Partendo per l'Ecuador, nel gennaio 2003, avevamo tanto entusiasmo e pochissime certezze; tra queste il fatto che per noi missione voleva dire «servizio al povero» come frutto di preghiera e ascolto del «grido della terra ». Poi abbiamo incontrato il nostro vescovo, mons. Eugenio Arellano, da trent'anni a Esmeraldas, che ha voluto renderci partecipi della sua idea di missione: «Occorrono persone capaci di camminare insieme alla gente, ascoltare, prendere per mano e aiutare a trovare risposte a una sofferenza che, spesso, dura per tutta la vita».
Il vescovo ci ha inviato in un quartiere popolare e periferico per creare una comunità di base e testimoniare, con la nostra vita e il nostro essere famiglia, l'esperienza di Cristo risorto, liberatore degli oppressi e amore incarnato. Arrivati in questo barrio di Esmeraldas, abbiamo capito che dovevamo iniziare dalla preghiera. Grazie a questa, abbiamo trovato la forza per uscire da casa e da noi stessi. Abbiamo iniziato a «camminare », ascoltare, conoscere, stringere relazioni. Abbiamo iniziato a entrare nelle case, a visitare gli ammalati, a giocare con i bambini, ad ascoltare le preoccupazioni delle mamme, a condividere le lacrime delle mogli. Questi poveri sono stati (e continuano a essere) il centro della nostra fede, là dove Dio si fa «piccolo» e si incarna.
Insieme abbiamo iniziato anche a sognare un quartiere diverso, più fraterno e solidale. Abbiamo chiesto a tutti di mettersi in gioco, ciascuno secondo le proprie possibilità. Così è nato il gruppo Caminar Juntos. Ci ritroviamo il mercoledì sera per un momento di preghiera, formazione e coordinamento delle attività. Questo gruppo ci ha permesso di realizzare diverse attività e servizi: doposcuola pomeridiano, visite ad ammalati e famiglie in difficoltà, reperimento e distribuzione di generi di prima necessità, gruppo di preghiera e di lettura popolare della Bibbia, catechismo per bambini, giovani e adulti, ecc.
Certo, le difficoltà non mancano. Ricominciare ogni giorno, con Cristo nel cuore, è la parola d'ordine. Anche quando il cuore si fa piccolo perché il figlio di Francisca ci confessa singhiozzando il suo sentirsi in colpa per la scomparsa della mamma, morta perché non avevano i soldi per curarla; perché Frixon, 6 anni, è livido per le botte; perché Jenny chiede protezione dal marito, che ha un'altra e vuole ammazzarla; perché, quando piove, Carmela usa il suo letto come una canoa. Allora, quando la tentazione è quella di paralizzarsi dal dolore, c'è una frase di Madre Teresa - «condividere la gioia di amare, amare fino al dolore» - che segna non solo il cammino della nostra missione, ma il nostro stesso destino.
LA COMUNITÀ EMMANUEL
La Comunità Emmanuel è nata a Lecce, la notte di Natale del 1980, da un gruppo di uomini e donne che, accompagnati dal gesuita Mario Marafioti, hanno voluto incarnare nel servizio il loro cammino di fede, aprendo una prima casa famiglia per persone svantaggiate. Da allora le attività si sono moltiplicate. Oggi la Comunità - membro del Jesuit Social Network - è organizzata in sei settori di intervento: Famiglia e minori, Disabilità, Dipendenze, Cooperazione e impresa sociale, Migrazioni e Sud del mondo, Diakonia. Chiara laicità nel servizio e forte identità cristiana sono, fin dalle origini, elementi caratterizzanti l'azione della Comunità. Il settore Migrazioni e Sud del mondo fa capo alla Fondazione Emmanuel per il Sud del Mondo, Ong con sede a Lecce (tel. 0832.228442, e-mail: info@fondazione-emmanuel.org) che si occupa di informazione e assistenza per immigrati, progetti di autopromozione e sviluppo nei Paesi del Sud del mondo, missione ad gentes. In questo ambito operano anche Stefania e Luigi d'Avolio, autori dell'articolo, da tempo inseriti nella Comunità. |
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