Rachid ha gli occhi neri, le gambe lunghe e nervose, la rabbia dentro di chi ha dovuto lasciare una casa, un Paese, una lingua. Rachid ha 19 anni, viene dal Maghreb. Qualcuno gli aveva raccontato che in Italia la vita era facile, i soldi anche: bastava avere un po' di fegato. In Italia, come tanti altri, Rachid aveva invece trovato prima un giro sbagliato, poi Nisida.
Nisida è un'isola meravigliosa, in quel braccio di mare dove il promontorio di Posillipo si congiunge con la conca di Bagnoli, ma per Napoli e i napoletani è anche il sinonimo di carcere minorile, storie difficili, occasioni mai avute. Ma qui a Nisida, Rachid ha trovato una meta. Nel senso più letterale della parola. Oggi «il ghepardo dell'Atlantide», come lo chiamano i suoi compagni, gioca a rugby in una squadra giovanile dell'Amatori Napoli e presto - «molto presto» dice chi se ne intende dovrebbe arrivare in prima squadra.
«Sono finito in carcere - ricorda Rachid, che ha anche ripreso a studiare - calpestando le mie radici e la mia religione. Ma con questo sport ho conosciuto un mondo nuovo e sono riuscito a salvarmi».
Alle mischie, ai placcaggi, agli scontri duri, ma fatti di regole e di antica cavalleria, si è appassionato proprio dentro l'istituto dove, da un paio di anni, un gruppo di giocatori ed ex giocatori dell'Amatori ha portato la palla ovale e, soprattutto, il suo spirito. Si chiamano Enzo, Rudi, Dario, Tonino, Stefano: qualcuno di loro ha lasciato un segno profondo nella storia di questo sport e non solo a Napoli. Vengono dalle stesse strade, dagli stessi quartieri di quei ragazzi di Nisida. «Io mi sono salvato grazie a questa disciplina sportiva: è uno sport di squadra, quindi sociale, e poi ti cambia - racconta Enzo, ex caposquadra dell'Italsider, che dal suo posto di lavoro vedeva ogni giorno il carcere minorile e pensava a come passare la sua passione anche agli scugnizzi chiusi là dentro -. Ora vogliamo offrire un'alternativa al degrado della strada, trasferendo in carcere un'esperienza emotiva e fisica diversa da quella che vivono ogni giorno. E poi speriamo che, fuori da qui, il rugby sia l'occasione per integrarsi in una comunità sportiva». Insomma lo sport (e il rugby forse dello sport è una delle massime espressioni, come racconta ogni partita che vede i tifosi delle due squadre allegramente mischiati sugli spalti) come prevenzione.
Ma Nisida è solo una tappa di un progetto più ampio dedicato ai giovani. Un progetto che all'Amatori stanno portando avanti con la cocciutaggine e la decisione di chi il rugby ce l'ha nel sangue. «Siamo convinti - spiegano - che il rugby abbia un'enorme potenzialità di penetrazione ed entusiasmo tra i ragazzi abituati a vivere per strada. La nostra sfida è attirare questa energia e naturale aggressività che i ragazzi acquisiscono per i vicoli e incanalarla nelle regole di questa disciplina. Qualcosa che nel mondo è già successo nei distretti di Soweto, il più grande slum del Sudafrica».
La «Palla storta» è il nome del progetto rivolto alle scuole medie e superiori e alle associazioni che lavorano sul disagio minorile, ma è soprattutto un grande sogno. Che per tanti Rachid ci sia finalmente una meta.