Un getto dorato esce dalla macchina. L'emozione pervade tutti. Sono le 10,40 dell'8 marzo 2006. Un sogno si realizza dopo mille sforzi, fatiche, difficoltà burocratiche. L'associazione «Amici dell'Africa» di Cardano al Campo (Va), affiliata al Magis, ha portato a termine il progetto «Olio per la vita» al quale lavorano da tre anni in Burundi e grazie al quale è stata avviata la produzione di olio dai frutti dell'avocado. «In realtà - ricorda Renato Iametti, fondatore e "anima" dell'associazione - volevamo solo creare una scuola e una tessitura a Murayi in Burundi. Oltre a questo, però, il governatore locale ci propose di creare un impianto per estrarre l'olio dai frutti di avocado. Un olio che, integrando la magra dieta dei burundesi, poteva prevenire il quacss, la forma di diabete che colpisce il 30% della popolazione locale».
Iametti e i volontari dell'associazione non sanno però nulla di avocado e di olio. Iniziano quindi a cercare informazioni, ma è difficile trovare esperti nel settore. Finché a Iametti viene presentato Dante De Faveri, direttore dell'Istituto di enologia e ingegneria alimentare della facoltà di Agraria dell'Università Cattolica di Piacenza. È la svolta. Il professore è un esperto e ha conoscenze tecniche giuste. E infatti, nel gennaio 2005, impiegando enzimi, riesce a estrarre una piccola quantità di olio da alcuni avocado. Non solo, ma convince uno dei suoi giovani ricercatori ad andare in Burundi per selezionare le varietà di avocado adatte all'estrazione di olio: «in Burundi ne esistono almeno 30 - spiega Iametti -, ma solo due sono adatte all'estrazione dell'olio».
Intanto però De Faveri scopre che l'olio può essere estratto attraverso una tecnica meccanica più economica di quella che impiega gli enzimi. Non solo, la rete di amici dell'associazione riesce a rintracciare una azienda che produce i macchinari adatti ed è disponibile a garantire l'assistenza e la formazione del personale. I finanziamenti della Regione Lombardia e del Comune di Cardano danno al progetto un'ulteriore spinta. La spedizione dei macchinari però non è facile. I mezzi che li trasportano incontrano diversi problemi. Ma, l'8 gennaio 2006, le macchine sono in linea. Due mesi dopo, ecco il primo olio. «Nei primi tre mesi di attività - osserva Iametti - 248 famiglie hanno portato i frutti alla fabbrica ricevendo oltre 23mila euro. In futuro il progetto coinvolgerà un migliaio di famiglie di contadini e darà lavoro a 30 addetti (24 per la gestione del ciclo e 6 manutentori). Se la fornitura di elettricità fosse costante, la produzione potrebbe arrivare fino a tremila litri di olio al mese (parte destinato all'esportazione, parte al consumo interno). Il presidente burundese Pierre Nkurunziza, durante la visita allo stabilimento, ci ha assicurato che faciliterà l'accesso all'elettricità e alle linee telefoniche. Noi ci speriamo. Anche da questo dipende il futuro del progetto».