Dei viaggi di formazione e di servizio in Ciad con gli universitari, ho un ricordo che è di attualità. Alla periferia della capitale N'Djamena, dove sorge il quartiere dei militari francesi e delle abitazioni dei «bianchi», c'era una discarica di notevoli proporzioni, indice dell'alto livello di consumi degli abitanti della zona. Una cooperativa di più di duecento famiglie africane aveva organizzato una raccolta differenziata, che praticamente dava da vivere, con il ricavato dell'operazione, a centinaia di persone.
Molte altre città offrono lo stesso scenario. Nella situazione di degrado che la questione rifiuti genera a Napoli, in particolare nella nostra periferia, si sta verificando un'analoga vicenda, insieme triste e fortunosa. Sono tante le donne e i bambini, in particolare rom, residenti da più di vent'anni in campi fatiscenti, che, ogni giorno, rovistano fra le immondizie ai bordi delle nostre strade. Si tratta ovviamente di qualcosa che nega la dignità umana. Tuttavia, uno dei tanti mali generati dalla camorra che controlla le discariche della provincia genera paradossalmente anche un effetto positivo: se non ci fosse tanta immondizia verrebbe a mancare anche questa piccola risorsa di sussistenza, ai margini della nostra capacità di consumare e produrre rifiuti.