Aiutare i poveri a costruirsi una nuova vita, offrendo loro la possibilità di coltivare la terra: è l'obiettivo che il gesuita fratel Domenico Fazio persegue dal 2000 in Madagascar. La sua missione è stata, per molti anni, l'assistenza alle famiglie di facchini a Fianarantsoa, dove migliaia di disperati erano costretti a vivere trasportando a mano le merci. I nuovi sistemi di trasporto hanno tolto loro il lavoro e si sono ritrovati senza nulla. «In Madagascar - osserva fratel Fazio - per gli ex facchini non c'erano prospettive. La situazione economica era drammatica e io non riuscivo a trovare sonno pensando a quei poveri sempre più poveri che dormivano sotto teli di plastica e cercavano da mangiare nelle pattumiere». Fratel Fazio pensa allora di organizzare un esodo di queste famiglie dalla città alla campagna per offrire loro un minimo benessere. È nato così il progetto «Esodo urbano». Il piano ha previsto la sistemazione di 600 famiglie (4.600 persone) in una zona rurale di 11mila ettari messa a disposizione dal governo vicino al villaggio di Andonaka, per consentire a queste persone di apprendere il nuovo mestiere di agricoltore. Si è previsto inizialmente il trasferimento dei capifamiglia per la costruzione delle case e l'avvio delle attività. Durante i primi mesi di duro lavoro sono stati garantiti, oltre a cibo e alloggio, anche materiali da costruzione, attrezzi e sementi. Il primo gruppo aveva il compito di coltivare la terra necessaria per raggiungere un raccolto sufficiente a sfamare anche il gruppo che sarebbe arrivato dopo, e così via: un aiuto reciproco importante in questa prima fase di realizzazione del progetto. Contemporaneamente sono stati costruiti anche numerosi pozzi per l'acqua. A oggi sono state costruite 200 case nelle zone di Fandana e di Sahanala.
Nel quadro del progetto è stata curata la formazione sia in campo agricolo sia in campo edile (è stato insegnato agli ex-facchini anche a costruire le proprie case e le infrastrutture). Sono stati realizzati una falegnameria, numerosi pozzi, tre ponti per collegare i villaggi e, ormai, vari ettari di terreno sono coltivati. Questo, insieme all'allevamento di pecore e altri animali, garantisce alle famiglie una certa indipendenza economica.
Nell'area sono sorte tre scuole elementari, una scuola media, una chiesa, un ostello, una casa per le suore trinitarie di Roma, che hanno accettato di mettersi a servizio della popolazione locale per l'istruzione (oltre 600 alunni dai 6 ai 16 anni frequentano le aule). Attualmente è in fase di ultimazione anche una clinica dotata di sette padiglioni. «La clinica è assolutamente necessaria - osserva fratel Fazio -. I villaggi sono nel pieno della brousse (savana) e nel raggio di 60 chilometri non c'è nessuna infrastruttura per curare i poveri. Si potrebbe mandarli altrove, ma dove? È nata così l'idea di un piccolo ospedale. La struttura sta per essere completata e stiamo già acquistando anche le attrezzature necessarie».