Dialogo e annuncio - giugno/luglio 2007

Parola chiave
Diaconi

Ministero antico, rinato 40 anni fa
Il ministero del diaconato permanente affonda le sue radici nelle comunità cristiane primitive. Sono infatti gli apostoli a creare i diaconi (dal greco diakonos, «servitore»), affidando loro il compito dell'assistenza ai poveri. A partire dal V secolo, in Occidente, il ministero si trasforma, diventando unicamente una tappa della strada verso il sacerdozio. È con il Concilio Vaticano II, attraverso la costituzione apostolica Lumen Gentium (1964), che il diaconato permanente viene rivalutato nella Chiesa cattolica. Con la lettera apostolica Sacrum diaconatus ordinem, del 18 giugno 1967, papa Paolo VI detta le regole generali sul diaconato e, con la lettera apostolica Ad pascendum (1972), fissa le condizioni per l'ammissione e l'ordinazione dei candidati (possono essere ordinati diaconi anche uomini sposati). Oggi i diaconi permanenti esercitano il servizio della carità, della liturgia e della predicazione. Possono amministrare il battesimo, distribuire l'Eucaristia, benedire i matrimoni, dirigere i riti funebri.

Il papa: «Servitori della verità»
«Accogliere i poveri con grande cordialità e disponibilità cercando, per quanto possibile, di aiutarli nelle loro necessità»: è l'invito che Benedetto XVI ha rivolto ai diaconi permanenti in un recente incontro in Vaticano. Ma il loro ruolo non si esaurisce qui. Secondo il pontefice, i diaconi permanenti devono dedicarsi alla pastorale battesimale e a quella familiare, accompagnando nel cammino di fede i genitori che chiedono il battesimo per i figli e i fidanzati che si accostano al matrimonio. «I diaconi devono essere soprattutto servitori della verità: annunciando il Vangelo possono donare la Parola, capace di illuminare e dare significato al lavoro dell'uomo, e aiutare le nuove generazioni a scoprire la bellezza della fede». L'importanza del ruolo «missionario» dei diaconi permanenti è stata affermata più volte anche da Giovanni Paolo II, ad esempio nell'esortazione apostolica Ecclesia in Africa (1996): il pontefice parlava dei diaconi come di un importante «mezzo di evangelizzazione» e sosteneva che, per svolgere al meglio il proprio compito, dovevano ricevere un «aggiornamento organico e completo».

Una tradizione di tutte le Chiese
Il ministero del diaconato è previsto in tutte le confessioni cristiane. Riveste una notevole centralità nella Chiesa d'Oriente, e nella Chiesa ortodossa in particolare, dove il diacono ha conservato la sua specificità di intermediario fra i fedeli e il sacerdote. Questo è evidente, ad esempio, nelle funzioni sacre ortodosse: nella Divina liturgia le parti riservate ai diaconi sono preponderanti e costituiscono un legame ideale tra popolo, coro e sacerdote. Mentre nella Chiesa di Roma la figura del diacono permanente è stata reintrodotta, dopo diversi secoli, solo con il Concilio Vaticano II (cfr prima notizia), le Chiese d'Oriente hanno sempre giudicato opportuno che i diaconi potessero restare nel loro stato, se tale è il loro desiderio, anche per tutta la vita. Nelle Chiese riformate il diacono è incaricato in particolare delle opere di beneficenza. A differenza di quanto succede in ambito cattolico e ortodosso, le Chiese protestanti non riconoscono al diaconato valore sacramentale.

In Chiapas troppi diaconi?
Non accenna a risolversi l'incomprensione tra Vaticano e diocesi di San Cristóbal de las Casas, in Chiapas (Messico), relativamente all'ordinazione di diaconi permanenti. Nel 2002, dalla Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti arrivò il divieto di effettuare nuove ordinazioni di diaconi permanenti per almeno 5 anni (divieto poi esteso a tempo indeterminato). Alla base del provvedimento il numero eccessivo, secondo Roma, di diaconi permanenti sposati, che «introdurrebbe il rischio di costruire un modello di Chiesa particolare, prevalentemente diaconale, non conforme alla costituzione gerarchica della Chiesa». Nell'ottobre 2006 la stessa Congregazione è nuovamente intervenuta ordinando al vescovo Felipe Arizmendi di cancellare dal Piano pastorale la frase in cui si affermava di voler «ascoltare con attenzione e discernere la richiesta di alcune comunità affinché diaconi indigeni sposati possano essere ammessi all'ordinazione sacerdotale». In una lettera scritta all'inizio del 2007, Arizmendi ha chiarito: «Abbiamo ascoltato richieste di alcuni fedeli in questo senso, ma non abbiamo incoraggiato tale speranza. [...] I fedeli hanno diritto di essere ascoltati dai loro pastori». Mons. Raúl Vera Lopez, ex-vicario coadiutore, ha aggiunto che il ministero del diaconato permanente «è importante in una cultura come quella maya, nella quale la persona non sposata, anche a 50 anni, è considerata immatura e non può svolgere funzioni di leadership». Un aspetto che toglie autorevolezza alla figura del sacerdote.

Donne diacono, un tema dibattuto
Secondo il magistero della Chiesa cattolica, ribadito anche in recenti documenti, le donne non sono ammesse al ministero del diaconato. Una posizione direttamente legata alla norma canonica secondo cui esiste solo un sacramento dell'ordine, con tre gradi: diacono, prete e vescovo. Colei che non può diventare prete o vescovo, non può nemmeno diventare diacono o diaconessa. La questione rimane però dibattuta, anche all'interno del cattolicesimo, soprattutto dopo il Concilio Vaticano II. Particolarmente controverso è il significato da attribuire alle figure di donne diacono di cui parlano gli Atti degli Apostoli e di cui si trovano tracce nei primi secoli del cristianesimo. La loro ordinazione aveva valore sacramentale? Secondo le Commissioni teologiche istituite dal Vaticano la risposta è negativa. Proprio questo fatto - secondo alcuni commentatori - non escluderebbe un'«apertura» sul tema del diaconato femminile per il futuro.

© FCSF - Popoli
 

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