«Una persona che vuole capire come funziona la massoneria in Gabon deve pensare alla mafia. Come le cosche di "Cosa nostra" in Sicilia, le logge massoniche sono infiltrate in ogni affare, lecito o illecito, e in ogni manovra politica. Con i loro tentacoli, le logge avvolgono e soffocano tutto». La presenza della massoneria in Gabon è nota. Ciò che si conosce meno è quanto essa sia influente e quale ruolo giochi nelle dinamiche politiche, economiche e sociali del Paese. Non sono molti a volerne parlare, temendo ritorsioni. Due volontari della cooperazione internazionale, che da anni vivono nella capitale Libreville, hanno però accettato di rivelare qualcosa a Popoli sotto la garanzia dell'anonimato.
La penetrazione massonica è stata profonda nella società africana (e in quella gabonese in particolare) anche perché la massoneria ha saputo cogliere e amplificare alcuni elementi presenti nella cultura africana, per esempio la tendenza a riunirsi in gruppi e in sette segrete. «In questo senso - spiega uno dei volontari -, la massoneria ha saputo inculturarsi meglio di quanto abbia fatto la Chiesa cattolica. Un esempio? Nel 2005 ricorreva il centesimo anniversario della morte dell'esploratore Pietro Savorgnan di Brazzà. Savorgnan di Brazzà era un massone così come lo è il presidente della Repubblica del Congo, David Sassou Nguesso. E infatti proprio Sassou Nguesso ha voluto ricordare la morte dell'avventuriero italo-francese con grandi manifestazioni e ha fatto costruire un imponente memoriale per accoglierne le spoglie. Oggi quel memoriale ospita periodicamente riti massonici e sedute spiritiche a essi collegati. Di regola le sedute spiritiche non fanno parte della "liturgia" massonica, ma piacciono molto agli africani e i massoni le accettano per riuscire ad avvicinare più persone possibili».
La massoneria non è però solo un elemento «culturale» della società africana. Nelle logge si intrecciano affari e interessi politici. «Il presidente gabonese Omar Bongo - aggiunge il secondo volontario -, attraverso la massoneria, ha intrecciato ottime relazioni economiche con imprenditori francesi. Guarda caso quegli imprenditori che oggi gestiscono una parte rilevante dell'economia gabonese: dall'estrazione del petrolio alla gestione dei trasporti, dalla grande distribuzione all'industria alimentare». Alcuni osservatori collegano alla massoneria anche gli ottimi rapporti tra Omar Bongo e il re marocchino Mohamed VI. «Si dice che il padre di Mohamed VI, Hassan, fosse massone. Molto probabilmente lo è anche il figlio. Può essere che, attraverso le logge, siano state strette relazioni interessanti. E forse è proprio da queste relazioni che sono nate le recenti intese in campo petrolifero e in quello dei trasporti». Molto forti sono anche i legami tra Omar Bongo e David Sassou Nguesso che, oltre a essere suocero del primo, appartiene alla stessa etnia e, come già detto, è massone. «Sarà un caso che la moglie di Omar Bongo, nonché figlia di Sassou Nguesso, abbia aperto una compagnia di telefonia mobile in Congo? Questa compagnia dipende da quella gabonese, che a sua volta dipende da quella francese. Ci sono legami massonici dietro? Può essere».
Molti universitari si iscrivono alla massoneria. «Lo fanno - spiegano le nostre fonti - non tanto per convinzione, quanto per riuscire ad accedere alle borse di studio. Attraverso le logge infatti riescono a stabilire le conoscenze giuste per ottenere i soldi indispensabili per continuare a studiare».
L'ombra della massoneria si staglia anche dietro la Chiesa. «Ovviamente non esistono prove certe - spiegano i volontari -, ma sono tante le voci su sacerdoti e addirittura vescovi, affiliati alla massoneria. In Camerun queste voci sono particolarmente insistenti. In Gabon meno, ma si sa che esistono complicità tra il presidente e alcuni prelati. Ed è molto probabile che queste complicità nascano nelle logge».
L'influenza massonica quindi è fortissima anche se all'orizzonte si profila l'avvento di un elemento che potrebbe sparigliare gli attuali equilibri. «Negli ultimi anni - osservano i volontari - la Cina ha assunto un ruolo economico e politico sempre più forte in Gabon. I cinesi sono indifferenti al mondo massonico, quindi può essere che in futuro le logge perdano il potere che detengono oggi e con esse la propria influenza».
Quali sono le principali differenze tra la massoneria francese e quella britannica, entrambi presenti in Africa?
La differenza tra la massoneria britannica e quella francese si profila già nel Settecento, quando alcune correnti della massoneria francese guardano alla Rivoluzione come alla costruzione di un mondo nuovo. I massoni inglesi, al contrario, sono per la conservazione della monarchia, della tradizione e, soprattutto, rifiutano il deismo che è implicito nell'evoluzione della Rivoluzione francese. Il solco si fa ancora più profondo quando, a partire dalla metà dell'Ottocento, il Grande oriente di Francia prima rende facoltativo e poi elimina il giuramento al Grande Architetto dell'Universo come formula iniziatica per gli adepti. Da quel momento la massoneria in Francia diventa espressione di un progetto anticlericale e ateistico di formazione e creazione del cittadino nuovo. A questa concezione si contrappone l'idea britannica della massoneria come luogo nel quale l'uomo dev'essere formato alla libertà.
Che conseguenze hanno avuto, in Africa, queste diversità?
In epoca coloniale, il conflitto ideologico tra le due massonerie si gioca anche a livello politico. Il pianeta dovrà essere una sorta di colonia britannica che si ispira al rispetto delle varie identità? O vuole essere un'applicazione di un modello pedagogico rigido, portato a imporre, anche con la forza, le proprie idee? È un terreno di contrasto molto complesso nel quale si intrecciano piani e visioni diversi. Questi conflitti si giocano anche in Africa. La Francia utilizza la massoneria e le associazioni affini (come l'Associazione del libero pensiero) per l'annessione di territori e l'assoggettamento di popolazioni che, secondo l'ideale massonico, devono essere modellati sulla base di un progetto unificante dettato da Parigi. Gli inglesi al contrario riconoscono, nel processo di colonizzazione, l'esistenza di differenze che non vanno abolite, ma studiate. Ad esempio, creano grandi musei per confrontarsi con le culture nuove.
Qual è la situazione attuale?
Oggi in Africa la massoneria occidentale non detiene più il controllo diretto del potere politico ed economico, anche se ha ancora un certo potere di intervento. Il Grande oriente di Francia, per esempio, è intervenuto ripetutamente per cercare di risolvere crisi in Paesi africani nei quali la classe politica è permeata dalla massoneria. Nell'Africa settentrionale l'influenza massonica francese è ancora forte in Marocco, Mauritania e Tunisia. È quasi sparita in Algeria. La massoneria britannica ha ancora un certo influsso nei Paesi anglofoni, anche se in questi Paesi la massoneria è diventata in larga misura indipendente dalle obbedienze britanniche. Per esempio in Sudafrica c'è ancora una presenza britannica, ma la Gran loggia del Sudafrica è indipendente. Più un Paese diventa autonomo ed economicamente forte e più prevale una logica locale rispetto a quella del legame con l'ex colonizzatore. Nell'Africa subsahariana invece la situazione è curiosa. Qui molti capi di Stato sono massoni «a noleggio», cioè si schierano con questa o con quell'altra obbedienza a seconda della quantità di aiuti che ricevono. È il caso di Omar Bongo, presidente del Gabon, che ha sempre detto di non fare questioni di obbedienza se non in termini di contropartita di finanziamenti.
La massoneria italiana è presente in Africa?
Il Grande oriente d'Italia ha da anni rapporti di amicizia con obbedienze in Africa. E lo si vede con la partecipazione di esponenti di queste obbedienze alle assemblee massoniche che si tengono in Italia. Ciò però non si sostanzia in una politica del Grande oriente verso questi Paesi. Esiste poi un altro tipo di presenza: è quella dell'Unione di associazioni massoniche del Mediterraneo, di cui fa parte la Gran loggia d'Italia (Palazzo Vitelleschi). L'Unione comprende un circuito che va dal Vicino Oriente al Nord Africa e include Grecia, Turchia, Italia, Francia, Spagna, Portogallo per ragionare in termini unitari su problemi comuni. Questa alleanza tiene ogni anno convegni in uno o in un altro Paese dell'area. Si tratta però di un'ottica euro-mediterranea molto più che euro-africana.
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