Identità - Differenza - ottobre 2007

Idee
Per un'identità aperta

Giannino Piana
Docente di Etica cristiana all'Università di Urbino

Di fronte all'avanzare di una società nella quale si accentua la presenza di tradizioni culturali e religiose diverse sullo stesso territorio, la preoccupazione per la salvaguardia dell'identità assume toni sempre più esasperati. Si assiste così, paradossalmente, anche nel nostro Paese alla difesa della religione cristiana da parte di politici e di uomini di cultura che si professano agnostici o atei - i cosiddetti «atei devoti» - e che considerano, tuttavia, il cristianesimo come possibile baluardo nei confronti dell'invadenza di altre tradizioni, e in particolare di quella islamica. È qui evidente l'uso del tutto strumentale della religione e, quel che è peggio, la riduzione del cristianesimo a fatto esclusivamente culturale, con la conseguente perdita della sua universalità e con il rischio di alimentare lo «scontro di civiltà».
I limiti di questa impostazione non devono, d'altra parte, impedirci di considerare la questione dell'identità come una questione seria. Il confronto sempre più allargato con culture e religioni diverse costituisce senz'altro un fattore di arricchimento: è questo un effetto positivo della globalizzazione. Ma porta anche inevitabilmente con sé il pericolo della perdita del patrimonio di tradizioni culturali e religiose formatosi sul territorio nel corso del tempo e il conseguente indebolimento del senso dell'appartenenza. Tale pericolo è tanto più grande quanto più questo patrimonio è venuto stemperandosi fino a farsi del tutto evanescente. La paura di mettere a repentaglio la propria identità è, infatti, proporzionale alla percezione (talora soltanto inconscia) della sua effettiva inconsistenza.
Non è questa, per molti aspetti, la situazione del nostro Paese e, più in generale, dell'Occidente? L'omologazione culturale, che si è prodotta negli ultimi decenni con la diffusione del modello americano improntato all'adeguamento dei comportamenti ai valori del mercato, ha determinato, di fatto, una forte riduzione dell'identità tradizionale, lasciandola spesso sussistere soltanto come un dato di facciata. La crisi delle ideologie del «secolo breve» ha lasciato il posto al cosiddetto «pensiero unico» incentrato su paradigmi produttivistici e utilitaristi, che escludono dal proprio orizzonte non solo la dimensione religiosa dell'esistenza, ma anche qualsiasi ricerca del fondamento e del senso.
Senza disconoscere il pericolo che proviene da tradizioni religiose e culturali «forti» contrassegnate dalla tentazione della esclusività - nonostante la grande varietà delle sue espressioni, l'islam non è indenne da tale tentazione -, non si può negare che l'attentato maggiore alla propria identità viene per l'Occidente dall'interno e che la stessa grande esitazione a confrontarsi con culture altre è motivata dalla precarietà con cui l'uomo occidentale vive la propria appartenenza culturale e religiosa. La difesa dell'identità si traduce per questo in una forma di arroccamento, con il richiamo a valori, che, lungi dall'essere vissuti, sono semplicemente chiamati in causa a sostegno della propria lotta contro altre tradizioni.
La tutela dell'identità esige l'assunzione di atteggiamenti radicalmente diversi. Esige il recupero in profondità di stili di vita che, assimilati profondamente, possano dare origine a personalità mature, pienamente inserite nel loro contesto culturale e religioso e insieme consapevoli del limite e della relatività (che è altra cosa dal relativismo) che lo contrassegna. Esige, in altre parole, la coltivazione di appartenenze culturali e religiose forti, ma dialogiche, che non temono il confronto, anzi lo vivono come occasione per un reciproco arricchimento. Lungi dall'essere alternativa alla diversità, l'identità può infatti ricevere dalla sua accoglienza un ulteriore consolidamento. Attraverso la diversità altrui si rende, infatti, percepibile la propria diversità, e si sviluppa la consapevolezza che l'identità da costruire è un'identità aperta, proiettata costantemente in avanti, nel segno di un cammino per il quale la crescita di ogni cultura e di ogni tradizione religiosa si realizza soltanto attraverso una vicendevole interazione.

© FCSF - Popoli
 

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