Ignazio di Loyola, pellegrino moderno
Sottoposto a dura critica da Lutero e dai predicatori della Riforma, il pellegrinaggio venne rivalutato dal Concilio di Trento (1545- 1563), che diede nuove e più solide basi teologiche a questa pratica popolare, cercando nel contempo di arginare superstizioni, eccessi e ipocrisie. Ma, prima ancora del Concilio tridentino, il pellegrinaggio aveva trovato nuove credenziali grazie all'opera di Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù (1491- 1556). Nella sua autobiografia Ignazio si definisce con il nome di «pelegrino» e il pellegrinaggio è al cuore della sua esperienza umana e spirituale. Fondamentale fu per esempio il viaggio a Gerusalemme nel 1523, così come decisivo fu il passaggio interiore dal pellegrinaggio concepito come prodezza ascetica al pellegrinaggio come occasione per praticare le tre virtù teologali. Come è stato scritto, «Ignazio realizzò un'opera molto importante sul piano dell'evoluzione del pellegrinaggio nell'Europa moderna, unendo l'esperienza propria di "pelegrino" e il processo di interiorizzazione in cui essa si sublima» (J. Chélini - H. Branthomme, Le vie di Dio. Storia dei pellegrinaggi cristiani dal Medioevo al XX secolo, Jaca Book, Milano 2007, p. 33).
Gran Magal, murid in festa
Tra i pellegrinaggi africani il Gran Magal è certamente uno dei più imponenti. Centinaia di migliaia di murid si ritrovano a Touba, in Senegal, per rendere omaggio alla tomba di cheikh Ahmadou Bamba Mbacke (1853-1927), fondatore della confraternita. Touba, a 150 chilometri da Dakar, è la città santa dei murid voluta dal fondatore ed è considerata un luogo santo e protetto dalla corruzione del mondo occidentale. Nella città vigono molti divieti, come quello di fumare e di bere alcolici. Il Gran Magal si svolge 48 giorni dopo il Ras as-Sana (capodanno islamico) e ricorda l'esilio (al quale fu costretto dai colonizzatori francesi) di cheikh Ahmadou Bamba Mbacke. La ricorrenza è occasione di preghiera, ma anche di raccolta straordinaria di fondi per le comunità murid sparse nel mondo. Un vero seguace del muridismo deve infatti donare quello che può per aiutare le persone più povere.
Coree, incontro al tempio
Pellegrinaggi buddhisti per aprire spiragli di dialogo tra le due Coree. La notizia è dello scorso luglio, rilanciata dall'agenzia asiatica Ucanews. Per la prima volta dopo la fine della guerra civile (1950-1953), 560 pellegrini sud-coreani, fedeli buddhisti, hanno visitato il tempio di Youngtongsa, in Corea del Nord, gestito dall'ordine Cheontae (seconda principale denominazione buddhista in Corea). Il tempio, distrutto da un incendio nel XVI secolo, è stato restaurato nel 2005. I pellegrini hanno poi proseguito il loro itinerario visitando altri luoghi sacri del Paese, in compagnia di una settantina di buddhisti nordcoreani. «Questi fatti - ha commentato il responsabile dell'ordine Cheontae, il venerabile Moowon - migliorano le relazioni tra nord e sud e aiutano a pregare per la riconciliazione nazionale».
Ebrei sulle tombe dei «santi»
Nell'ambito dell'ebraismo mondiale gli ebrei marocchini sono gli unici a venerare i «santi», cioè personalità religiose che sono state esempio per le rispettive comunità. Le loro tombe - situate in ogni parte del Marocco - sono meta di pellegrinaggi tutto l'anno, ma il maggior afflusso si ha in occasione di feste, chiamate hiloulah, dedicate in modo specifico a ogni «santo». I fedeli pregano sulle tombe perché credono che in quei luoghi le loro invocazioni abbiano maggior forza di quelle pronunciate a casa o in sinagoga. Oltre che pellegrinaggi di preghiera, le hiloulah sono momenti conviviali nei quali si mangia, si beve, si danza e si possono incontrare parenti e amici che non si vedevano da anni. Anche molti musulmani sono devoti a questi «santi» ebrei e partecipano alle hiloulah.
Via Francigena, le nuove mappe
Pellegrini sì, ma con tanto di cartina (e magari navigatore satellitare). Terre di Mezzo Editore ha recentemente pubblicato le mappe della Via Francigena, la strada percorsa dai pellegrini per arrivare a Roma dalla Francia. Si tratta di una quarantina di cartine, molto dettagliate, in scala 1:30.000, con altimetrie, distanze e persino i dati Gps per i navigatori satellitari. Tappa per tappa si ripercorre l'antico cammino dal Monginevro a Roma, attraverso Piemonte, Lombardia, Emilia, Toscana e Lazio. La pubblicazione delle cartine segue di qualche mese quella della Guida alla Via Francigena (degli stessi curatori - Monica D'Atti e Franco Cinti -, Terre di Mezzo, Milano 2006, pp. 208, euro 17) e va a comporre uno strumento ideale per chi voglia percorrere a piedi gli oltre 800 chilometri di questo storico cammino.
I 290 anni di Aparecida
Si celebra il 12 ottobre la festa di Nostra Signora di Aparecida (Brasile), il santuario maggiormente frequentato del Sudamerica. All'origine della devozione popolare non c'è un'apparizione, ma il ritrovamento, nel 1717, di una statuetta della Vergine, seguito da eventi considerati miracolosi. Soprattutto dopo la proclamazione di Nostra Signora di Aparecida come patrona del Brasile (1930), l'aumento dei pellegrini, provenienti da tutto il Paese ma anche dagli Stati vicini, è stato esponenziale: ad esempio, nel 1900 si contavano 150mila visitatori all'anno, mentre nel 1982 erano 5 milioni e mezzo, tanto che si è resa necessaria la costruzione di chiese via via più ampie. La più recente, consacrata da Giovanni Paolo II nel 1980, ha dimensioni solo di poco inferiori alla Basilica di San Pietro, a Roma.
TIMKAT, IL FASCINO DELL'EPIFANIA COPTA
Il Timkat, l'epifania copta, si festeggia una settimana dopo quella cattolica in ogni parte dell'Etiopia, ma a Lalibela ha un fascino tutto particolare. Ogni anno, migliaia di pellegrini compiono viaggi lunghi e disagevoli attraverso gli altipiani abissini per raggiungere la città santa degli ortodossi etiopi. Arrivati a Lalibela, partecipano alla processione del Timkat (nelle foto), nel corso della quale (unica volta nel corso dell'anno) vengono portate fuori dalle dodici chiese rupestri le copie della Tavola dell'Alleanza. La mattina seguente, dopo una notte di veglia e un battesimo collettivo, i pellegrini ripartono per le loro case. QUANDO
1964
Fu molto più di un normale pellegrinaggio quello che dal 4 al 6 gennaio 1964 portò Paolo VI a Gerusalemme. Per la prima volta un pontefice si recava nella città considerata santa dalle tre grandi religioni monoteiste. Nei mesi precedenti il viaggio, papa Montini ne spiegò le motivazioni sottolineando che era mosso «da desiderio di devota preghiera, di penitenza e di rinnovamento spirituale per offrire a Cristo la sua Chiesa, (...) per implorare da Cristo la salvezza di tutta l'umanità ». Il viaggio, già di per sé storico, assunse poi ulteriori significati e una connotazione marcatamente ecumenica grazie all'incontro con Atenagora, patriarca ecumenico di Costantinopoli, tra le massime autorità della Chiesa ortodossa. Dopo l'incontro tra Eugenio IV e Giuseppe II a Firenze, nel 1439, un papa e un patriarca ecumenico non si erano mai ritrovati faccia a faccia. Nei pochi giorni trascorsi in Israele, Paolo VI e Atenagora si incontrarono quattro volte. |
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