Non è una novità. La Nigeria è il Paese di riferimento a livello politico dell'Africa occidentale anglofona: e - sondante popolazione, ricchezze del sottosuolo, ruolo guida nelle mediazioni (interessate) di conflitti e nell'invio di contingenti di pace. Lo stesso accade con la cultura, con il cinema a fare da traino. Infatti, l'industria cinematografica di Lagos (chiamata Nollywood, Nigerian Hollywood) la fa da padrona sugli schermi del Golfo di Guinea. Succede lo stesso con i rapper nigeriani, che guidano la scena della musica dell'Africa occidentale di oggi, riempiendo con il loro beat i minibus di tutti i Paesi a lingua inglese dell'area. Lentamente, però, nuove tendenze musicali nascono anche in altri Paesi, pescando nella propria tradizione, negli stili del mainstream internazionale, nella sofferenza di un decennio (gli anni Novanta) niente affatto facile per queste terre.
In Ghana, molti giovani autori - guidati da Reggie Rockstone - hanno recuperato la tradizione locale dell'high life, dando vita all'hiplife. Uno stile che fonde tradizione e modernità, mischia inglese e lingue locali, e spopola tra i giovani (anche se molti potenti lo vorrebbero bandire).
Altre sonorità accattivanti spuntano dalle macerie di due terribili guerre civili «gemelle»: Sierra Leone e Liberia, due nazioni in cui per anni il rumore dei machete e dei fucili automatici ha fatto dimenticare persino che esistesse la musica. A Freetown, prima della guerra, le serate musicali dal vivo erano monopolizzate da ritmi folk locali, la cosiddetta palm wine music. A cinque anni dalla fine della guerra, radio e televisioni del Paese diffondono quasi esclusivamente canzoni locali. E la gente va in delirio. Uno stile ibrido, ancora in via di definizione, che mescola reggae, hip-hop, calypso, merengue. È il Salone beat (Salone è il modo in cui si fa riferimento alla Sierra Leone nella lingua locale, il kriò). Testi in kriò e inglese, che spaziano dall'amore alla critica politica, spesso feroce nei confronti dei governanti. L'idolo locale è Emmerson, che già fece impazzire le dancehall con la splendida Tutu Party. Pochi mesi fa, subito prima delle elezioni presidenziali nel Paese (le prime dopo il ritiro dei militari Onu), ha realizzato 2 Fut Arata. Tradotto: «topi lunghi due piedi». E i ratti in questione sono i politici che si candidano a guidare la sua Sierra Leone, corrotti e impresentabili. Una traccia di culto su ogni taxi di Freetown, con tanto di gorgheggi dell'autista.
Infine, una nota di merito per la giovane generazione di rapper liberiani. Anche a Monrovia, nonostante l'amore per tutto ciò che è made in Usa, la domenica sera da Musu's - il locale alla moda di questi tempi - si possono ascoltare ottime hit locali. Due tracce su tutte: One man one crop, rap duro sulle condizioni miserabili della vita nel Paese, e la più dolce Technic. Imperdibili.
PALM WINE MUSIC
Note «alcoliche»
La palm wine music, molto diffusa in Africa occidentale, è nata dall'incontro tra le melodie locali della Sierra Leone e della Liberia con quelle delle chitarre portate dai marinai portoghesi e del calypso caraibico. Il genere diventò famoso nel secolo scorso grazie alle canzoni di Ebenezer Calendar, che incise moltissimi brani negli anni Cinquanta e Sessanta. Tra gli altri cantanti internazionalmente noti: S. E. Rogie, Daniel Amponsah, Abdul Tee-Jay e Super Combo. Il nome palm wine music deriva dal fatto che i musicisti iniziavano a suonare solo dopo aver bevuto un bicchiere di vino di palma, un liquore molto apprezzato in Africa, ottenuto dalla fermentazione del succo di olio di palma. e.c. |
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