Cammini di giustizia - ottobre 2007

Etiopia
Un fiore contro gli abusi

Un'associazione comasca da cinque anni ha lanciato un progetto per aiutare i bambini vittime di violenze sessuali. A loro offre sostegno psicologico, sanitario ed economico, ma anche la possibilità di esprimersi attraverso l'arte

Testo: Enrico Casale
Foto: Gin Angri

Quando Taitu aveva 14 anni è stata violentata. Era poco più che una bambina, ma per lei la vita era già segnata. Lo stigma sociale la condannava alla prostituzione. E infatti per due lunghissimi anni ha speso la vita in strada, ad Addis Abeba, a vendere il suo corpo. A 16 anni, miseria e squallore si erano già portati via i sogni. Quando ha conosciuto i volontari del progetto «Fiori che rinascono» forse non credeva di poter cambiare vita. E invece è riuscita a scrollarsi di dosso il passato. Oggi ha 20 anni e ha aperto un negozio di acconciature e, siccome l'attività va bene, è anche riuscita ad assumere un'assistente. La storia di Taitu è, a suo modo, la storia di un successo: per lei che si è riscattata, ma anche per «Fiori che rinascono», un progetto dell'associazione comasca «Il Sole».
«Tutto è nato nel 2001 - spiega Olivia Molteni Piro, direttrice dell'associa zione e "anima" del progetto -. Ci occupavamo, da anni, di bambini etiopi. E, con sempre maggiore frequenza, ci imbattevamo in storie di abusi sessuali. Sempre più ragazze e ragazzi ne parlavano. Il fatto che un popolo così discreto come quello etiope, iniziasse a confidarsi sfidando lo stigma sociale, significava che il fenomeno era allarmante e non poteva più essere taciuto ». Proprio a causa dell'omertà, si conosceva poco delle violenze sessuali: non c'erano statistiche, non c'era coordinamento tra forze di polizia e operatori sociali. Il primo passo è stato organizzare un workshop nel quale l'associazione «Il Sole» ha coinvolto tutte le realtà che, in qualche modo, lavoravano con persone abusate o che conoscevano il problema: assistenti sociali, operatori di Ong, professori universitari, medici, poliziotti e, soprattutto, le ragazze e i ragazzi vittime di violenza. «Il risultato - osserva Olivia - è stato duplice. Da una parte, si è rotto il ghiaccio su un tema particolarmente delicato. Dall'altra, è stata creata ad Addis Abeba una rete di 12 unità operative delle quali fanno parte rappresentanti di enti pubblici (università, ospedali, forze dell'ordine, ecc.) e Ong locali che si occupano di questo problema nei quartieri della capitale etiope. Questo network è tuttora attivo. I rappresentanti delle 12 unità si incontrano ogni sei mesi per coordinare i loro sforzi in questo settore».
L'anno di svolta però è il 2002. «Il Sole » inaugura il centro «Fiori che rinascono », un nome che richiama quello di Addis Abeba (che in amarico significa appunto «Nuovo fiore»). Il centro accoglie subito un centinaio di bambini dai 2 ai 15 anni. Ai piccoli viene offerta assistenza psicologica, cure mediche, assistenza legale (se si conosce chi ha abusato ed è possibile avviare una causa), counselling (per i bambini e per i familiari). «Ogni caso è a sé - spiega la direttrice -. Se hanno subito violenza in famiglia, li allontaniamo dal loro nucleo e li affidiamo ad altre famiglie o li ospitiamo nella nostra casa-famiglia (per il momento è una sola, ma presto ne verranno ultimate due). Se invece hanno subito violenza fuori dalla loro famiglia, li lasciamo con papà e mamma, ma cerchiamo di aiutarli economicamente e psicologicamente ». In cinque anni di attività, sono stati seguiti 230 casi. Un'esperienza nuova (o quasi) anche per gli psicologi etiopi. «Per loro - continua -, l'assistenza a questi ragazzi è stata un banco di prova. All'inizio, non possiamo negarlo, non avevano una grande preparazione. Poi, con il tempo, hanno iniziato a comprendere meglio le complesse dinamiche dei bambini abusati e hanno iniziato a interagire con più efficacia. Come associazione abbiamo organizzato corsi di approfondimento in Italia per 16 psicologi etiopi che, tornati in patria, hanno a loro volta organizzato corsi ad hoc per i propri colleghi». I ragazzi vengono aiutati a uscire dal trauma non solo grazie alla psicoterapia, ma anche attraverso una serie di attività artistiche: teatro, danza, disegno, musica, fotografia. Periodicamente vengono poi organizzati laboratori artistici con un duplice scopo: permettere ai ragazzi di esprimere la loro fantasia e valutare se esistono talenti inespressi. «Lo scorso anno - ricorda Olivia Molteni Piro - otto operatori hanno lavorato per un mese con i ragazzi del nostro centro. Hanno fatto conoscere loro i segreti della recitazione e del teatro. È stata un'esperienza bellissima, apprezzata sia dagli operatori sia dai ragazzi. Quest'anno l'abbiamo ripetuta ed è stata di nuovo un successo. Se riusciremo a realizzare veri e propri spettacoli teatrali, li porteremo anche nei teatri italiani». L'associazione comunque non lascia mai soli i ragazzi. Aiuta molti di loro ad aprire piccole attività artigianali e li sostiene con il microcredito. E qualcuno ha anche successo. Come Taitu.


L'ASSOCIAZIONE
«Il Sole» brilla da dieci anni

L'associazione «Il Sole» (www.ilsole.org) nasce nel 1997 per iniziativa di un gruppo di genitori particolarmente sensibili ai problemi dell'infanzia. Per aiutare i piccoli dei Paesi del Sud del mondo, l'associazione organizza progetti di cooperazione allo sviluppo e di adozioni a distanza. Attualmente opera in Etiopia, Burkina Faso, India e Sri Lanka. «Il Sole» è sostenuta da 250 soci e conta su una trentina di volontari. La sede principale è a Como, con uffici decentrati a Bolzano e Milano.
 

APPUNTAMENTI
Al San Fedele una mostra fotografica

Grazie alla collaborazione tra «Il Sole», Popoli e la Fondazione Culturale San Fedele è nata la mostra fotografica «Addis Abeba, nuovo fiore» (che si terrà dal 26 settembre al 13 ottobre nel foyer dell'auditorium San Fedele, via Hoepli 3, Milano): saranno esposte una sessantina di immagini delle attività del centro che accoglie i ragazzi vittime di abusi sessuali ad Addis Abeba. Le foto (alcune pubblicate in queste pagine) sono state scattate da Gin Angri, fotoreporter professionista comasco, amico dell'associazione, collaboratore di Popoli e della Galleria San Fedele.

 

© FCSF - Popoli
 

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