Identità - Differenza - aprile 2007

Parola chiave
Medicina tradizionale

La Nigeria investe in ricerca
Il presidente nigeriano Olusegun Obasanjo scommette sulla medicina tradizionale. A dicembre ha creato un comitato che dovrebbe promuovere la ricerca nel settore. Il comitato non è che l'ultima iniziativa lanciata in Nigeria per preservare e rilanciare le conoscenze mediche tradizionali. Tra queste iniziative c'è anche la pubblicazione di un volume nel quale sono raccolti un migliaio di articoli sulle cure tradizionali pubblicati da medici nigeriani in giornali internazionali. Molte di queste cure (a base di erbe e di sostanze di origine animale) si sono rivelate efficaci contro malaria, diabete, epilessia, infiammazioni varie. Dietro questo interesse del presidente Obasanjo si nascondono però anche ragioni economiche. Si calcola, infatti, che nel mondo il mercato delle medicine tradizionali valga oggi almeno 60 miliardi di dollari Usa.
E la Nigeria, che attualmente guadagna circa un miliardo di dollari l'anno, vorrebbe ulteriormente incrementare la sua quota nel business.

La definizione ufficiale dell'Onu
«Medicina tradizionale» è un'espressione che, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, l'agenzia dell'Onu che si occupa di salute, si riferisce a tutte quelle conoscenze, credenze, metodologie e pratiche in materia di salute che comportano l'uso di piante, parti di animali e vegetali, terapie spirituali, tecniche ed esercizi manuali, separatamente o in combinazione, per la cura, la diagnosi o la prevenzione di malattie. In Africa l'80% della popolazione ricorre alla medicina tradizionale per le cure mediche di base, ma queste pratiche sono molto diffuse anche in Asia e America Latina. Nei Paesi industrializzati sono definite come «complementari» o «alternative».

Sapere antico digitalizzato
I Paesi dell'Asia meridionale stanno creando una biblioteca digitale delle conoscenze tradizionali indigene per evitare che queste siano sfruttate impropriamente per scopi commerciali. Consentirà di accedere via Internet alle informazioni sulla medicina tradizionale, nonché su altri settori delle conoscenze indigene; inoltre dovrebbe promuovere la ricerca di nuove sostanze, favorendo lo sviluppo del mercato regionale di erbe medicinali. L'India ha fatto da battistrada in questa iniziativa dopo avere avuto la meglio, nel 1999, in una battaglia legale per revocare un brevetto Usa per l'utilizzo del turmeric, una spezia usata contro le ferite e conosciuta in India da tempo immemorabile. Secondo l'istituto nazionale indiano che si occupa di informazioni scientifiche, nel 2003 esistevano almeno 15mila brevetti di Paesi occidentali che contenevano riferimenti a erbe medicinali indiane. L'iniziativa ha suscitato interesse anche in Africa e nel Sud Pacifico.

Estratti di artemisia contro la malaria
Per sconfiggere la malaria si è tornati alla medicina tradizionale cinese. Da duemila anni i cinesi, per combattere le febbri e ridurre i sintomi collegati alla malaria, utilizzano gli estratti dell'Artemisia annua, meglio conosciuta come assenzio. Le aziende farma ceutiche hanno così pensato di estrarre il principio attivo di questa pianta e impiegarlo per produrre nuovi farmaci. I risultati sono stati eccellenti. Oggi i nuovi farmaci a base di artemisina, in combinazione con farmaci tradizionali (clorochina e sulfadossinapirimetamna), riescono a debellare un attacco di malaria in soli tre giorni. L'Organizzazione mondiale della sanità da qualche anno non solo sostiene questa terapia, ma ne promuove l'utilizzo. Attualmente i farmaci a base di artemisina vengono prodotti in Cina e in Vietnam, ma si sta tentando di avviare produzioni anche in Tanzania e in India.

Sudafrica, legali i guaritori tradizionali
Il nuovo Sudafrica non fa discriminazioni neppure in campo medico. Nel 2004 il Parlamento ha approvato una legge che ha regolamentato la pratica della medicina tradizionale. La normativa è nata dalla presa d'atto che i medici ufficiali sono troppo pochi in Sudafrica ed è comunque necessario garantire alla popolazione più povera un minimo di assistenza sanitaria. I guaritori fabbricano farmaci con erbe e sostanze di origine animale. Molti di questi farmaci, nel tempo, si sono rivelati efficaci e anche la medicina ufficiale ne ha riconosciuto la validità. Il sistema sanitario ha così pensato che potesse essere utile rivolgersi ai guaritori, dai quali si fa curare l'80% della popolazione nera sudafricana ma, attraverso la legge, ha preteso che fossero fissati standard rigidi di terapia per proteggere i pazienti dai guaritori-ciarlatani, che spesso, più che curare, aggravavano la situazione sanitaria dei pazienti.

Gli indigeni cileni riscoprono le erbe
I mapuche sono la principale etnia indigena del Cile (circa 600mila persone, il 4% del Paese). Stanno cercando di rilanciare l'uso di cibi e medicine tradizionali, creando attività produttive e posti di lavoro anche per favorire la lotta alla povertà. Con un'iniziativa sostenuta dal ministero della Salute, la medicina tradizionale si sta diffondendo nel Paese come complementare a quella occidentale.
I medicinali mapuche, ottenuti da 47 piante, sono utilizzati in combinazione con medicine occidentali nella cura di alcune decine di malattie. Alcune farmacie e ospedali hanno iniziato a distribuirli, mentre i produttori stanno cercando di ottenere i brevetti. Alcuni imprenditori mapuche stanno progettando la creazione di centri di salute integrale basati solo su metodi indigeni e sottolineano come queste iniziative possano servire anche a preservare l'identità della popolazione.
 

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