Avere il teatro nel sangue fin da bambini significa sapersi muovere, esprimersi, con la parola e con il gesto, con il corpo e con la musica. Ecco perché un avvenimento teatrale ha costituito per un folto gruppo di ragazzi e di giovani un'occasione di incontro, di crescita e di creatività. L'interesse ha attraversato Scampia, coinvolta con una scuola media e un liceo, per arrivare ai bambini rom del campo nomadi e a un liceo del centro di Napoli: più di ottanta ragazzi sul palcoscenico come in un laboratorio esemplare di formazione.
«Arrevuoto» - il titolo dell'esperienza al secondo anno di vita - dice movimento, dar voce, rappresenta un emblematico palcoscenico per chi ha ritrovato nella non-scuola l'interesse al sapere, all'apprendere e alla parola. Alcuni erano ormai fuori dalla scuola e hanno ripreso a pensare e a esprimersi. Marco Martinelli, che dirige la drammaturgia e la regia, viene da una sperimentazione già attuata a Ravenna. L'averla riproposta a Scampia è come vincere una scommessa, nella fiducia che anche con i ragazzi più «difficili», in dispersione scolastica, si può fare azione educativa partendo dall'entusiasmo, coadiuvato dall'impulso organizzativo offerto dal teatro stabile Mercadante.
Ma chi sono questi ragazzi? Maurizio Braucci traduce in napoletano un testo di Alfred Jarry che li descrive: «Nuie simme fantasme/ simme 'na massa 'e guarattelle create/ Aizame 'e cape nostre/ D'a palcoscenico nfaccia 'o popole....». Alzare, insieme alla testa, la speranza per un futuro...
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