L'inno alla carità nella prima Lettera di Paolo ai Corinzi, il Magnificat, il brano evangelico dei discepoli di Emmaus: le tre letture scelte dall'Abbé Pierre per i suoi funerali aiutano a tratteggiare la figura e l'opera di un uomo che l'arcivescovo di Parigi, monsignor Vingt-trois, ha definito come un «pungiglione» per la Chiesa e per la Francia. In un giorno del 1949 il cappuccino, figlio spirituale del poverello di Assisi, divenuto prete della diocesi di Grenoble e deputato della democrazia cristiana francese (Mrp), incontrò Georges. Fu quello il suo «bacio al lebbroso», l'evento che segnò una svolta nella sua esistenza. Chiese a quest'uomo a pezzi, tentato dal suicidio: «Aiutami», come Gesù che si affianca ai discepoli di Emmaus lungo la strada e chiede il perché della loro tristezza. Questo rovesciamento di prospettiva, per cui il più povero è colui che aiuta prima ancora di essere colui che viene aiutato, segna l'inizio, discreto, della comunità di Emmaus, di coloro che saranno chiamati i «raccogli stracci» e oggi i «compagni», come a indicare la strada percorsa. Uomini soli, dal passato difficile, che spesso non hanno avuto nemmeno un sasso dove posare il capo, sono chiamati a mettersi insieme, a condividere la tavola e il lavoro, senza condizioni e senza giudizi. Perché, con il cuore infiammato dall'amicizia ritrovata nell'atto di condividere la parola e spezzare il pane, possano a loro volta rialzarsi, unirsi alla comunità dei discepoli per essere insieme a loro messaggeri della Buona notizia e aiutare altri, più poveri di loro, a prendere posto un giorno al banchetto. Il rialzarsi degli umili passa attraverso gli umili.
Durante l'inverno del 1954, l'Abbé Pierre lancia il suo celebre appello alla radio, rimasto nella memoria con il nome di «insurrezione della bontà». La Francia scopre al suo interno le dimensioni della miseria, come una spina nella carne. I «trent'anni gloriosi» (del boom economico, 1945-1975, ndt) avevano lasciato molti ai margini. L'Abbé Pierre, in particolare, mette il Paese di fronte alla questione degli alloggi. Il vecchio partigiano, che salvò gli ebrei e il fratello del generale de Gaulle dalla barbarie nazista, promuove una resistenza pubblica alla miseria, fino a procurarsi il soprannome di «insorto di Dio». Da qui prende avvio un'azione multiforme, che si estenderà nel mondo intero, la cosiddetta «galassia Emmaus». Dopo il 1954 la questione dell'alloggio sarà uno dei cavalli di battaglia dell'Abbé Pierre, passando attraverso la creazione di una società per le abitazioni a canone ridotto, fino al recente progetto di legge che in Francia renderebbe «opponibile» il diritto all'alloggio (un diritto che può dare luogo a un ricorso in tribunale se non tutelato, come per l'istruzione o le cure mediche). Provato nella salute, a volte tradito da chi gli era vicino, quest'uomo fragile svolge per lunghi anni la sua opera lontano dai riflettori, prima di riemergere sulla scena pubblica nell'inverno del 1984. La gente riconosce immediatamente l'aspetto, la voce e il leggendario mantello: un uomo pubblico, tormentato dall'urgenza, che chiama il Paese a non assopirsi, mentre la miseria cresce. L'Abbé Pierre diventa così la voce che risveglia la coscienza di coloro che non possono accettare la sofferenza di altri uomini. Ma il fondatore di Emmaus era prima di tutto un prete, un uomo di preghiera, ritiratosi a lungo nell'abbazia di Saint-Wandrille, assetato di Colui che egli chiamava «l'Amore eterno». Sapeva che le migliori leggi e la più grande dedizione agli altri non servono a nulla, se manca l'amore. Fu prima di tutto il «pungiglione dei cuori». Se la Repubblica laica e la Chiesa si sono ritrovate unite nell'omaggio unanime, è grazie alle migliaia di volti segnati dalla miseria, ma belli, grandi e nobili, che riempivano la navata della cattedrale di Notre Dame a Parigi il giorno dei funerali. I compagni di Emmaus erano le sentinelle del mattino nel cuore di una folla di tutte le provenienze sociali e politiche, di tutti gli orizzonti religiosi e filosofici: i più poveri sono capaci di questo miracolo. Rappresentano veramente Gesù tra noi, venuto a raccogliere nell'unità i figli di Dio dispersi. L'Abbé Pierre, facendo di loro i nostri prediletti, indirizzando su di loro le luci dell'attualità, gli sguardi degli uomini e la preoccupazione dei politici, ha intrapreso questo cammino di unità.