Jsn - febbraio 2007
Nato nel 2004, il Jesuit social network è la federazione che mette in rete le diverse attività sociali legate ai gesuiti in Italia. Anche Popoli appartiene al Jsn e, dal gennaio 2007, ha uno spazio in cui le varie associazioni si raccontano.

Nelle carceri con creatività

La Sesta Opera San Fedele - tra i primi soci del Jsn - è impegnata nelle carceri milanesi, dove assiste, anche con piccoli gesti, sempre più spesso stranieri

Molto spesso gli agenti, o altre figure che lavorano in carcere, ci chiedono: «Ma che cosa ci fate qui? Perché buttate via il tempo?». La domanda ha un suo senso: è talmente poco quello che un volontario riesce a fare! Ce ne rendiamo perfettamente conto. Ma qual è il punto su cui si gioca tutto? Sembra strano, ma laddove tutto è sempre uguale, dove il tempo sembra non passare mai, è necessaria una vigile creatività. Senza di essa tutte le altre qualità - il non giudicare, la costanza, la pazienza, la prudenza, l'empatia -, pur necessarie al volontario, pur buone, possono portare all'adeguamento passivo ai condizionamenti (e ce ne sono molti) dell'istituto di pena e della condizione carceraria. Su questo punto specifico un grandissimo aiuto, per coloro che la vivono, viene dalla spiritualità ignaziana e dal magis in particolare. Esso ci aiuta a non dare per scontata nessuna delle difficoltà in cui si trova il detenuto e a chiederci sempre che cosa possiamo fare di più.

Che cos'è dunque la creatività? Un esempio spiega meglio di mille parole che essa non è necessariamente frutto di competenze giuridiche, sull'ordinamento penitenziario o quant'altro, ma di una profonda sensibilità umana e di amore per la persona, immagine di Dio, chiunque essa sia.

Mentre alcuni volontari stavano preparando sacchetti di biancheria su richiesta scritta dei detenuti, si accorsero che uno di loro, senza farsi notare, infilava nei sacchetti qualche altra cosa. «Cosa stai facendo?», gli chiesero. Lui candidamente rispose: «Sto mettendo una caramella in ogni sacchetto. È un piccolo segno di attenzione per ciascuno di loro». Da quel giorno, in tutti i nostri sacchetti c'è una caramella. Anzi, le caramelle sono state poste anche all'ingresso del magazzino vestiario interno al carcere, diventando così il luogo di incontro amichevole non solo con i detenuti, ma anche con gli agenti, gli educatori e persino con il direttore.

Diversi mesi dopo, quando ormai era tradizione per tutti prendere o ricevere qualche caramella dal nostro magazzino, un detenuto straniero che partecipava agli incontri per la recita del rosario, venne a sapere che una delle volontarie, da lì a poco, sarebbe andata in pellegrinaggio a Lourdes. Volendo in ogni modo parteciparvi, pur recluso, qualche giorno prima della sua partenza la chiamò e la pregò di deporre una delle caramelle che aveva ricevuto ai piedi della statua della Vergine. E così fu fatto. Quando venimmo a sapere questo fatto, qualcuno di noi non riuscì a trattenere le lacrime: non era quello un chiaro esempio di vero spirito eucaristico? Quelle lacrime, e tante altre consolazioni, alimentano il fuoco di quel roveto ardente che muove e sostiene i nostri volontari nella loro quotidiana missione accanto alle persone detenute e ai loro cari.


Sesta Opera San Fedele

Torna al sommario