirlande e archi celebrativi per accogliere i cortei delle Società carnevalesche, finanziate da uomini d'affari e appoggiate da giornalisti e scrittori che, proprio attraverso le sfilate, trasmettevano alla popolazione le proprie idee sulla politica, i costumi e le figure pubbliche del Paese e della città. Le Società carnevalesche, nate pochi decenni dopo la comparsa dell'entrudo, si proponevano di «civilizzare» la plebe grezza e incolta che si accalcava proprio per assistere ai loro spettacoli e applaudirle. Affermavano che i loro cortei rappresentavano il «vero e legittimo» carnevale, perfettamente uguale a quelli di Parigi, Nizza o Venezia.
Scopo ultimo delle Società era chiaramente l'estinzione dell'entrudo, che prevedeva pratiche come mascherarsi, dipingersi il viso e lanciare acqua addosso ai passanti o simili scherzi ritenuti «di cattivo gusto». In questo godevano dell'appoggio delle autorità. Ma proprio l'entrudo di Rio de Janeiro aveva già dato origine a tanti personaggi tuttora tipici del carnevale brasiliano, come Zé Pereira, inventato nel 1848 dal portoghese José Paredes, che era sceso in strada suonando un bumbo, un tipico tamburo di grandi dimensioni.
DA BAHIA A RIO
Tra le lussuose sfilate delle élite che guardavano all'Europa e gli scherzi e i giochi tradizionali dell'entrudo che animava il popolo di Rio, i neri arrivati da Bahia inserirono le tradizioni religiose afro-brasiliane e contribuirono attivamente alla nascita delle scuole di samba, in principio specificamente pensate per la festa carioca, ma che presto divennero uno dei simboli più caratteristici del carnevale di tutto il Brasile.
L'idea della scuola di samba trovò origine nei cordoni carnevaleschi, nati dalle rivendicazioni della classe media che, oltre a festeggiare il carnevale nelle verande delle proprie case, voleva poter partecipare alle manifestazioni di strada; ma, perché ciò fosse possibile, era necessario che le forze dell'ordine separassero questi partecipanti particolari dal resto della popolazione attraverso l'uso di corde.
La popolazione nera pensò di organizzare anche le proprie manifestazioni basandosi sul modello borghese e pretendendo anche per sé la protezione della polizia, potendo così aumentare lo spazio pubblico destinato alle proprie iniziative. Per questo vennero create le scuole di samba.
Dagli anni Trenta del secolo scorso, durante il regime populista del dittatore Getúlio Vargas, continuò ad aumentare la presenza dello Stato nei festeggiamenti carnevaleschi e le sfilate delle scuole di samba assunsero la forma di concorsi o campionati, alcuni dei quali con temi allegorici prestabiliti. Successivamente, dagli anni Settanta, con l'approdo del turismo di massa in Brasile, il carnevale delle scuole arrivò a costituire il tratto caratteristico dello spettacolo, degno persino di una struttura apposita, il sambódromo, stadio in cui si entra solo a pagamento e dove le sfilate sono cronometrate e riprese dalla televisione.
Ovviamente, è stato necessario trasformare le forme di partecipazione: ora ci si attiene a coreografie e passi prestabiliti e i costumi e gli ornamenti sono tutti molto simili tra loro. Questo nuovo modello ha inoltre introdotto una serie di figure professionali prima inesistenti, come gli addetti ai costumi e all'allestimento dei carri o i coreografi della festa, pagati dall'amministrazione pubblica o, più spesso, dalle multinazionali.
Così, oggi, il carnevale brasiliano è in gran parte pensato e programmato secondo logiche di profitto. Eppure, lontano dai tentacoli di chi manovra le masse, un grandissimo spazio è ancora riservato alla manifestazione della ribellione, della contestazione e degli scherzi liberi e spontanei: infatti, nei quartieri popolari e nelle feste comunitarie, il carnevale, secondo il suo spirito originario, continua a costituire innanzitutto uno spazio riservato all'allegria. Allegria che deride la morte, allegria inseparabile dalla tristezza del Mercoledì delle ceneri.