Identità - Differenza - giugno/luglio 2007

Idee
Cinesi d'Italia: è vera emergenza?

Patrizia Farina
Docente di Demografia sociale all'Università di Milano-Bicocca

Complici i grandi media, molte comunità immigrate in Italia sono definite attraverso stereotipi, ma la forza di quelli che riguardano la popolazione cinese è probabilmente irraggiungibile. Dopo i fatti di cronaca di Milano dello scorso aprile, è stato ripetuto spesso, fra l'altro, che i cinesi in Italia costituiscono una comunità chiusa, che non vuole integrarsi, che fa sparire i morti. Quanto sono vere queste affermazioni e quali sono i meccanismi che le alimentano?
I cinesi possono essere considerati i primi immigrati in Italia. Per rintracciare i pionieri bisogna infatti arretrare fino agli anni Venti del secolo scorso. Tuttavia, solo dall'inizio degli anni Ottanta quella cinese è divenuta una delle principali nazionalità presenti nel nostro Paese, la quinta dopo quelle romena, marocchina, albanese e ucraina. Sia nel passato sia negli anni più recenti i cinesi si distinguono dagli altri immigrati per molte caratteristiche. Anche loro sono spinti a emigrare per migliorare le proprie condizioni materiali di vita, ma perseguono questo obiettivo attraverso attività autonome - con imprese di piccole dimensioni, spesso a conduzione familiare e create dopo diversi anni di lavoro dipendente -, in un sistema che, pur dialogando con quello italiano, risponde a meccanismi di reclutamento e di finanziamento del tutto indipendenti. Il tasso di attività è molto alto sia per gli uomini sia per le donne, occupati soprattutto nell'artigianato, nel commercio e nella ristorazione. La popolazione presente in Italia ha titoli di studio relativamente bassi, vive principalmente con i familiari in abitazioni non di rado di proprietà, con più figli di quanto sarebbe consentito in Cina. In caso di bisogno ci si rivolge alla famiglia o ai conoscenti della propria comunità, quest'ultima concentrata e quindi più visibile anche se meno numerosa di altre.
Paradossalmente, quella cinese è la comunità immigrata ideale per una società che soffre l'immigrazione. Essa, infatti, si mette in un «cantuccio», arricchisce il sistema economico nel suo complesso, usa i servizi sociali solo quando non trova soluzioni interne alla comunità, non compete con gli italiani per il lavoro, non «ruba» posti nelle graduatorie di assegnazione delle case popolari, non «costa» perché chiede poca assistenza sociale. Ciononostante, e ancor prima dei recenti fatti di Milano, la comunità cinese è oggetto di intensa stigmatizzazione.
Dei cinesi si dice ad esempio che sono «chiusi» e a questo termine è associato un giudizio negativo, ma non si comprende chi faccia da termine di paragone, chi siano gli «aperti». Se si allude ad altre comunità immigrate c'è da chiedersi a quanti matrimoni, battesimi, funerali o feste di stranieri abbiano partecipato gli italiani che sostengono questa contrapposizione. La chiusura di cui sarebbero portatori i cinesi si può agevolmente spiegare senza evocare comportamenti devianti, o peggio, inscritti nella loro «natura». Innanzitutto, vi è un enorme deficit di comunicazione determinato dalla lingua.
Solo chi ha studiato o studia la lingua cinese è consapevole delle difficoltà di passaggio dalla lingua ideografica all'italiano. La prova che questo è l'ostacolo maggiore alle relazioni si può dedurre dai comportamenti dei cinesi nati in Italia, per nulla isolati nelle nostre scuole. D'altra parte, proprio per le loro caratteristiche insediative, i cinesi non lavorano nelle nostre case né sono colleghi di lavoro. Non confrontandosi con la realtà concreta e individuale, la conoscenza lascia il posto a quelle che possiamo facilmente definire leggende metropolitane (fra tutte, la più emblematica riguarda il fatto che «i cinesi non muoiono»). È difficile combattere contro gli stereotipi, ma è la sola strada percorribile per realizzare l'integrazione, che per i cinesi, comunque, non sarà mai assimilazione. Ovunque si adattano al contesto che trovano: di fronte a regole blande tendono a ignorarle, se sono stringenti le rispettano. Per questo è necessario trovare il modo per renderle comprensibili e condivise. Sullo sfondo rimane un dubbio: e se pretendessimo da loro quel che noi stessi non siamo capaci di essere?

© FCSF - Popoli
 

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