Shanty, parola diffusa in ambiti geografici e con significati assai diversi, potrebbe stare tra i lemmi di un ipotetico vocabolario globale e tra quelli che più mantengono varietà e ambiguità di traduzione. Vocabolo proveniente dall'India, shanti nella versione più conosciuta (ma spesso anglicizzato in shanty), significa «pace». Om shanti, «la pace sia con te», è un saluto diffuso in India e nelle aree di influenza indiana, che mantiene un doppio valore, trattandosi di un semplice - per quanto impegnativo - augurio, ma anche di un mantra dalle profonde risonanze interiori. Rilanciato nelle sue istanze di giustizia e uguaglianza dal grande letterato e premio Nobel Rabindranath Tagore e dall'apostolo della nonviolenza, Mohandas Karamchand Gandhi, il vocabolo fa parte della toponimia del riscatto nazionale, ma anche socio-culturale dell'India: Shantiniketan, la scuola della pace fondata da Tagore e ancora attiva in Bengala, e Shantivanam, l'ashram fondato da Gandhi sulle rive del fiume Sabarmati, ne sono solo alcuni esempi.
Con la diaspora degli indiani sulle rotte dei commerci, delle opportunità di lavoro e degli interessi coloniali, la parola shanti si è diffusa nel mondo, mantenendo in alcuni casi un legame con il contesto originario, ma non solo: lo testimoniano le «shantytown», insediamenti informali sorti a ridosso delle metropoli africane e caraibiche, «città della pace» dove spesso «pace» sta per rassegnazione, ma anche per affermazione di dignità e giustizia davanti a povertà, degrado, emarginazione. Con uno di quei collegamenti casuali della storia che a volte diventano nodi inestricabili, shanty nel significato più letterale di «pace» o più ampio di «rispetto», ha finito per intrecciarsi nell'ambito urbano di varie aree geografiche con un ulteriore significato, «abitazione» o «edificio», derivato dal vocabolo franco-canadese chantier (cantiere, struttura, abitazione provvisoria), dell'irlandese sean tigh («casa antica»), o addirittura dall'espressione chantli degli indigeni americani nahuatl e che significa «casa».
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