Identità - Differenza - agosto/settembre 2007

Idee
L'arte oltre l'eurocentrismo

Andrea Dall'Asta S.I.
Direttore della Galleria San Fedele (Milano)

Il Novecento è stato il secolo della scoperta dell'arte africana. Artisti come Giacometti, Modigliani, Braque, Picasso, Brancusi si rivolgono a un'arte a lungo rimasta ai margini degli interessi culturali ed estetici europei. Le maschere e le sculture del continente «nero», fino ad allora considerato semplicemente come oggetto di conquista coloniale, suscitano una profonda impressione. Dagli anni Venti esplode il fenomeno delle mostre di arte africana in città come New York, Parigi, Praga. Questa attenzione, che si esplicita non tanto in studi di carattere filologico, quanto piuttosto in una ricerca sul significato stesso dell'espressione artistica, è all'origine di una frattura nei confronti dell'arte europea che appare ormai estenuata, come giunta a una sorta di capolinea. Non a caso, le Demoiselles d'Avignon di Pablo Picasso (1907), in cui l'influenza dell'arte africana appare evidente nei nudi femminili «primitivi» e «taglienti», suscitarono un vero e proprio scandalo.
La tradizionale impostazione plastica «naturalistica» appare definitivamente superata. Il concetto di bello, di origine aristotelica, inteso nel senso di armonia, di proporzione e di simmetria, come il Rinascimento italiano aveva elaborato, è fortemente messo in crisi, per fare spazio a un'estetica in cui i canoni di bellezza sembrano sovvertiti. L'arte africana appare come un'arte «primitiva», priva di quelle caratteristiche estetico-formali sulle quali la tradizione occidentale aveva posto le sue certezze. Si tratta di un'arte rivolta alla creazione di forme «pure» che, attraverso la loro essenzialità, intendono rivelare la presenza e la potenza del trascendente. Volumi puri. Nessun compiacimento estetico. Nessun desiderio di riprodurre fedelmente le forme della Natura. L'arte africana non intende, infatti, imitare la realtà che ci circonda, né esprimere l'interiorità dell'uomo, come il Romanticismo aveva più volte affermato, quanto piuttosto si fa medium della voce stessa del cosmo, delle forze stesse della Natura. Non si tratta di rappresentare il mondo che abitiamo imprimendo all'arte rinascimentale il carattere di «mimesi», vale a dire di imitazione della realtà fenomenica. L'arte non è una finestra che si affaccia sul mondo di cui riproduce le sembianze esteriori. L'arte è rivelazione, comunicazione tra visibile e invisibile, la materializzazione dell'energia che il cosmo sprigiona, la reificazione del suo stesso soffio vitale.
L'arte africana presenta caratteristiche stilistiche e formali che offrono agli artisti la possibilità di riflettere su una nuova genesi dell'arte e della cultura, che non enfatizza più il ruolo della soggettività, del soggetto creatore, del genio. L'arte europea di inizio Novecento de-soggettivizza: nasce la passione per il «primitivo». Contro una tradizione occidentale sfinita, le nuove ricerche consistono soprattutto nella creazione di forme e di volumi puri. Un'arte dell'«originario». Questa apertura degli artisti europei al «diverso africano» ha contribuito a mettere in crisi il mito della centralità europea. La conoscenza dell'arte africana ha fatto meglio comprendere come l'esclusivo punto di vista dell'Occidente, riconducibile simbolicamente a quello monoculare della prospettiva centrale rinascimentale, fosse astratto e unilaterale, violento e discriminante, se è vero che il punto di vista dell'osservatore da cui si «contempla» e si «domina» la realtà che ci circonda è un assunto cardine dell'arte occidentale dal Rinascimento al Novecento. Quello della prospettiva può essere interpretato, infatti, come il punto di osservazione di una civiltà che vuole essere dominatrice del mondo, di una cultura che desidera annullare le diversità piuttosto che integrarle. O meglio, ricondurle alla propria visione «prospettica». In questo caso, l'interesse per l'arte africana è stato davvero profetico, in quanto ha messo in luce la dimensione colonialista dell'eurocentrismo, prima ancora degli studi di antropologia e di filologia. Oggi, l'attenzione all'arte africana può diventare parte di un dialogo interculturale non ancora sufficientemente sviluppato.

© FCSF - Popoli
 

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