Dialogo e annuncio - giugno/luglio 2007

Idee
Dialogo, una ricerca di trascendenza

Francesco Tomatis
Professore ordinario di Filosofia teoretica all'Università di Salerno

Il dialogo interreligioso e interculturale è oggi sempre più necessario. E non soltanto perché la moltiplicazione di movimenti, contatti, rapporti fra civiltà e persone diverse non è proceduta di pari passo con l'ascolto reciproco, la comprensione, la comunicazione. Ma perché sono le stesse grandi culture e religioni tradizionali a esigere, ricercare, sollecitare una relazione con gli altri.
I dialoghi fra esponenti di differenti religioni e culture, spesso, non sono veri dialoghi. Per dialogare occorre essere aperti a una dimensione più grande e ignota a entrambi gli interlocutori, disponibili quindi anche a svuotarsi della propria identità iniziale. Solo in preghiera di fronte a ciò che è più grande di me, di te, di noi, eppure ci costituisce singolarmente, potremo tentare davvero di comprendere qualcosa di ciascuno di noi, dell'altro che mi sta accanto, di quello che ancora ignoro.
Per un verso, occorre aprirsi a una dimensione che trascenda, vada oltre i nostri confini limitati, personali, culturali, religiosi. Per altro verso, a tale apertura trascendente non ci si può disporre che nelle singolari condizioni esistenziali in cui ci si trovi a vivere, pensare, abitare. Ma, allora, da parte di ciascuno occorre un cammino verso ciò che, più grande di noi, si mostra a noi, benché in forma invisibile, senza nome, figura, parola.
Condotto sino a questi limiti estremi, ciascun cammino potrà confrontarsi autenticamente con ogni altro cammino, ciascuno consapevole dei propri limiti. Si potrà iniziare a dialogare, parlando tra diversi perché in viaggio attraverso una dimensione più grande di ogni cammino singolare, tanto che su tale orizzonte i passi di ciascuno potranno delinearsi con cura e precisione, sino a che lo stesso procedere possa persino variare di percorso, compagnia, direzione.
Il cammino che ciascun singolo può autonomamente svolgere, se compiuto radicalmente sino ai suoi limiti estremi, nelle profondità più interiori, non potrà non condurre a una personale esperienza di trascendenza. Proprio nel percorso esistenziale più personale, nell'operare singolare o nell'introspezione interiore, ciascuno fa esperienza dei propri limiti, trascesi da qualcosa di più grande. In quanto tale, l'esistenza umana è - inevitabilmente benché non sempre consapevolmente - esperienza di trascendenza.
Almeno la sofferenza e la morte, se non la coscienza e la libertà, almeno il rapporto e lo scontro con gli altri e in generale la realtà, suscitano questa esperienza limite nell'uomo, esperienza di trascendenza. Questa non è in quanto tale esperienza religiosa, esperienza di relazione con Dio, con una realtà più grande che si ponga in relazione con noi, mostrandocene un significato. Tuttavia l'esperienza di trascendenza è la condizione per qualsivoglia esperienza religiosa. Proprio per questo motivo, essa è lo spazio possibile di dialogo fra le religioni, le culture, le persone.
A condizione che resti esperienza di trascendenza, e non pretenda immediatamente di qualificarsi come esperienza religiosa, di un Dio determinato, se non addirittura di una realtà finita assurta a realtà ultima, osannata come idolo supremo.
Non a caso le correnti mistiche delle varie tradizioni religiose sono facilitate nell'incontro, persino nella preghiera comune, disponendosi a Dio senza orpelli, norme, figure. L'esperienza di trascendenza è una condizione imprescindibile per la comprensione della realtà in genere, dell'uomo e persino di Dio. A maggior ragione essa è la condizione preliminare per un dialogo fra diverse persone od orizzonti culturali e religiosi. Enormi passi verso il dialogo sarebbero possibili raggiungendo davvero questa condizione, comune a ogni uomo. Senza ridurre la trascendenza o Dio a cosa finita o umana, come nelle idolatrie, senza pretendere che una prospettiva particolare, religiosa o culturale o esistenziale, valga in ogni tempo, per ogni persona e in ogni luogo, come nelle ideologie.
Il dialogo personale con una trascendenza indicibile sarà così spazio aperto, umile condizione per parole significative, finite e aperte all'infinito, diverse eppure capaci di comunicazione, vero dialogo interpersonale e interculturale, con tutte le altre parole e le altre persone che altrettanto si sappiano finite eppure in relazione con una trascendenza inesauribile.

© FCSF - Popoli
 

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