Testimoni - marzo 2007
Con quasi 20mila membri, la Compagnia di Gesù è uno degli ordini religiosi più numerosi al mondo. In questa rubrica, Popoli presenta i profili di gesuiti particolarmente impegnati nella promozione della giustizia, nel dialogo interreligioso, nell'annuncio del Vangelo.

Rodrigo Mejía

L'ultimo vescovo gesuita in Etiopia risaliva al XVII secolo. Il 4 marzo un colombiano ne raccoglie l'eredità. A lui la responsabilità di un Vicariato grande il triplo della Toscana

Papa Benedetto XVI ha nominato il gesuita Rodrigo Mejía, colombiano, vicario apostolico di Soddo-Hosanna, ristabilendo così il profondo legame che lega l'Etiopia alla Compagnia di Gesù fin dai tempi del fondatore sant'Ignazio. Ultimo di undici figli (fra cui tre gesuiti), Rodrigo è nato a Medellín (Colombia) nel 1938 e ha lavorato in Africa fin dal 1964: prima nella Repubblica Democratica del Congo, poi in Kenya, infine in Etiopia. Grazie al suo dottorato in teologia spirituale, nel 1984 è stato chiamato a insegnare teologia a Nairobi, facendo contemporaneamente esperienza pastorale in una delle più grandi parrocchie della periferia. Dal 1995 al 1998 è stato Provinciale dei gesuiti dell'Africa orientale, lasciando poi il posto a un africano. Dal 1998 ha lavorato in Etiopia, prima come segretario dell'arcivescovo di Addis Abeba e, negli ultimi sei anni, come direttore del Galilee Centre di Debre Zeit, centro di spiritualità della Compagnia di Gesù.

Il Vicariato di Soddo-Hosanna - 400 chilometri a sud della capitale, sulla strada verso il Kenya - è immenso (65mila chilometri quadrati), con una nutrita presenza di cattolici, circa 250mila, vale a dire quasi la metà di tutti i cattolici dell'Etiopia, dove la Chiesa è una piccola minoranza. È una zona rurale, fertile, ricca di acqua, ma paradossalmente qui si soffre la cosiddetta «fame verde»: la produzione non è sufficiente a sfamare tutta la popolazione. «La prima sfida che mi attende - dice monsignor Mejía - è quella di mantenere l'unità del Vicariato, una zona con scarsi mezzi di comunicazione, abitata da un mosaico di culture, in cui si parlano almeno quattro lingue principali. La costituzione del Vicariato risale a circa 25 anni fa e credo che le autorità ecclesiastiche stiano già pensando a una divisione. Con 45 parrocchie così disperse, il vescovo riesce a visitarle tutte appena una volta l'anno senza praticamente fare altro».

La diocesi è stata fondata dai cappuccini italiani, ma ora la maggior parte del clero è locale: dei 47 preti diocesani, 35 sono etiopi. Perché allora un vescovo non autoctono? «L'ideale risponde il gesuita sorridendo - sarebbe stato un vescovo locale. Ma i preti locali sono tutti piuttosto giovani e la Santa sede preferisce un po' più di esperienza prima di promuovere all'episcopato. Una seconda ragione è che si cercava una persona che venisse da fuori proprio per preparare la divisione del Vicariato in modo più oggettivo e spassionato». Il vescovo uscente, l'italiano Domenico Maritozzi, è ultraottantenne: ha presentato le dimissioni al compimento del 75° anno, ma è rimasto in carica nell'attesa che venisse scelto il successore. Anche padre Rodrigo non è più un giovanotto, tuttavia il suo dinamismo sarà molto prezioso per il difficile lavoro che lo attende.


Lorenzo Fazzini

Torna al sommario